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Massimo Iotti : la verità su Spip

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Comunicato stampa

Spip è una di quelle brutte storie parmigiane che iniziano con l’Amministrazione Ubaldi ed esplodono, in piena continuità, con il suo ex pupillo Pietro Vignali. Parliamo di una società con 108 milioni di euro di debiti (dato al 30 settembre 2011, erano 105 milioni nel 2010…), per la quale la controllante Stt chiede un concordato con i creditori al Tribunale, per non dichiarare il fallimento. Concordato che presenta come conditio sine qua non l’impiego di 5 milioni di azioni Iren. Ma andiamo per gradi. Per essere attivato, il concordato ha bisogno del versamento di 500mila euro liquidi e disponibili, pari al 25% delle spese legate alle procedure degli organi di giustizia. Soldi che dovranno arrivare entro la data dell’udienza fissata dal Tribunale. Essendo la situazione di Spip non certo prioritaria in un’ottica di pubblica utilità, è più che legittimo interrogarsi su chi abbia interesse a procacciare questa somma non indifferente. Sono forse creditori? E soprattutto, perché questa liquidità non c’è in Spip e va ricercata all’esterno?
Spip che non possiede mezzo milione di euro, chiede ad Stt – la holding che la ingloba – di provvedere. La società ha presentato una proposta di concordato dichiarando la disponibilità di un milione di euro e crediti immediatamente liquidi ed esigibili. Una situazione assolutamente immaginifica. Meglio restare coi piedi ben piantati nella realtà: il piano relativo al concordato prevede 5 milioni di euro in arrivo da Stt.  Soldi che la holding oggi non ha. E qui entrano in gioco le azioni Iren e la disputa tra il Commissario Ciclosi e l’ex presidente Stt Varazzani. Nel caso, ha senso buttare via così una fetta importante di quello che è un patrimonio pubblico senza destinarlo, invece, ad opere di interesse collettivo rilevanti come la stazione?
Peccato che il concordato poggi proprio sull’arrivo dei 5 milioni recuperabili con le azioni Iren. Non bisogna essere maghi della finanza per fare due più due: senza azioni Iren – risorse stoppate dal Commissario con la sua deliberazione il 17 febbraio scorso – il concordato non può essere ammesso. Andiamo avanti: pare che nel concordato siano previsti 2,8 milioni di euro che dovrebbero arrivare dalle azioni di responsabilità, intraprese nei confronti degli ex amministratori Spip. Voglio ricordare che il totale stimabile di questa misura – che è una richiesta di risarcimento per i danni recati alla società dai suoi amministratori – è stimabile in 28 milioni di euro. Se le cose stanno così, evidentemente con questo concordato si azzererebbero gli effetti dell’azione di responsabilità.
Infatti, 2,8 milioni sono una somma già ridotta e comunque di dubbia disponibilità nel patrimonio degli ex amministratori.
Tra i creditori di Spip, inoltre, figura la banca Bnl che poggia la possibilità di rientro di parte delle somme prestate a Spip in base al rispetto degli impegni assunti dal Comune con la lettera di patronage di 7 milioni di euro, a suo tempo firmata dall’allora direttore generale Carlo Frateschi. Lettera che la proposta di concordato inquadra come un patronage forte, il che significa che il versamento di una somma così ingente sarebbe a carico o del Comune o di chi ha sottoscritto il documento. Il paradosso è che l’operazione Spip 3, l’ultima in ordine di tempo, quella che di fatto ha affossato la barca della società per “insediamenti produttivi”, dovrebbe garantire circa 43 milioni di euro al pool bancario guidato da Unicredit con privilegio ipotecario. Attenzione: Spip3 per ora ha solo terreni ad uso agricolo o, come diceva l’ex presidente Stt, “prati verdi”, non urbanizzati, quindi quasi privi di commerciabilità effettiva.
Superfici che per divenire minimamente appetibili abbisognano di ulteriori investimenti per le opere di urbanizzazione (allacciamenti fognari e alle utenze, viabilità interna ecc.), senza dire che il Comune di Parma non ha ancora adottato tutti gli strumenti urbanistici (con relativi nuovi costi a rimorchio). Concludendo, pongo sul tavolo politico una domanda: il 19 aprile 2007 (quando Elvio Ubaldi era ancora Sindaco) la Provincia di Parma, prima di abbandonare Spip, segnalò che “il bilancio  registra già un indebitamento della Spip verso le banche pari a dieci volte il patrimonio netto”. Sta tutto scritto nei verbali depositati. Allora, come è possibile che oggi, nel 2012, 5 anni dopo quei fatti, la situazione sia del tutto peggiorata senza che Giunta e Varazzani abbiano fatto nulla? Con questo scenario è perlomeno spregiudicato pensare che possano finire nel calderone del concordato Spip altri soldi pubblici.

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