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Il giornalista nel mirino delle cosche: "Più risorse ai prefetti contro la mafia". Modena, vigilanza per il pm Musti

Il giornalista nel mirino delle cosche: "Più risorse ai prefetti contro la mafia". Modena, vigilanza per il pm Musti
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Piuttosto che abolire il certificato antimafia bisognerebbe accelerarne le procedure di rilascio, dando più risorse alle Prefetture. E' l’opinione di Giovanni Tizian, il giornalista della Gazzetta di Modena, che da dicembre vive sotto scorta, a Bologna in un dibattito di presentazione del suo libro "Gotica" sulle infiltrazione delle mafie al Nord. Tizian ha risposto a chi gli ha chiesto un commento sulla proposta del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso per l’abolizione del certificato che grava di burocrazia le aziende per sostituirlo con white list di aziende "virtuose".

Tizian ha spiegato di non voler dare giudizi politici e di non essere per principio contrario alle white list. «Fino ad un anno fa pensavo che il certificato antimafia fosse inutile - ha detto - poi ho visto la Prefettura di Reggio Emilia revocarne 10 in un anno e ho cambiato idea. Ho visto che ha una sua funzione, ma bisogna farlo più rapidamente. Il problema non è togliere il certificato, ma dare le risorse affinché vengano rilasciati rapidamente. E soprattutto che diventi nazionale: se non posso lavorare a Reggio Emilia, non dovrei poterlo fare a Parma».

Al dibattito era presente Lucia Musti, procuratore aggiunto di Modena che, stando alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, sarebbe stata seguita dal clan dei casalesi mentre era in servizio alla Dda di Bologna.
«E' una proposta che mi tranquillizza di più rispetto a quella del precedente governo su cui mi ero espressa in senso negativo», ha detto. «Mi sembra una buona idea purché sia fatta bene, perché se non siamo in grado di distinguere il buono dal cattivo e nella white list ci si infila una azienda "black", allora siamo punto e a capo».

LE FORZE DELL'ORDINE SORVEGLIERANNO IL PM LUCIA MUSTI. «Misure idonee per tutelare la sicurezza» saranno adottate per Lucia Musti, procuratore aggiunto di Modena che secondo un collaboratore di giustizia era stata pedinata in passato da esponenti dei clan camorristici dei casalesi. Lo ha confermato il prefetto di Modena Benedetto Basile al termine del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza che si è tenuto nel pomeriggio.
Il pentito aveva di recente riferito agli inquirenti, nel corso di un’inchiesta a Catanzaro, che il magistrato era stato seguito anche dopo il settembre 2009, quando dalla Dda di Bologna si trasferì alla procura di Modena, ma che poi il pedinamento non ebbe più seguito.
A quanto si apprende, Musti non sarà dotata di una scorta, ma sarà attuata una vigilanza attiva nei suoi confronti da parte delle forze dell’ordine presso l’abitazione, il posto di lavoro e durante i suoi spostamenti.

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  • Geronimo

    22 Febbraio @ 19.24

    Edi zone ne esistono come la zona della basilicata o il pollino calabrese, tanti paesi in provincia di cosenza e vari paesi del salernitano. Edi tu sai solo sparare a raffica ma parli per luoghi comuni, negando che la mafia esiste anche a parma e non per colpa di gente del sud, la mafia è anche quello che hanno fatto in comune, oppure gli usurai che hanno arrestato alcuni mesi fa e li stai tranquillo che non ci sono meridionali, si può chiamare come vuoi ma non è nulla di diverso rispetto alla mafia, è sempre malavita

    Rispondi

  • michele

    21 Febbraio @ 16.25

    Maurizio quali sarebbero le zone del sud dove la mafia non esiste? No perchè magari risparmieresti qualche km a chi vuole trasferirsi al nord per poi dire che, causa mafia e nebbia, si stava meglio giù.

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  • Geronimo

    21 Febbraio @ 11.03

    Gio io parlavo dell’Italia, quello di cui parli è un’altra cosa e non riguarda solo il sud Italia che da come ne parli sembra sia il problema del mondo, parliamo del territorio parmense e dell’Italia, perché ci sono aree al sud dove la mafia non ha sviluppo come in altre ma soprattutto perché a Parma ha messo radici ma in tantissime altre zone del nord no? Non mi dire che la causa è il carcere di Parma perché io ho lavorato al reparto del 41 bis a Parma, sono stato in contatto con tutte le carceri di massima sicurezza presenti in Italia e le procure dove si sono svolti e si svolgono i principali processi di mafia, so dove sono tutte le carceri di massima sicurezza (tutto facilmente consultabile in internet sui siti istituzionali) e non esiste nessuna correlazione tra carcere duro e criminalità nel territorio. Il problema è che a Parma la mafia ha trovato il terreno per seminare e il terreno per seminare sappiamo bene qual è quindi un parmigiano che fa accordi con la mafia non è meno delinquente del mafioso, non è il problema del falso buonismo, il problema è chi fa accordi con le mafie, perché a Parma non si chiede il certificato antimafia su chi costruisce o impianta attività? Perché non si fanno controlli? Perché poi i proprietari non chiedono le certificazioni sui materiali o le analisi sul posto del calcestruzzo? Ma chissenefrega se la casa viene su male, tanto io furbo la vendo a te coglione e in qualche anno il reato non è più perseguibile (per la cronaca io coglione sono stato veramente fregato da un costruttore nostrano e il reato non perseguibile perché prescritto). Non è comunque il problema case il principale ma il problema appalti pubblici e non è sempre detto che gli appalti siano affidati a ditte del sud. Ti consiglio un libro in continuo aggiornamento che va avanti almeno dagli anni 90, “Da cosa nasce cosa” di Caruso, troverai molti nomi, scritti anche in epoche non sospette, forse l’unico libro esauriente sull’Italia e sulla mafia.

    Rispondi

  • Gio

    21 Febbraio @ 10.10

    No Maurizio. Hanno impestato il mondo a cominciare da Al Capone!! Migliaia di emigrati Italiani nella "vasta" America piena di risorse ma....chi ci ha "sputtanati"? Loro sparavano e minacciavano e non pensare che qualche minaccia non ci sia stata anche qui. Appare evidente che per il carcere duro ai mafiosi era stato minacciato prima Scalfaro e poi Ciampi. Per quanto riguarda le radici sarebbe meglio tornare apuntare i riflettori su Penati e Bersani. Lusi ex Margherita che sottolineare i ladri di galline qui. Cose riprovevoli ma nulla al confronto di altri. Forse la camorra vuole fare piazza pulita per avere gente molto più corrutibile più avanti? E cosa dobbiamo dire delle continue costruzioni a spese nostre per le case ai poveri ? Poveri che prima fanno venire qui come merce umana e poi li assoldano per la droga e altro e poi fanno le case a nostre spese. Noi non possiamo fare le case a tutto il mondo e in un territorio ristretto come l'Italia. Con il falso buonismo la camorra arriva.

    Rispondi

  • Geronimo

    21 Febbraio @ 08.08

    Giulio non hanno infestato tutta l'Italia, diciamo che hanno messo radici dove hanno trovato terreno fertile e la Provincia di Parma è una di queste, ci sono zone al sud come al nord dove la mafia non esiste, come mai?

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