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Si è dimesso il consiglio del Centro agroalimentare

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"Il Comune voleva una delega in bianco su progetti alternativi a quelli ai quali il Centro stava lavorando", dicono in un comunicato Enrico Mezzadri, Francesco Agnetti, Andrea Maranzoni e Giovanni Mozzoni, consiglieri d'amministrazione dimissionari. Il Comune avrebbe dovuto garantire il pagamento di oltre 2 milioni di euro da parte di Stt, debitrice del Centro agroalimentare, ma le promesse "sono state disattese". Anzi, i consiglieri dimissionari lamentano che il municipio non ha progetti chiari sul destino del Cal.

Ecco il comunicato:

Il presente documento intende spiegare alla cittadinanza i motivi che hanno spinto (o sarebbe più corretto dire “costretto”) i sottoscritti consiglieri di amministrazione di nomina comunale del CAL – Centro Agroalimentare e Logistica S.r.l. Consortile a presentare le proprie dimissioni in data 14 febbraio 2012.
A tal fine si rende necessaria una breve storia delle ultime vicende che hanno visto, suo malgrado, come protagonista la società.
Occorre subito specificare che l'attuale CdA del CAL ha “ereditato” dalla precedente gestione una situazione societaria atipica, che vedeva, da un lato una situazione debitoria già pesante, specie nei confronti del fornitore principale di servizi, e dall’altro un patrimonio immobiliare importante (anche non strumentale alla sua attività caratteristica) e crediti pari a circa due milioni e mezzo di euro nei confronti di STT e di Alfa, società di partecipazione totalitaria del Comune di Parma.
Consapevole di questa difficile situazione, improntando il suo agire ai principi di massima trasparenza e collegialità, il CdA del CAL ha messo da subito in pratica azioni volte al risanamento della società. Occorre segnalare, in particolare, che i consiglieri hanno rinunciato all'attribuzione di deleghe specifiche perseguendo una logica di riduzione delle spese di funzionamento degli organi amministrativi della società.
In questi ultimi mesi il CdA del CAL si è trovato nella situazione paradossale per cui il suo socio di maggioranza Comune di Parma, chiunque vi fosse al timone, pur dichiarando di continuo di ritenere strategica l'attività del CAL, nella realtà si è sempre solo limitato a promettere (senza mai mantenere) di intervenire per far fronte alle esigenze di liquidità del CAL, facendo sì che STT e Alfa pagassero i propri debiti nei suoi confronti, in modo da consentire alla società di continuare nella sua quotidiana attività di gestione mercatale e di logistica.
Addirittura, l’attuale Ministro dell’Interno, nel breve tempo in cui è stata in carica come Commissario prefettizio del Comune, si è interessata al problema rassicurando personalmente il Presidente Enrico Mezzadri che in breve tempo avrebbe fatto sì che STT pagasse integralmente il suo debito al CAL, per un ammontare di due milioni di euro. Tuttavia, gli incarichi istituzionali che le sono stati successivamente affidati non hanno permesso alla dott.ssa Cancellieri di dar seguito ai propositi manifestati.

Ma non solo. Anche l’attuale Commissario del Comune, durante l’Assemblea dei soci tenutasi il 22 dicembre 2011 ha in un primo momento garantito pieno sostegno al CAL da parte del Comune annunciando l’immissione in tempi brevissimi di cinquecentomila euro (non più due milioni) nelle casse della società. Malauguratamente, al termine dell’Assemblea, un sindaco della società (di nomina comunale) ha dato notizia di una sua iniziativa isolata, non condivisa dal resto del collegio sindacale (che, anzi, proprio in assemblea ha espresso la propria contrarietà a tale iniziativa) consistente nella presentazione di una domanda giudiziale di messa in liquidazione della società. Ciò ha fornito al Commissario il pretesto per ritirare la promessa appena fatta, nonostante la palese infondatezza della domanda di liquidazione del sindaco. 

Il Cda del CAL, occorre puntualizzarlo, nonostante le rassicurazioni da parte del Comune rivelatesi puntualmente infondate, ha sempre agito concretamente sia per l’incasso dei propri crediti, esperendo un’azione esecutiva nei confronti di STT, sia per recuperare la liquidità necessaria per proseguire l'attività della società, mettendo in vendita gli immobili non strategici per l’attività caratteristica della società e ragionando con la Banca di riferimento, nonché socia, per ottenere un finanziamento “ponte” nelle more della vendita dei beni e dell’incasso dei crediti.
Inoltre, negli ultimi tempi, il CdA del CAL ha avviato dei contatti con il proprio fornitore principale, creditore di un’ingente somma, finalizzati al raggiungimento di una soluzione bonaria che, da un lato prevedesse il pagamento immediato di parte del credito, dall’altro garantisse al fornitore il prosieguo della collaborazione professionale con il CAL ed il pagamento dilazionato del residuo debito. A tale accordo il CdA del CAL e il fornitore, dopo lunghe trattative, erano ormai prossimi.
Il CdA del CAL stava conducendo tutte queste operazioni volte al risanamento della società anche con la collaborazione di consulenti che aveva nominato o erano in fase di nomina, i quali stavano valutando attentamente gli strumenti più adeguati tra quelli messi a disposizione dalle normative vigenti per giungere ad una ristrutturazione dei debiti del CAL.

