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Quei nativi digitali malati
di internet e social network

Dieci ore di fila davanti al pc: sempre più adolescenti cyberdipendenti

Bambina davanti a un computer

Sempre più adolescenti cyberdipendenti

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Vittorio Rotolo
La letteratura scientifica li chiama «nativi digitali». Sono gli adolescenti di oggi, sempre più propensi ad instaurare legami virtuali e ad utilizzare in maniera smodata il web ed i social network, fino a diventarne dipendenti. 
Attenzione e ascolto
Un tema sviluppato dall’Ausl di Parma, nell’ambito di un incontro che si è svolto all’Itc Bodoni e che ha riunito psicologi ed esperti. Tutti concordi nel ribadire che la prevenzione delle cosiddette «cyberdipendenze» passa attraverso l’attenzione e l’ascolto. «Il web diventa una sorta di rifugio nel quale i ragazzi possono relazionarsi con gli altri, ma al tempo stesso è pure un mondo aperto, che si colloca al di fuori della possibilità di controllo da parte dei genitori - rileva Fabio Vanni, referente Programma Adolescenza e Giovane età dell’Ausl di Parma -: occorre che l’adulto sia presente, non semplicemente imponendo divieti, ma cercando di cogliere eventuali situazioni di disagio». 
Atteggiamenti aggressivi
Che spesso i giovani manifestano con atteggiamenti aggressivi verso gli altri o facendosi del male. «Da un studio condotto fra il 2007 e il 2009 nella nostra città, abbiamo accertato che su 1.080 utenti fra i 14 e i 24 anni finiti al Pronto Soccorso, il 29% presentava disturbi di natura psicopatologica - aggiunge Vanni -; e di questi solo 1 su 6 era seguito da una struttura pubblica o in privato. Fare rete sul territorio, coinvolgendo medici, associazioni e forze dell’ordine, è indispensabile».
L'identità sessuale? Sul web
Per molti adolescenti, internet diventa pure uno strumento per rivelare tratti della propria identità sessuale. «Comunicarlo attraverso i social, rende l’idea della condizione di isolamento in cui si trovano - spiega Maria Teresa Gaggiotti, psicologa dello Spazio Giovani Ausl di Parma -; utilizzare tale modalità, tuttavia, limita il rapporto emotivo ed affettivo, nonché la possibilità di accettazione da parte di familiari ed amici».
Dieci ore di fila davanti al pc
A contattare il Sert dalle nostre parti, sono anche molti genitori preoccupati perché i figli non riescono a staccarsi dal pc. «Ci sono giovani che, dopo essersi liberati dalla dipendenza dalle droghe, sviluppano quella legata ai giochi di ruolo on line. Che li fanno vivere in un’altra dimensione, tenendoli incollati al computer anche 9-10 ore di fila» racconta Maria Antonioni, responsabile del Sert di Parma. «Il meccanismo è identico: l’unico sistema è sviluppare percorsi graduali di disassuefazione».
Modelli pericolosi
Pure i modelli propinati dai media possono costituire un pericolo. «Perché le nuove generazioni tendono a cristallizzare quegli aspetti di sé che più si avvicinano all’ideale proposto dal messaggio pubblicitario - chiarisce Anna Maria Gibin, referente Programma Disturbi comportamento alimentare dell’Ausl -; e quando ci si accorge che il proprio modo di essere non è vincente, emerge il disagio. Serve una crescita culturale». 
Vittorio Rotolo
La letteratura scientifica li chiama «nativi digitali». Sono gli adolescenti di oggi, sempre più propensi ad instaurare legami virtuali e ad utilizzare in maniera smodata il web ed i social network, fino a diventarne dipendenti. 

Attenzione e ascolto
Un tema sviluppato dall’Ausl di Parma, nell’ambito di un incontro che si è svolto all’Itc Bodoni e che ha riunito psicologi ed esperti. Tutti concordi nel ribadire che la prevenzione delle cosiddette «cyberdipendenze» passa attraverso l’attenzione e l’ascolto. «Il web diventa una sorta di rifugio nel quale i ragazzi possono relazionarsi con gli altri, ma al tempo stesso è pure un mondo aperto, che si colloca al di fuori della possibilità di controllo da parte dei genitori - rileva Fabio Vanni, referente Programma Adolescenza e Giovane età dell’Ausl di Parma -: occorre che l’adulto sia presente, non semplicemente imponendo divieti, ma cercando di cogliere eventuali situazioni di disagio».

Atteggiamenti aggressivi Che spesso i giovani manifestano con atteggiamenti aggressivi verso gli altri o facendosi del male. «Da un studio condotto fra il 2007 e il 2009 nella nostra città, abbiamo accertato che su 1.080 utenti fra i 14 e i 24 anni finiti al Pronto Soccorso, il 29% presentava disturbi di natura psicopatologica - aggiunge Vanni -; e di questi solo 1 su 6 era seguito da una struttura pubblica o in privato. Fare rete sul territorio, coinvolgendo medici, associazioni e forze dell’ordine, è indispensabile».

L'identità sessuale?
Sul webPer molti adolescenti, internet diventa pure uno strumento per rivelare tratti della propria identità sessuale. «Comunicarlo attraverso i social, rende l’idea della condizione di isolamento in cui si trovano - spiega Maria Teresa Gaggiotti, psicologa dello Spazio Giovani Ausl di Parma -; utilizzare tale modalità, tuttavia, limita il rapporto emotivo ed affettivo, nonché la possibilità di accettazione da parte di familiari ed amici».Dieci ore di fila davanti al pcA contattare il Sert dalle nostre parti, sono anche molti genitori preoccupati perché i figli non riescono a staccarsi dal pc. «Ci sono giovani che, dopo essersi liberati dalla dipendenza dalle droghe, sviluppano quella legata ai giochi di ruolo on line. Che li fanno vivere in un’altra dimensione, tenendoli incollati al computer anche 9-10 ore di fila» racconta Maria Antonioni, responsabile del Sert di Parma. «Il meccanismo è identico: l’unico sistema è sviluppare percorsi graduali di disassuefazione».

Modelli pericolosi
Pure i modelli propinati dai media possono costituire un pericolo. «Perché le nuove generazioni tendono a cristallizzare quegli aspetti di sé che più si avvicinano all’ideale proposto dal messaggio pubblicitario - chiarisce Anna Maria Gibin, referente Programma Disturbi comportamento alimentare dell’Ausl -; e quando ci si accorge che il proprio modo di essere non è vincente, emerge il disagio. Serve una crescita culturale». 

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