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Disagio minorile: la scrittura per diffondere la legalità

Tra i partecipanti Cosimo Ferri, Caterina Chinnici, Marco Buticchi, Pino Spadaro. Importante tavola rotonda con politici, magistrati e scrittori al Teatro della Rosa.

Il dibattito a Pontremoli sul disagio minorile

Il dibattito a Pontremoli sul disagio minorile

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Mattia Monacchia
 «Il sistema penale minorile italiano è un fiore all’occhiello che tutta Europa ci invidia». Questo il messaggio più forte della tavola rotonda «Il disagio minorile: la scrittura ed il gioco per difendere e diffondere la legalità» organizzata da amministrazione comunale e Istituto Penale Minorile di Pontremoli.
 Il dibattito si è tenuto lunedì al Teatro della Rosa e ha visto la partecipazione del sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri. Tra gli ascoltatori erano presenti anche gli alunni di alcune scuole superiori.
 Il sindaco Lucia Baracchini ha introdotto l'incontro spiegando che «questa è un’occasione importante per riflettere sulle modalità di recupero dei minori disagiati».
L’incontro è stato poi moderato dallo stesso Cosimo Ferri che ha presentato i relatori, a partire da Caterina Chinnici, Capo Dipartimento per la Giustizia Minorile e figlia di quel Rocco Chinnici che 30 anni fa venne ucciso dalla mafia:
«I ragazzi - ha esordito la Chinnici sono i principali destinatari di quest’incontro poiché la devianza minorile è frutto di un disagio. Fino a poco tempo fa i principali reati commessi dai minori erano contro il patrimonio, ora è in aumento la violenza. Bisogna interrogarsi sulle cause del disagio, e la prima a farlo deve essere la famiglia, con l’ascolto».
Dopo Caterina Chinnici, lo scrittore Marco Buticchi, che per ragioni professionali si è relazionato spesso con detenuti, ha «intervistato» Cosimo Rega, ergastolano che da un anno sta scontando la sua pena fuori dal carcere e protagonista del film «Cesare deve morire», e Guglielmo Giuliano, vincitore del premio letterario «Goliarda Sapienza», riservato ai detenuti minorenni.
Entrambi hanno sottolineato il ruolo importante della riflessione e della cultura, con la quale si combatte il grigio di una cella. 
Significativo anche l’intervento di Serenella Pesarin, Direttore generale per l’Attuazione dei Provvedimenti Giudiziari che ha ricordato come il carcere per i minori in Italia sia solo una misura residuale, alla quale cioè si ricorre in casi estremi.
Dello specifico caso di Pontremoli ha parlato invece Antonio Pappalardo, Dirigente del Centro di Giustizia Minorile di Torino, ricordando che la struttura pontremolese è unica in Europa perché è l’unico istituto penale minorile esclusivamente femminile e ha ricordato alcuni progetti, come teatro, laboratori e attività sportive che coinvolgono non solo le detenute ma tutto il personale.
E’ seguito l’intervento del Presidente del Tribunale dei Minori di Bologna, Pino Spadaro, che ha sottolineato come, usando una frase forte e significativa,  alcuni minori, commettono delitti perché «hanno perso la capacità di giocare».
Ci sono state infine alcune domande espresse dal pubblico a cui hanno risposto il procuratore minorile Cristina Mangia e il giudice del Tribunale dei Minori di Genova Giampiero Cavatorta.
Le domande vertevano su come evitare il carcere come misura punitiva per i minorenni: Cristina  Mangia ha risposto che bisognerebbe riflettere sui costi e fare prevenzione, mentre il Giampiero Cavatorta ha ribadito che il carcere minorile è una misura residuale, che si adotta quando è indispensabile far riflettere sul proprio errore il minore condannato. In finale, sono intervenuti alcuni dirigenti scolastici che hanno spiegato come scuola e famiglia debbano concordare i percorsi formativi dei ragazzi.
In conclusione dell'incontro  il sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini ha omaggiato tutti coloro che erano sul palco di alcuni libri.
