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Clementino, il rapper vola dietro le sbarre

Iniziativa benefica

Il rapper Clementino in visita al carcere di via Burla (il secondo da destra è il sindaco Federico Pizzarotti)

Il rapper Clementino in visita al carcere di via Burla (il secondo da destra è il sindaco Federico Pizzarotti)

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Chiara Pozzati
La voce degli ultimi: il rap «vola» dietro le sbarre. Poi via verso l’Ospedale dei bambini. Clementino, orgoglio partenopeo e verve da vendere, fa visita a 90 detenuti di via Burla. 
Salvo poi raggiungere i piccoli pazienti del Maggiore. 
Il popolare rapper napoletano, schizzato in vetta alle classifiche con la sua O’ vient, è approdato in via Burla ieri mattina. 
La cornice è quella della partita in nome di Marco Simoncelli, fissata per domenica e che vedrà sul campo del Tardini la Nazionale cantanti e l’associazione Amici del Sic. Un match a sfondo benefico per la realizzazione del centro diurno per disabili nella città di Coriano. Il sogno del Sic, come ha ricordato Gianluca Pecchini, direttore generale della Nazionale Cantanti. 
E nella sfilata di big che raggiungeranno Parma in questi giorni, i riflettori puntano su questo 31enne nato a Nola: Clemente Maccaro, da tutti conosciuto come Clementino o Iena White. Ed è bastata una chitarra accordata sul momento per «catturare» i detenuti. 
Nella platea c’è un folto drappello di «terroni inside» - come l’ha apostrofato e si è definito l’artista - che ha partecipato alla performance. Persino i ragazzi extracomunitari, hanno tentato qualche frase di O’ vient. E tutti si sono assiepati attorno al «ragazzaccio» per gli autografi.
 Campione di freestyle, rapper pungente e scatenato taglia i pregiudizi: «Non è vero che chi fa rap ce l’ha col mondo, anzi fa arrabbiare gli altri perché non ha paura di dire le cose come stanno. Abbiamo la libertà di affrontare temi scomodi, che molti non vogliono sentire. La visita di oggi (ieri per chi legge, ndr) è un modo per portare speranza, perché tutti prima o poi possano arrivare alla luce».
 Di gavetta ne ha fatta parecchia, così come di autocritica: «C’è molto di me e della mia terra nei testi. Faccio parte di quella Napoli buona che ce la vuole fare». Col suo berretto voltato all’indietro, i tatuaggi sbiaditi sulle nocche e qualche piroetta sulle sedie coinvolge il pubblico ed è impossibile resistere. 
Anche il sindaco, insieme al direttore del carcere, Anna Albano, e al direttore aggiunto Lucia Monastero, ha voluto godersi lo spettacolo. Tutto questo senza dimenticare «la grande attenzione dell’amministrazione nei confronti del carcere - chiarisce Pizzarotti - che tiene le orecchie tese e cerca di fare quel che può per questa realtà che è parte integrante del territorio. Dalla tettoia da installare all’esterno, all’apertura ai parenti: sono tante le questioni che affronteremo. E’ importante ricordare la vicinanza dell’amministrazione, come dimostra l’istituzione del garante dei detenuti, ma è ancor più fondamentale - e si rivolge direttamente alla platea - che ricordiate: non siete dimenticati».  
 
Chiara Pozzati

La voce degli ultimi: il rap «vola» dietro le sbarre. Poi via verso l’Ospedale dei bambini. Clementino, orgoglio partenopeo e verve da vendere, fa visita a 90 detenuti di via Burla. Salvo poi raggiungere i piccoli pazienti del Maggiore. Il popolare rapper napoletano, schizzato in vetta alle classifiche con la sua O’ vient, è approdato in via Burla ieri mattina.
La cornice è quella della partita in nome di Marco Simoncelli, fissata per domenica e che vedrà sul campo del Tardini la Nazionale cantanti e l’associazione Amici del Sic. Un match a sfondo benefico per la realizzazione del centro diurno per disabili nella città di Coriano. Il sogno del Sic, come ha ricordato Gianluca Pecchini, direttore generale della Nazionale Cantanti. E nella sfilata di big che raggiungeranno Parma in questi giorni, i riflettori puntano su questo 31enne nato a Nola: Clemente Maccaro, da tutti conosciuto come Clementino o Iena White. Ed è bastata una chitarra accordata sul momento per «catturare» i detenuti. 
Nella platea c’è un folto drappello di «terroni inside» - come l’ha apostrofato e si è definito l’artista - che ha partecipato alla performance. Persino i ragazzi extracomunitari, hanno tentato qualche frase di O’ vient. E tutti si sono assiepati attorno al «ragazzaccio» per gli autografi.
Campione di freestyle, rapper pungente e scatenato taglia i pregiudizi: «Non è vero che chi fa rap ce l’ha col mondo, anzi fa arrabbiare gli altri perché non ha paura di dire le cose come stanno. Abbiamo la libertà di affrontare temi scomodi, che molti non vogliono sentire. La visita di oggi (ieri per chi legge, ndr) è un modo per portare speranza, perché tutti prima o poi possano arrivare alla luce». 
Di gavetta ne ha fatta parecchia, così come di autocritica: «C’è molto di me e della mia terra nei testi. Faccio parte di quella Napoli buona che ce la vuole fare». Col suo berretto voltato all’indietro, i tatuaggi sbiaditi sulle nocche e qualche piroetta sulle sedie coinvolge il pubblico ed è impossibile resistere. 
Anche il sindaco, insieme al direttore del carcere, Anna Albano, e al direttore aggiunto Lucia Monastero, ha voluto godersi lo spettacolo. Tutto questo senza dimenticare «la grande attenzione dell’amministrazione nei confronti del carcere - chiarisce Pizzarotti - che tiene le orecchie tese e cerca di fare quel che può per questa realtà che è parte integrante del territorio. Dalla tettoia da installare all’esterno, all’apertura ai parenti: sono tante le questioni che affronteremo. E’ importante ricordare la vicinanza dell’amministrazione, come dimostra l’istituzione del garante dei detenuti, ma è ancor più fondamentale - e si rivolge direttamente alla platea - che ricordiate: non siete dimenticati».   



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