Con l’arrivo del Commissario Ciclosi, però, fin da subito il Comune nominava propri consulenti, i quali, parallelamente al predetto progetto portato avanti autonomamente e legittimamente dal CdA del CAL, senza alcun incarico formale e senza avallo da parte degli amministratori della società (con le relative implicazioni anche sul piano deontologico di tali professionisti), contattavano il fornitore per giungere ad un progetto del tutto diverso, consistente, per le informazioni solo inizialmente comunicate al Presidente e in seguito mai più condivise con il CdA del CAL (nonostante i consiglieri ne abbiano chiesto contezza da ultimo nell’assemblea del 10 febbraio, di cui oltre), nella cessione al fornitore delle attività caratteristiche stesse del CAL, in particolare del mercato ortofrutticolo.
Il Presidente Enrico Mezzadri e gli amministratori del CAL fin da subito si sono dichiarati contrari a tale progetto che di fatto dismetterebbe il CAL e lo svuoterebbe della sua principale attività di rilevanza pubblica. Da non trascurare poi l’infattibilità giuridico-formale di un piano di cessione del mercato, stante la sua funzione (legislativamente riconosciuta) di servizio pubblico locale. Pertanto, il Presidente e il CdA, con l’aiuto sempre prezioso e competente del Direttore del CAL, decidevano di continuare nelle trattative con il fornitore, tanto da arrivare a un passo dalla conclusione di un accordo.

In tale quadro, il CdA del CAL, al solo scopo di fare chiarezza informando i soci dell’attività che stava ponendo in essere, decideva di convocare un’assemblea dei soci per il giorno 10 febbraio 2012.
A tale assemblea, dopo che il Presidente e il Direttore avevano sintetizzato le azioni che il CdA aveva deciso di intraprendere (comunque finalizzate alla continuità aziendale e al pagamento integrale dei creditori), e dopo avere informato i soci della prossima probabile conclusione dell’accordo con il fornitore, il socio Comune di Parma, con il totale appoggio della Regione Emilia-Romagna, comunicava ai soci e al CdA presente:
1) che tali azioni non erano affatto condivise;
2) che il CdA del CAL avrebbe dovuto presentare una proposta di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182 bis Legge Fallimentare (proposta di cui non veniva spiegato in alcun modo il contenuto);
3) che a tal fine avrebbe dovuto nominare i consulenti indicati dal Comune (senza avere nemmeno ricevuto, non solo un progetto di ristrutturazione da parte di tali consulenti, ma nemmeno un preventivo per tale incarico, nonostante alla fine chi avrebbe dovuto pagare detti professionisti, sarebbe stato il CAL);
4) che avrebbe dovuto nominare al proprio interno un consigliere delegato a seguire tali operazioni e a firmare la proposta, consigliere che il Comune di Parma indicava in quello di nomina regionale, attuale amministratore unico del Centro Agroalimentare di Reggio Emilia (prefigurando un evidente conflitto di interessi).

Pertanto, i consiglieri subito convocavano un CdA per il 14.02.2012 alle ore 17.30 per le determinazioni conseguenti alle indicazioni date dall’amministrazione commissariale del Comune di Parma in assemblea.
Considerato, però, che il Comune aveva chiesto, di fatto, una delega “in bianco” ad un progetto alternativo a quello perseguito dagli amministratori negli ultimi tempi (i quali, peraltro, non hanno ancora percepito un solo euro di compenso), considerato che il progetto che il Comune di Parma ha sul CAL non è stato  spiegato e, in ogni caso, non risulta per niente chiaro (e, se tale progetto consistesse, come parrebbe, nella cessione al fornitore dell’attività del CAL, sarebbe in ogni caso disapprovato dal CdA) e viste le promesse di finanziamento da parte del Comune di Parma sempre disattese, i sottoscritti consiglieri di nomina comunale in occasione della riunione del 14 febbraio hanno preso l’irrevocabile decisione di rassegnare le proprie dimissioni.
Tale decisione, presa anche dal consigliere nominato dalla Camera di Commercio, è un estremo atto volto a salvaguardare gli interessi del CAL, società che certamente rappresenta un bene importante a cui la città di Parma non può e non deve rinunciare.

Enrico Mezzadri
Francesco Agnetti
Andrea Maranzoni
Giovanni Mozzoni

 

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  • martin

    15 Febbraio @ 16.56

    bellissimo leggere certi commenti: geniali . Chissà, magari d'estate l'orario è ridotto.... se li conosci , cosa di cui dubito, parla di costi , di argomenti seri non di tapparelle.

    Rispondi

  • mara

    15 Febbraio @ 16.33

    Oh, bene, finalmente un baraccone inutile in meno

    Rispondi

  • marco

    15 Febbraio @ 16.08

    Dovremmo chiamarlo CENTRO AGRO-CEMENTIZIO per adeguarci alla gestione territoriale della dottrina Ubaldi - Vignali - Bernazzoli

    Rispondi

  • matteo barbieri

    15 Febbraio @ 15.15

    Caro TheHunter, non credo sia così inutile... il Centro Agroalimentare non è altro che il mercato ortofrutticolo all'ingrosso di Parma, realtà cittadina che da oltre 50 anni (era nato in piazza Ghiaia...) serve tutti i negozi e gli ambulanti ortofrutticoli di Parma e provincia. Nel Centro Agroalimentare sono insediate una decina di ditte e vi lavorano qualche centinaio di persone... se tutto ciò per te è essere inutili...

    Rispondi

  • Daniele Tanzi

    15 Febbraio @ 13.41

    Capperi, chapeaux! Nel nostro Paese, è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago, che qualcuno si dimetta.

    Rispondi

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