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Lettera aperta del presidente della Comunità islamica: "Tutta la verità sulla nostra sede"

Lettera aperta del presidente della Comunità islamica: "Tutta la verità sulla nostra sede"
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Ha scritto una lunga lettera aperta alla città Farid Mansouri, presidente della Comunità Islamica di Parma e provincia. Lo scopo? Raccontare tutta la verità sulla sede dell'associazione ("che viene chiamata moschea ma non è solo un luogo di culto"). Ecco il testo.

"Nella mia qualità di Presidente della Associazione Comunità Islamica di Parma e Provincia, vorrei andare oltre le polemiche e le infinite discussioni che ci sono state e continuano ancora oggi sull’insediamento della Sede della nostra Comunità.
In questi ultimi anni si sono dette tante parole, se ne dicono anche oggi e purtroppo se ne diranno anche in occasione dell’attuale campagna elettorale; cose spesso non vere, prive di fondamento e a volte deformate a seconda della convenienza di chi le pronuncia.
Ho deciso di rilasciare questa dichiarazione in qualità di legale rappresentante della Comunità Islamica per chiarire la nostra situazione ed evitare di essere oggetto di strumentalizzazioni a fini elettorali e politici.

In questa vicenda abbiamo agito rispettando le leggi e le normative vigenti, sempre in accordo con l’Amministrazione Comunale.
Purtroppo ci siamo resi conto che se da una parte l’art.19 della Costituzione dichiara di garantire la libertà di culto, nella realtà ed in particolare quella urbanistica, tale principio è molto difficile da attuare e viene disatteso nella maggior parte dei casi.
Infatti all’interno del territorio comunale non esiste alcuna possibilità per l’insediamento di una vera e propria moschea. Ormai questo è un dato di fatto.
Il problema è altresì presente a livello nazionale.
La Comunità islamica è presente e radicata in Italia, molto più di altre realtà religiose anche di entità molto più ridotta ma, a differenza che con esse, con quella islamica, lo Stato italiano non ha firmato l’intesa presentata all’inizio delle anni 90 adducendo come giustificazione la circostanza che a suo dire non esiste un'unica rappresentativa a livello nazionale.
L’unica possibilità per l’insediamento della nostra sede, dato che non è possibile costruire una Moschea, è rappresentata dall’utilizzo di un edificio esistente che deve ovviamente essere trasformato ed adattato alle esigenze.

L’edificio è stato individuato nel quartiere artigianale di via Maestri del Lavoro, in accordo con l’Amministrazione Comunale ed è stato acquistato con il solo contributo di tutti i membri della Comunità, frutto di notevoli sacrifici.
Sono nate delle polemiche per esserci insediati in un simile edificio, alcuni hanno manifestato un parere contrario, senza però mai proporre una soluzione alternativa concreta. Per altri noi non abbiamo il diritto di esistere in nessun luogo.

Mi preme specificare e far sapere altresì che la nostra Sede non é un edificio esclusivamente dedicato al culto, ma al suo interno vengono svolte attività relative all’integrazione, alla consulenza, alla istituzione di rapporti con il resto della città, oltre ad iniziative di carattere culturale, sociale, educativo.

L’insediamento è stato attuato in seguito a un preciso accordo con l’Amministrazione Comunale, con la quale è stato stipulato un Patto di Cittadinanza e un Progetto di attività sociali (ospitalità, affido di minori, biblioteca multiculturale, traduzione, insegnamento della lingua italiana e araba). Abbiamo presentato tutti i permessi e le apposite pratiche edilizie, pagato gli oneri ed espletato ogni tipo di iter relativo alla regolarizzazione dei locali.Sono state fornite le dotazioni di sicurezza, gli allacci per i Vigili del Fuoco, tutte le misure antincendio, spendendo una notevole cifra e rendendo la nostra Sede il posto più sicuro di tutta la zona.
Purtroppo contro di noi si sono sollevati gli artigiani del quartiere e alcune forze politiche.

