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La fatwa arriva fino a Parma

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Luca Pelagatti

«I fanatici, si sa, possono sopportare le critiche, persino le offese. Ma l'ironia li fa imbestialire». Umberto Pavarini si stringe nelle spalle e arrota la sua erre parmigiana: «Io sono abbastanza tranquillo. Ma è anche vero che con certa gente non si può scherzare». Impossibile dargli torto: almeno quando gli iracondi sono gli ayatollah iraniani che hanno lanciato una fatwa - ovvero una condanna a morte - contro l'autore e l'editore del libro «I fiori del giardino di Allah». E di questo volume, dettaglio significativo, Pavarini è stato il tramite per la pubblicazione. «L'autore ha una settantina di anni, vive a Teheran e sa di essere in pericolo tanto che ha firmato con uno pseudonimo. In passato è stato esule a Parigi con Khomeyni e ha vissuto molti anni da clandestino in Francia e in Italia dove io l'ho conosciuto. Quindi mi ha consegnato il manoscritto chiedendomi di farlo pubblicare nel nostro paese. E io l'ho proposto alla casa editrice Anordest della provincia di Treviso». La stessa che ora, dopo la fatwa, si trova con una volante della polizia perennemente parcheggiata sotto la sede mentre altri agenti scortano l'amministratore della società. Il risultato finale è che Pavarini, che non dovrebbe avere nulla da temere, comunque si trova a fare i conti con una vena di sana preoccupazione. «Mi sono arrivate un paio di telefonate strane. Magari non c'entrano nulla ma un accenno di timore resta». E sarebbe bizzarro il contrario: contro il volume, un tomo di 800 pagine che riscrive in maniera abbastanza avventurosa la vicenda della morte del Profeta Maometto e che finora ha venduto un migliaio di copie, si sono scagliate le autorità religiose islamiche. Mentre pare che intorno alla moschea di via Jenner a Milano circolino minacciosi volantini bilingui che esortano «i fratelli musulmani» a bruciare il libro. Facendo pagare l'affronto all'autore e all'editore. «Il bello che non ho mai avuto a che fare con l'editoria: io ho sempre lavorato come manager commerciale in importanti aziende e l'unico contatto con i libri è stato nel 1966 quando con Giuseppe Carpi ho scritto il Vocabolario della lingua parmigiana», prosegue Pavarini, che ora è in pensione e non ne vuole sapere di farsi travolgere dall'ansia per questa sconcertante storia alla Salman Rushdie. Che però per Parma ha anche un risvolto molto meno melodrammatico. Il volume infatti, nella sua intricata trama, tra riferimenti filologicamente storici e digressioni sfacciatamente leggendarie, cita proprio la nostra città svelando che tra le sue strade, per la precisione nei dintorni dello stadio Tardini, sarebbe nascosto un tesoro. Seppellito nel remoto 567 nientemeno che dal tesoriere dell'imperatore di Bisanzio. «Quella storia si è poi diffusa in giro per la città grazie ad alcune lettere scritte da un tale che ha letto il libro ma ovviamente non c'entrano nulla con la vicenda degli integralisti islamici», prosegue Pavarini. Che per tenere lontani gli occhi torvi dei pasdran chiarisce di essere solo un tramite e che il vero nome dell'autore è sconosciuto persino all'editore. «Io non avrei dovuto neppure comparire in questa storia, il mio ruolo nella vicenda del libro è davvero infinitesimale», conclude l'ex manager che ricorda come il libro sia circolato per anni in dispense fotocopiate tra le città del Medioriente. Prima che partendo da Teheran, passando per Parma, arrivasse a Treviso. Guadagnandosi persino una condanna a morte.

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  • www.veniteaparma.it

    14 Febbraio @ 13.50

    Il mondo purtroppo e' in mano agli stolti. (Talmud, testo ebraico)................e voi parmigiani andate in giro per la città perchè tra le sue strade, per la precisione nei dintorni dello stadio Tardini, sarebbe nascosto un tesoro..............sotto la neve è ancora più prezioso

    Rispondi

  • Giuio

    13 Febbraio @ 19.43

    Eeeeh ! insomma, ma questa è la loro cultura, del resto in Europa avevamo bisogno della loro presenza per progredire, altrimenti come facevamo? Siamo noi che non siamo tolleranti e loro invece sono moolto tolleranti. ... E' la fine.

    Rispondi

  • parmense doc

    13 Febbraio @ 19.08

    ma la signora Katia Torri li legge i giornali? immagino che anche lei parteciperà alla campagna di odio contro intellettuali e scrittori rei di fare ironia ( ma se la fai sul Papa va bene...)

    Rispondi

  • Giuseppe

    13 Febbraio @ 15.17

    Ehi...........Massimo: NON SCHERZIAMO: le vergini erano 70 e 70 siano !!!! CHIARO ? (^.^)

    Rispondi

  • Giuseppe

    13 Febbraio @ 15.15

    La religione è l'oppio dei popoli. Indovinate chi lo diceva ? Il primo premio, per chi indovina, consiste in una fornitura di feticci religiosi misti adatti a tutte le credenze e a tutte le occasioni.........(^.^)

    Rispondi

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