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Quel sabato maledetto

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E' arrivato il giorno della sentenza, ma niente potrà mai cancellare la tristezza e l'orrore di quel giorno maledetto, quel sabato 1° aprile nel quale le speranze per Tommy si trasformarono nell'angoscia più cupa. Sicuramente è così per i familiari del bimbo, ma lo è anche per tutti noi, che avevamo vissuto con trepidazione e speranza il lungo mese dopo il sequestro.

La Gazzetta di Parma ha raccontato la terribile vicenda di Tommy in un libro benefico, il cui ricavato è andato a beneficio dell'Ospedale dei bambini che sta nascendo al Maggiore. Questo è il racconto del giorno più brutto.

LA FINE DI TUTTO

1° aprile. E’ appena iniziato, il sabato maledetto. Ma per adesso il primo aprile è ancora un giorno carico di speranza, e anche in Gazzetta parte con l’adrenalina a mille.
Con Laura Frugoni e Filiberto Molossi siamo usciti a mezzanotte, una volta chiuso il lavoro al giornale, per fare il punto: per due giorni ho seguito le altre pagine di cronaca, ma la mattina successiva sono di turno sul sequestro e voglio farmi aggiornare sulla situazione. E Laura è appena riuscita a scoprire una notizia importantissima: ha il nome dell’ uomo dell’impronta.
E’ quasi certamente la sola a conoscere quel nome, e allora ci si chiede come impostare il lavoro del giorno dopo, che ci vede un passo avanti rispetto agli altri giornali. Ne parliamo per un’oretta, ma quando stiamo per salutarci non resistiamo alla tentazione di tornare al giornale ( è l’1,30, la redazione è vuota da tempo) per vedere se di quel nome, Salvatore Raimondi, pregiudicato, c’è qualche traccia nei nostri archivi o su internet. La ricerca va a vuoto e si torna a casa, ignari che negli stessi minuti i Gis, le “teste di cuoio" dei carabinieri, stiano preparando la loro azione a sorpresa. Il nostro appuntamento in redazione è invece di lì a poche ore: verso le 10.
L’emozione è forte. Accanto all’aspetto professionale, c’è davvero la speranza, o la convinzione, che a ogni progresso nostro corrispondano quelli, più rapidi e concreti, degli inquirenti. E domani sarà la domenica evocata dalla mamma, ad un mese esatto dal sequestro: che sia davvero vicina la liberazione di Tommy?
Quel sonno non dura molto. Non sono nemmeno le 8, infatti, quando una telefonata avvisa di un blitz notturno, pare dei soli carabinieri, nella Bassa colornese. Si pensava di trovare il bambino, ma sembra non sia stato così.
Partono le telefonate agli altri colleghi e le prime verifiche. In un primo momento arrivano anche smentite, da chi ha telefonato in questura: scopriremo infatti che il blitz dei carabinieri c’è stato davvero, ma pare all’insaputa della polizia. Un altro momento di scarso coordinamento, come ne avevamo già visti.
Ma quel che conta è la sostanza. Nel giro di un paio d’ore si ha la conferma che il blitz è partito nella speranza di arrivare a Tommy. Alcune persone sarebbero state fermate, tra loro c’è forse anche l’uomo dell’impronta; altre pare le stia bloccando la polizia, e anche Mario Alessi sarebbe stato portato in questura insieme alla moglie.
C’è una doppia sensazione: da una parte la delusione e soprattutto la preoccupazione per l’incursione andata a vuoto (nel senso che non ha condotto alla prigione di Tommaso), dall’altra è evidente che ora si gioca a carte scoperte. Tutti o quasi i sospettati sono a disposizione degli inquirenti: a questo punto occorre che qualcuno parli e riveli il luogo nel quale è prigioniero Tommaso, altrimenti si rischia di dovere rimettere in libertà i fermati (o al limite ad arrestarli) senza avere raggiunto l’obiettivo più importante. E ci si chiede: quali conseguenze questa “retata” potrà avere su chi effettivamente ha nelle mani Tommy?