Infine, Daniela Giustiniani, direttrice del carcere minorile pontremolese, ha invitato i presenti a recarsi nella struttura, dove le detenute avevano preparato un rinfresco.
Mattia Monacchia
 «Il sistema penale minorile italiano è un fiore all’occhiello che tutta Europa ci invidia». Questo il messaggio più forte della tavola rotonda «Il disagio minorile: la scrittura ed il gioco per difendere e diffondere la legalità» organizzata da amministrazione comunale e Istituto Penale Minorile di Pontremoli. Il dibattito si è tenuto lunedì al Teatro della Rosa e ha visto la partecipazione del sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri. Tra gli ascoltatori erano presenti anche gli alunni di alcune scuole superiori. Il sindaco Lucia Baracchini ha introdotto l'incontro spiegando che «questa è un’occasione importante per riflettere sulle modalità di recupero dei minori disagiati».L’incontro è stato poi moderato dallo stesso Cosimo Ferri che ha presentato i relatori, a partire da Caterina Chinnici, Capo Dipartimento per la Giustizia Minorile e figlia di quel Rocco Chinnici che 30 anni fa venne ucciso dalla mafia:«I ragazzi - ha esordito la Chinnici sono i principali destinatari di quest’incontro poiché la devianza minorile è frutto di un disagio. Fino a poco tempo fa i principali reati commessi dai minori erano contro il patrimonio, ora è in aumento la violenza. Bisogna interrogarsi sulle cause del disagio, e la prima a farlo deve essere la famiglia, con l’ascolto».Dopo Caterina Chinnici, lo scrittore Marco Buticchi, che per ragioni professionali si è relazionato spesso con detenuti, ha «intervistato» Cosimo Rega, ergastolano che da un anno sta scontando la sua pena fuori dal carcere e protagonista del film «Cesare deve morire», e Guglielmo Giuliano, vincitore del premio letterario «Goliarda Sapienza», riservato ai detenuti minorenni.Entrambi hanno sottolineato il ruolo importante della riflessione e della cultura, con la quale si combatte il grigio di una cella. Significativo anche l’intervento di Serenella Pesarin, Direttore generale per l’Attuazione dei Provvedimenti Giudiziari che ha ricordato come il carcere per i minori in Italia sia solo una misura residuale, alla quale cioè si ricorre in casi estremi.Dello specifico caso di Pontremoli ha parlato invece Antonio Pappalardo, Dirigente del Centro di Giustizia Minorile di Torino, ricordando che la struttura pontremolese è unica in Europa perché è l’unico istituto penale minorile esclusivamente femminile e ha ricordato alcuni progetti, come teatro, laboratori e attività sportive che coinvolgono non solo le detenute ma tutto il personale.E’ seguito l’intervento del Presidente del Tribunale dei Minori di Bologna, Pino Spadaro, che ha sottolineato come, usando una frase forte e significativa,  alcuni minori, commettono delitti perché «hanno perso la capacità di giocare».Ci sono state infine alcune domande espresse dal pubblico a cui hanno risposto il procuratore minorile Cristina Mangia e il giudice del Tribunale dei Minori di Genova Giampiero Cavatorta.Le domande vertevano su come evitare il carcere come misura punitiva per i minorenni: Cristina  Mangia ha risposto che bisognerebbe riflettere sui costi e fare prevenzione, mentre il Giampiero Cavatorta ha ribadito che il carcere minorile è una misura residuale, che si adotta quando è indispensabile far riflettere sul proprio errore il minore condannato. In finale, sono intervenuti alcuni dirigenti scolastici che hanno spiegato come scuola e famiglia debbano concordare i percorsi formativi dei ragazzi.In conclusione dell'incontro  il sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini ha omaggiato tutti coloro che erano sul palco di alcuni libri.Infine, Daniela Giustiniani, direttrice del carcere minorile pontremolese, ha invitato i presenti a recarsi nella struttura, dove le detenute avevano preparato un rinfresco.

 

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