E’ stata condotta nei nostri confronti una campagna ingiusta ed infamante! E’ stato detto che la moschea ospitava incontri di fondamentalisti, che i locali erano completamente privi delle dotazioni di sicurezza e antincendio, che erano state ignorate le più elementari leggi di igiene e i regolamenti edilizi.
Cose del tutto prive di fondamento.
Queste stesse persone hanno dichiarato di averci denunciati non per motivi legati alla religione o di natura razzista, ma perché occupavamo abusivamente un edificio produttivo.
Se questa è davvero la motivazione di tanta preoccupazione ci si chiede perché allora gli stessi artigiani non si sono mai opposti all’insediamento degli altri locali e circoli presenti in quel quartiere?

Dopo una serie di denunce presentate contro il nostro insediamento, una Sentenza del Consiglio di Stato ha dichiarato che l’edificio era dedicato in prevalenza al culto ed è stato annullato il Permesso di Costruire in deroga che il Comune ci aveva concesso.Tale decisione è derivata da una valutazione di natura esclusivamente tecnica, basata sulla prevalenza della superficie della Sala dedicata alla preghiera sul resto dei locali, non da ragioni legate all’inadeguatezza degli stessi.
Questo parere non ha tenuto conto della particolare funzione di questa Sala che non viene utilizzata esclusivamente per la preghiera, ma per gli incontri e le riunioni della Comunità.
Per regolarizzare l’immobile abbiamo immediatamente richiesto una Sanatoria che però per gli elevati costi è stata lasciata decadere.
Infine in questo ultimo periodo abbiamo sanato tutte le opere che erano state realizzate in questi anni, diventate abusive in seguito al decadere del Permesso di Costruire e abbiamo insediato la Sede della nostra Associazione che ha fini etici e culturali.
Tale insediamento è avvenuto in seguito all’iscrizione al registro delle Associazioni di Promozione sociale, utilizzando la legge regionale n.383 del 2000, recepita dal RUE di Parma, che consente per le sedi di questo tipo di associazioni l’impiego di qualsiasi tipo di struttura, anche industriale o artigianale.
Questa Legge é stata utilizzata anche per l’insediamento di altre Associazioni di natura religiosa e di altro genere nella nostra Regione e in tutta Italia, quindi non si è potuto negarla a noi.
Questa soluzione era stata già proposta alla precedente Amministrazione Comunale, la quale aveva preferito utilizzare il Permesso di Costruire in deroga. Oggi possiamo affermare di essere in regola al cento per cento, come del resto lo siamo sempre stati.

Per quanto riguarda il trasferimento della Sede, questo avverrà soltanto nel caso in cui la soluzione proposta si rivelerà migliorativa rispetto a quella attuale e non comporterà ulteriori costi per la Comunità. La decisione comunque dovrà essere chiarita e approfondita da tutti i punti di vista fin dall’inizio per evitare di ricadere nei noti problemi che abbiamo dovuto affrontare in passato.

Vorrei dire in conclusione che noi ci sentiamo cittadini come tutti gli altri, con gli stessi doveri, ma anche con gli stessi diritti. Anche la nostra Comunità ha il diritto di avere una sede, come tutte le altre comunità religiose presenti nel territorio.
Credo che ad oggi siamo l’unica di queste comunità che ha dovuto subire tali contrarietà.
Vorrei che cessassero tutti i pregiudizi che in questi anni sono stati alimentati nei nostri confronti.
Invito tutti i Parmigiani a visitare la nostra Sede, a prendere contezza della nostra realtà quale punto di incontro, di dialogo e di confronto aperto a tutti.
Non credo che abbiamo mai dato problemi a nessuno, né disagi di qualsiasi tipo nella zona in cui ci siamo insediati.
Credo infine che una società dove sono garantiti i diritti di tutti sia una società migliore.


Parma 24/03/12                                                                                                        Farid Mansouri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Geronimo

    26 Marzo @ 11.42

    Giò scrivi solo balle, sugli ospedali e case gratis come il crocefisso al collo, per non parlare di Clansman (al pensiero che questa persona sia un professore mi viene voglia di non far figli sapendo che l’istruzione sia in mano a gente del genere razzista e falsa) che mette come al solito tutto in un calderone mentendo sull’assenza di chiese in un paese, sui dati (a no scusa hai ragione, tu sei dei servizi segreti e sai tutto) dei carcerati tunisini a parma superiori ai lavoratori proveniente da quel paese. Anche Massimo poi si unisce a loro confondendo una religione con le leggi degli stati che prevedono la pena di morte dei matrimoni misti. Giò, per il fatto di restare e lavorare in un paese ti invito a farti un giro e provare a farlo in tantissimi paesi del mondo di religione prevalentemente cristiana, il massimo che ti concedono è 3 mesi, poi ritorni in Italia qualche tempo e riparti con un nuovo permesso sempre di max 3 mesi, come vedi non è questione di religione ma di leggi statali. Per la cronaca poi ti invito ad informarti da alcune ditte di parma per le centinaia di dipendenti trasferisti parmigiani che da anni vanno in Asia o africa. Beh concludendo caro the clansman dovresti essere contento che ci sia la pena di morte perché tu stesso la vorresti in Italia...