Naturalmente il blitz ha anche rivoluzionato i nostri programmi di lavoro. I cronisti della Gazzetta, così come tutti gli inviati nazionali, si dividono fra il Comando carabinieri e la questura, dove sono in corso gli interrogatori. Il nostro giornale cerca però di sfruttare la possibilità di mettere in campo più persone: così Laura può continuare a seguire le piste di Salvatore Raimondi, e se l’uomo è nella caserma di via delle Fonderie può essere importantissimo seguire la traccia che ha portato gli inquirenti a lui e alla “prigione”. Ed in effetti quella pista è interessantissima: di passaggio in passaggio la nostra collega arriva a Sacca di Colorno e individua la villetta che ancora porta evidenti i segni dell’incursione, con lo sfondamento delle porte blindate.
Ma intanto le ore stanno passando, veloci quanto sterili. Non ci sono nuove indicazioni, nuovi blitz: da via delle Fonderie e da borgo Riccio ancora non arriva la verità sperata. Solo una fiammata a metà pomeriggio: quella di Sacca potrebbe essere stata davvero una precedente prigione di Tommaso. E’ l’ultima illusione, prima che su quel sabato cali la cappa del buio e dell’orrore più profondi.
Di lì a un’ora, è ufficiale la notizia di tre arresti: Raimondi, Alessi e la Conserva. E l’impressione è quella di un atto “dovuto”, perché comunque un simile spiegamento di forze non si può chiudere a mani vuote, e perché a quel punto la prospettiva del carcere (tanto più dopo le tante e non  velate minacce dei detenuti ai responsabili del sequestro di Tommy) potrebbe forse essere un deterrente contro il silenzio ostinato di chi comunque deve sapere che cosa è successo quella sera.
Ci si avvicina alle 20: le pagine del giornale sono ovviamente ancora in alto mare. Occorre iniziare a pensare di richiamare alcuni dei colleghi che sono fuori dal mattino, perché possano intanto scrivere questa cronaca ancora sospesa, inviando altri colleghi a sostituirli in attesa di ulteriori novità. Ma non c’è nemmeno il tempo di iniziare le chiamate: squilla il telefonino del direttore, e ci arriva addosso la notizia tremenda. Tommy è stato ucciso, Raimondi ed Alessi hanno confessato.
Il mestiere di giornalista impone, in momenti del genere, una grande lucidità. In venticinque anni di giornalismo televisivo, che obbliga spesso a cimentarsi con i meccanismi senza rete  delle trasmissioni in  “diretta”, e soprattutto nei dieci trascorsi da direttore di Tv Parma, credo di avere gradualmente acquisito questa abitudine. Ma in questo momento, forse per la prima volta, non ce la faccio.
Vivo quasi in trance i primi minuti della riunione nell’ufficio del direttore, tanto che mi perdo la prima parte delle sue istruzioni e me le devo poi fare rispiegare dal caporedattore Claudio Rinaldi. E quando poi ridiscendo le scale con Annamaria Ferrari, la compagna di scrivania con cui ho seguito la vicenda fin dalla prima sera, la guardo senza riuscire a dire una parola. Per la prima volta maledico il mestiere che ho sempre adorato e me ne sento estraneo. Immagino la casa di Martorano, dove negli stessi momenti (e sarà la televisione a portarla!) sta arrivando quella notizia, naturalmente là ancor più tremenda. Rivedo sulla scrivania il titolo del giorno prima sulle speranze di mamma Paola, vedo la pagina già stampata, ed ora da buttare, con gli appelli di don Ciotti e degli altri: tante parole di amore, di speranza nell’uomo e nella sua capacità di ravvedersi, prima ancora che auspici per la sorte di Tommy.
Ho voglia di andarmene in qualche altro luogo. Ma non si può: dobbiamo andare a scrivere la più brutta e più triste Gazzetta che mai potessimo immaginare.

Gabriele Balestrazzi
 
 

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