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Sgomberato il palazzo occupato di via Bengasi: è sceso il giovane salito sul tetto per protesta

Sgomberato il palazzo occupato di via Bengasi: è sceso il giovane salito sul tetto per protesta
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Le forze dell'ordine hanno iniziato a sgomberare questa mattina il palazzo di via Bengasi, laterale di via Spezia, occupato da gruppi di extracomunitari. L'associazione Rete Diritti in Casa ieri aveva lanciato l'allarme, parlando di sgombero imminente. Il palazzo è stato sgomberato per motivi di sicurezza.

Tutto è iniziato alle 8,10 circa, quando alcuni operai di Iren, su richiesta del proprietario, sono intervenuti nella casa di via Bengasi per chiudere i rubinetti per l'approvvigionamento del gas. Ci sono stati momenti di tensione, sono intervenuti polizia, carabinieri, vigili del fuoco e agenti della polizia municipale. Gli operai di Iren sono riusciti a portare a termine il loro lavoro.
Ora gli occupanti dello stabile, con l'appoggio di Rete Diritti in Casa, chiedono una soluzione. La situazione è tornata tranquilla, anche se un giovane tunisino è andato sul tetto legandosi con un lenzuolo a un camino, per protesta: teme che, se andrà in un dormitorio, dopo poco tempo si ritroverà di nuovo in strada. L'immigrato minaccia di buttarsi di sotto: i vigili del fuoco hanno steso un telone accanto allo stabile sgomberato. Per fare spazio, gli uomini del 115 hanno dovuto spostare a mano un'auto parcheggiata: è chiusa e il proprietario è in Tunisia. Attorno alle 12,30 l'emergenza è terminata: il giovane è sceso dal tetto, mentre continuava lo sgombero del palazzo: gli extracomunitari hanno caricato i loro oggetti personali su un camioncino dell'Amministrazione, che li porterà nel deposito comunale.

Attorno alle 10 una delegazione degli occupanti si è recata in municipio per cercare una soluzione con l'Amministrazione comunale. La maggior parte degli occupanti andrà nei dormitori.

Ci sono state anche ripercussioni sulla viabilità nella zona di via Spezia.

L'ANNUNCIO DELLO SGOMBERO IMMINENTE. "Nel novembre 2010, 13 appartamenti abbandonati da anni in un palazzo di proprietà privata situato in via Bengasi 2 e 4 erano stati occupati da 3 famiglie e una cinquantina di lavoratori migranti single - spiegava Rete Diritti in Casa nel suo comunicato di ieri -. Questi lavoratori, molti del comparto edile, hanno perso il lavoro in seguito alla crisi o hanno occupazioni precarie che non consentono loro di accedere ad un alloggio a canone di mercato, considerati i costi correnti degli affitti.
Si tratta di lavoratori con un alto livello di mobilità geografica, alcuni dei quali hanno abitato solo per brevi periodi negli alloggi di
via Bengasi di frequente, spostandosi alla ricerca di un lavoro in altre città italiane, in Francia, ultimamente in Libia.
Nel tempo il palazzo ha acco lto diversi migranti provenienti dalla Tunisia e dotati di permesso umanitario. Due delle tre famiglie
occupanti hanno trovato nel tempo una soluzione alternativa e hanno ceduto il posto ad altre persone in stato di necessità.

Tutte queste persone sono state escluse dalle strutture di prima accoglienza del Comune (dormitori e case di accoglienza) o non hanno potuto accedere, vista la scarsa consistenza, ai progetti di accoglienza per i profughi dal Nord Africa. Via Bengasi ha quindi rappresentato per decine e decine di persone l'unico rifugio minimamente accogliente che ha evitato loro di dormire all'addiaccio, sopperendo degnamente alle  mancanze delle strutture comunali, dove vige, tra l'altro, una gestione rigida ed escludente (accoglienza solo notturna e per massimo 2 mesi, divieto di consumare i pasti ecc)".

La Rete Diritti in Casa e gli occupanti "sono più volte intervenuti, con 3 lettere al prefetto e vari presidi, per sollecitare un piano di
interventi che garantisse una soluzione alternativa a chi è stato costretto per necessità a ricorrere all'occupazione. Oggi si prospetta,
in assenza di interventi di qualsiasi tipo da parte delle istituzioni, una risposta di tipo esclusivamente repressivo. E' un ulteriore brutto segnale per questa città, che ignora gli appelli che da 10 anni a questa parte il movimento di lotta per la casa lancia in merito agli sfratti e all'emergenza abitativa".

Rete Dirtti in Casa aggiunge che lo stabile sarà demolito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • parmense doc

    15 Marzo @ 18.16

    in un paese serio una come la signora torri sarebbe in galera per le rieptute violazioni di domicilio, invasione di edificio, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina....ma a Parma si è severi solo sui vigili del caso bonsu.

    Rispondi

  • katiatorri

    15 Marzo @ 15.50

    e chi ha nominato lei,coda di paglia?io di lei e delle sue illazioni becere non me ne curo affatto, per me è solo un nick su un forum,nulla di più,ho cose più importanti a cui pensare

    Rispondi

  • Matteo

    15 Marzo @ 14.15

    Quereli pure signorina Torri, magari in tribunale discutiamo di come mai lei sia ancora a piede libero, nonostante i parecchi reati che le si potrebbero ascrivere. Fa tanto la comunista, ma non avrà mica un qualche santo in paradiso a proteggerla?

    Rispondi

  • katiatorri

    15 Marzo @ 11.02

    Muet,ci è o ci fa? cert che un operaio eletto si chiama parlamentare ma il fatto è che se ce ne sono sono uno due mentre c'è pieno di avvocati e medici e gli operai sono molto di più ma economicamente valgono molto meno...perchè in dittatura economica il tuo valore si calcola in euro..per dirla breve ,gente che viene solo da caste baronali piene di soldi le leggi le fa per sè e per mantenere i propri privilegi non certo per garantire i diritti a chi non ha nulla o di chi sorregge col proprio lavoro il Paese ma non vale nulla e non è rappresentato da nessuno in Parlamento

    Rispondi

  • katiatorri

    15 Marzo @ 10.57

    Signor Ricci,non ho giudicato il dottor Greci ,gli ho solo risposto nel merito,infatti ritengo il Dottor Greci molto lontano da me ma fra le poche persone civili che su questo forum ribattono in tema sull'argomento specifico senza lasciarsi andare a sgradevoli e vili(chi lo fa non si firma) attacchi personali spesso al limite della querela. Anche noi aiutiamo moli italiani ma,purtroppo,molti di essi con la legge e basta sarebbero in strada coi figli . le posso fare una domanda?lei dormirebbe in macchina con i suoi figli solo per rispettare una legge per cui la sua vita vale meno di un palazzo fatiscente?non credo,e allora cerchiamo di andare oltre,se il diritto alla casa e alla dignità fossero garantiti a tutti non ci sarebbero occupazioni ma così non è senza giustizia sociale non ci può essere pace sociale

    Rispondi

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