    Rispondi

  • mocheroba

    26 Marzo @ 11.02

    Ma perchè non se ne stanno a casa loro? Ma proprio qui in Italia????????

    Rispondi

  • luca

    26 Marzo @ 10.24

    islamici, convertitevi e credete al Vangelo

    Rispondi

  • parmense doc

    25 Marzo @ 21.20

    per CRISTIANO ( o finto cristiano). tu a La mecca non ci sei entrato...e ripeto NON CI PUOI ENTRARE PERCHè è VIETATO...allora io non so se sparo cavolate, ma se io dico che in arabia saudita non ci sono chiese e tu dici il contrario ti invito a digitare su un motore di ricerca qualunque. poi se dici che sono superiori, in arabia saudita LA DONNA NON PUA' GUIDARE L'AUTO'....e questo è il paese modello che ti lodi...ma allora dico: perchè non parti e ti trasferisci lì?--poi ti cito l'Iran altro paese civile...( pena di morte per qualunque reato medio), segregazione uomo.donna, velo obbligatorio anche per le turiste..ect insomma direi molto tolleranti...e tu se vuoi importare questo modello qui meglio che emigri perchè al 99% dei parmigiani non va bene

    Rispondi

  • giuliana

    25 Marzo @ 19.40

    Signor Mansouri, a secondo convenienza avete provato a pretendere un luogo di culto, parzialmente dedicato al culto e infine un luogo in cui il culto è escluso, infatti parlate solo di fini etico -culturali. Per quale motivo lo Stato italiano, che ha stretto patti d'intesa con le altre confessioni religiose, non l'ha fatto con l'islam? Lo Stato italiano non stringerà alcun patto con l'islam se non rinnegando i suoi valori e l'unica colpa è da ricercarsi nei contenuti dell'islam. (Cost. art. 8, 2°comma). Vede, signor Mansouri, non stiamo parlando di noccioline, stiamo parlando di DIRITTI UMANI che per noi sono diritti fondamentali e per l'islam NO. Il diritto italiano attribuisce personalità giuridica, cioè piena titolarità dei diritti legati alla persona, compreso la libertà di scelta religiosa, ad ogni essere umano, uomo o donna. "Diritti dell'uomo" secondo l'islam significa diritti riservati all'uomo maschio (genere maschile) e precisamente: maschio musulmano-pubere -non schiavo-. Il diritto islamico che viene insegnato (bambini compresi) nei vostri centri culturali e nelle moschee non è che la vostra legge religiosa, una legge razzista, discriminatoria, che permette l'omicidio decolpevolizzando e spesso premiando chi lo compie. Come si può pensare che lo Stato italiano legittimi questi insegnamenti? Le attuali persecuzioni contro i cristiani e contro gli ebrei, compreso l'ultimo brutale omicidio di bambini compiuto in Francia, rispondono alla stessa logica criminale di sopraffazione e conquista che accompagna la storia dell'islam con garanzia di premio finale per chi compie stragi. Gli insegnamenti islamici grondano di sangue innocente e sarebbe inaudito che lo Stato italiano si facesse complice di questa barbarie lasciando loro spazio per autoalimentarsi. Se non riconoscete uguaglianza tra uomo e donna, libertà di scelta religiosa per tutti, dignità di ogni essere umano compresi gli omosessuali, potete far fagotto e andarvene nei paesi islamici dove vi sentirete senz'altro più a vostro agio. Comunque è stata presentata una proposta di legge per la regolamentazione dei centri culturali e luoghi di culto delle confessioni acattoliche prive del patto d'intesa (in pratica, solo l'islam). Si chiama "moschee e legalità" ed è in attesa di essere discussa.

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