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Con la testa nel pallone

Con la testa nel pallone
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di Pietro Razzini
Diciamoci la verità: il grande conflitto che attanaglia ogni essere vivente di sesso maschile da quando riesce a camminare con le proprie gambe, non è distinguere il bene dal male, ma decidere se inseguire un pallone che rotola o due gambe (levigate da ceretta) che scappano. L’eterno dilemma testosteronico: meglio una partita oggi o una cenetta intima domani, e magari dopo domani, ed ancora tra tre giorni?


 Quanto può influire una sfera che entra in rete nel nostro rapporto con il gentil sesso (che poi non è più tanto gentile nel momento in cui scopre che abbiamo scelto un certo tavolo, in un certo ristorante, la sera dell’anniversario, solo perché abbiamo di fronte la televisione che trasmette la finale di Champions League?)?
La risposta è unanime o quasi.  E’ difficile far convivere le due grandi passioni di noi ragazzi.
 Calcio e donne spesso richiedono tempi che si sovrappongono, perché nel week end gioca la serie A, il martedì e il mercoledì è tempo di coppe europee, il giovedì o il lunedì… il mitico calcetto.
Già perché ogni innamorato del football che si rispetti non si limita a guardare le partite ma vuole portare in campo ciò che ammira la sera precedente in tv.  E allora chi ci ferma più?
«In effetti quando entro su un campo di calcetto, il mio primo pensiero è trovare il modo per stupire i compagni con gol particolari», racconta Marco che con i piedi, evidentemente, ci sa fare.


«Io invece metto al primo posto il piacere di stare con gli amici. Tra lo studio e la ragazza non ho tanto tempo da condividere con loro. Il calcetto del giovedì è una piacevole abitudine per incontrarsi e prendersi in giro», ribatte Antonio.
Si ritorna quindi al discorso iniziale. Le fidanzate capiscono questa necessità di cameratismo tipico maschile: «La mia ragazza approfitta del calcetto settimanale per vedersi con le amiche: esce a cena, va al cinema, noleggia un dvd. I tempi per stare insieme si trovano sempre. Basta volerlo», ammette Luca che poi, però, aggiunge: «I problemi nascono nel momento in cui le serate di calcetto diventano due, oppure quando si trova a casa da sola e io ho già organizzato la partita. Rimane scura in volto per un paio di giorni. Poi fortunatamente le passa».
Il mondo che ruota intorno a questo sport è ricco di insidie non solo per quel che riguarda il difficile rapporto tra i successori di Adamo ed Eva.
Spesso, oltre al gesto tecnico di alta classe, sui campi si vede anche il peggio del peggio, sotto il profilo disciplinare e comportamentale, come spiega Giuseppe: «L’inizio gara è sempre soft. Si chiede scusa dopo un intervento falloso, ci si aiuta a rialzarsi, ci si stringe la mano in segno di riconciliazione. Poi, con il passare dei minuti e con l’acido lattico che invade il corpo, le reazioni sono più scomposte».
Giuseppe non è l’unico a raccontare scene di ordinaria follia.
 Continua Filippo: «Se proprio mi devo vendicare, cerco di farlo lontano dagli occhi dell’arbitro, con piccole azioni che servono a fare innervosire l’avversario: uno sgambetto o una gomitata lontano dalla zona dove è il pallone. Qualche parolina poco garbata al momento giusto. State sicuri che la reazione non scapperà alla vista del giudice di gara». E non è finita. Perché Giovanni, per esempio, non è mai riuscito a finire una partita, senza essere ammonito dall'arbitro: «Con il passare dei minuti, aumenta la tensione».
In fin dei conti però, la norma è un’altra: vincere o perdere cambia la vita per qualche minuto.
Ma quando ci si ritrova davanti ad una tavola imbandita, tutti insieme, parlando di calcio, il ricordo delle reti incassate è già lontano: «Non del tutto, comunque. La maggior parte degli argomenti della serata, vanno a toccare gli errori in partita o la descrizione delle azioni più belle. Tutti a esaltare il proprio operato, tutti pronti a fare la graduatoria dei gol spettacolari della partita», conclude Andrea.
Forse siamo riusciti a trovare una risposta alla nostra domanda iniziale.
 Meglio un pallone oggi o una fidanzata domani? In realtà si cerca la soddisfazione personale, e visto il potere crescente che le ragazze stanno acquistando nel rapporto di coppia (ma forse è sempre stato così) noi ragazzi ci accontentiamo di esaltare la nostra supremazia su un oggetto tanto inanimato quanto amichevole: il pallone.
Perché è inutile negarlo: le donne hanno quello che in gergo calcistico viene chiamato «il cambio di passo». Insomma, hanno una marcia in più.
Ma, tutto sommato, a noi va bene così, basta che non ci tolgano il mitico calcetto infrasettimanale.

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