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Inchiesta: Tutti giù sul prato

Inchiesta: Tutti giù sul prato
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di Giulia Viviani

Due modi differenti di vivere la città di sera, due modi di intendere il divertimento. A separarli c'è piazza Garibaldi, ma anche tante altre cose. Parliamo delle serate in Pilotta che molti ragazzi preferiscono di gran lunga alla movida di via Farini.
Partiamo innanzi tutto dal diverso target. Se a frequentare i locali della via centrale sono soprattutto parmigiani di tutte le età, sia studenti che lavoratori, il prato di piazza della Pace è invece occupato in maggioranza da universitari fuori sede ed erasmus e da sparuti gruppi di migranti di diverse nazionalità. Una babele di lingue e dialetti, dove il parmigiano non spicca certo.
La Pilotta rappresenta per molti un naturale punto di aggregazione in estate, un' occasione per prendere un po' di meritato fresco dopo le temperature da svenimento dell'intera giornata. Rilassarsi sul prato facendo due chiacchiere e bevendo una birra (che non è quasi mai una sola) è la massima aspirazione di molti in città. Ce lo conferma Marzia, 25 anni: «A Parma è difficile trovare un posto dove rilassarsi, in molte piazze non ci sono neanche le panchine. Qui si sta seduti per terra, in un cerchio che si allarga sempre di più e che ti dà la possibilità di parlare anche con chi non conosci». C'è chi si porta la chitarra, chi il tamburello, chi preferisce il prato e chi lo scalino. Nessuno si nasconde se vuole fumarsi una canna. La Pilotta regala un senso di libertà, che va oltre la logica del divertimento ingabbiato nei locali, oltre l'apparenza del tacco 10 e della borsetta griffata. È il vecchio concetto del «divertirsi con poco» perché effettivamente nelle tasche della maggior parte c'è veramente poco.
L'abbigliamento da Pilotta è lo stesso che si usa per studiare in biblioteca o per andare a lezione, difficile vedere minigonne, si opta per i pantaloni corti, le gonne lunghe e scarpe o infradito rigorosamente piatte. Insomma tutto quello che è comodo per stare seduti sul prato a gambe incrociate, perché qui non si fanno «sfilate». Stefania, 24 anni, è una «pentita» della movida, nonostante ci abbia passato le serate degli ultimi tre anni: «Via Farini è troppo costruita, ti vesti in un certo modo, bevi una certa cosa. Qui sto più rilassata, bevo una birra parlando e non mi sento sempre gli occhi addosso».
Non che in Pilotta non ci siano tentativi di approcci, più o meno simpatici, ma l'assenza dello sport della vasca (passeggiata, o meglio dire sfilata avanti e indietro per la via), fa sì che per tentare il rimorchio si debba forzatamente avvicinarsi all'oggetto di attenzioni e mettersi a parlare. E così nascono gli scambi culturali, nonché gli scambi dei numeri di telefono e per i più fortunati si può andare anche oltre.
Lungi però dall'essere un paradiso terrestre, piazza della Pace ha i suoi bei problemi, certo non dissimili da molte altre zone del centro. Il rumore è uno di questi. Se in via Farini si parla di moquette e marchingegni vari per alleviare le sofferenze dei residenti, dall' altra parte di piazza Garibaldi non si prevedono soluzioni al problema e la situazione è aggravata dal fatto che qui non c'è un orario di chiusura e c'è chi rimane anche tutta la notte.
Altro punto dolente di cui molti si lamentano è la scarsa attenzione all'igiene: «Stare qui è l'unica possibilità di stare all'aperto invece che chiudersi nei locali, ma ci vorrebbero assolutamente dei bagni pubblici sempre aperti -dice Roberto, 25 anni - e qualche cestino della spazzatura in più, anche se a volte siamo noi i primi a non stare attenti a certe cose». Particolarmente sentito, più dai residenti che dagli avventori della Pilotta, è il problema della sicurezza. A questo proposito è stato deciso di porre un presidio fisso delle forze dell'ordine nelle immediate adiacenze del piazzale. La presenza di poliziotti e carabinieri divide però i ragazzi. «A me sembrano inutili - spiega Giusy, 30 anni - anzi, mettono tensione, fanno percepire problemi che non ho mai percepito in cinque anni che vivo qui». Non è molto d'accordo Cristian, 30 anni, parmigiano: «La polizia ci vuole, ma non per evitare la confusione e gli schiamazzi, è necessaria a garantire la sicurezza».
Su una cosa però sembrano essere tutti d'accordo: gli eventi gratuiti sono molto positivi. In tanti pensano che le iniziative rendano ancora più viva la piazza, attirando tanta gente. Inoltre, secondo alcuni, tenere occupate le persone, è un buon modo per evitare che queste si dedichino troppo alla bottiglia, raggiungendo a volte alti livelli di propensione alla rissa.
Il consumo di alcool non è un problema che riguarda solo certi ambienti, lo sappiamo, e la sbornia è sbornia in qualsiasi punto della città e sia che si indossino tacchi alti o infradito piatte.
Scene di ragazzi barcollanti, sguardo liquido e risate sguaiate si possono vedere là come qui.
Di positivo c'è almeno il fatto che in Pilotta sicuramente nessuno ci viene con la macchina, tutti a piedi, o al massimo in bici. «E usando la bici teniamo viva la città, in un certo senso siamo garanzia di sicurezza - Luca, 26 anni spiega la sua interessante teoria -. Una città dove non esce nessuno è più pericolosa, se c'è gente in giro c'è meno delinquenza perché ci sono più occhi aperti che vigilano».
Piazza della Pace resterà probabilmente un posto destinato a dividere le opinioni, un posto pieno di contraddizioni che in molti amano e altri guardano con diffidenza.
Ma cercare di mantenere vivo e vivibile un luogo di aggregazione così vasto e accessibile a tutti, proprio nel centro della città, è un segno importante di civiltà e accoglienza che fa onore a Parma.
E pensare che prima non era altro che un parcheggio.

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