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I reati dei figli ricadono sui genitori? Parmigiani divisi

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 Ilaria Moretti

In un mondo dove tutto si consuma alla velocità di internet e le immagini bombardano le case, per «salvare» i propri figli dall’incapacità di amare e di riconoscere il dolore nell’altro conta ancora l’esempio. 
Già, quella parola forse fuori moda che le mamme e i papà parmigiani, però, rispolverano, nel commentare la sentenza con cui il Tribunale di Milano, chiamato a esprimersi sulla vicenda di una dodicenne violentata da ragazzini di due-tre anni più grandi, ha condannato i genitori degli adolescenti a risarcire la vittima con quasi 450 mila euro. 
Motivazioni della sentenza
La motivazione parla chiaro: è venuta a mancare «quella educazione dei sentimenti e delle emozioni che consente di entrare in relazione non solo corporea con l’altro». 
Le colpe dei figli, dunque, devono ricadere sui padri? E, soprattutto, come sono i ragazzi di oggi e quale è la chiave per comunicare con loro? 
I genitori parmigiani
Le opinioni dei genitori anche a Parma si dividono: c'è chi riversa sulla «categoria» molte responsabilità e chi chiede le «attenuanti». 
Ma una cosa non la nega nessuno: quanto è difficile essere mamme e papà. 
«Trovo che oggi molti adolescenti siano abbandonati a se stessi - racconta Simona, mamma di due ragazzine di 12 e 13 anni -: c'è un grande impoverimento di valori. Approvo la sentenza di Milano perché credo smuova le coscienze e ricordi ai genitori che sono loro i responsabili della crescita dei propri figli». 
I valori
Certo, i valori non si trasmettono da soli: «E' un lavoro lungo e difficile - prosegue Simona - , bisogna cercare di condividere dei momenti con i propri figli, momenti che possono sembrare di poco conto ma che in realtà sono importanti, perché offrono la possibilità di aprirsi e raccontarsi. Sono severa anche sull'utilizzo del computer: alle mie, lo faccio usare solo per qualche ricerca e se chiedono il permesso. Penso che prima debbano imparare a ragionare con la propria testa». 
E' colpa dei genitori?
Dito puntato contro i genitori? C'è anche chi dice: non metteteci in croce. 
«Non sono convinta che sia sempre tutta colpa nostra - sottolinea Mirella Ghelfi -, anche i ragazzi hanno una loro testa. Ho un figlio di 11 anni e cerco di fargli capire la differenza tra il bene e il male. Non parliamo specificatamente di ragazze ma tento di trasmettergli il rispetto verso l’altro in generale. Più che con le parole, con l’esempio. L’affetto che vede tra i genitori e l’ambiente in cui cresce fanno più di tanti discorsi».
L'età difficile
 Ma in quell'età delicatissima in cui il piccolo «bruco» diventa «orco» o «farfalla», le generalizzazioni non reggono: lo evidenzia Michele Rastelli, una figlia di 16 anni e un figlio di 13: «Ogni volta che si analizza una situazione del genere bisogna vedere se c'è stata realmente una mancanza da parte dei genitori. Credo che sia importante l’esempio, tenere un comportamento corretto dal punto di vista sociale e familiare, non per forza legato a un modello tradizionale, ma inteso come rispetto. Altra cosa fondamentale è il controllo. Io non sono per il divieto ma per un’osservazione «dietro le quinte», anche per quanto riguarda l’uso di internet: notare i comportamenti insoliti, i cambiamenti repentini di umore. Anche trovare momenti di incontro e condividere interessi può essere d’aiuto, però sempre nel rispetto dei ruoli».
La Tv e internet
Il cammino è zeppo di ostacoli: «Le difficoltà che incontra oggi un genitore sono tantissime - spiega Lucia Miccoli, un figlio di 19 anni e uno di 15 -, il rapporto è molto paritario ed è difficile esercitare autorevolezza. Non entra in casa solo la voce del genitore: ci sono programmi televisivi dove il sesso è piuttosto esplicito e la fascia protetta esiste per modo di dire». Non solo, su internet arriva di tutto e «il sentimento non è più sentimento: solo sesso. E poi c'è il fatto che i ragazzi non si conquistano più le cose e hanno tutto in modo facile. Faccio uscire il più piccolo meno dei suoi coetanei e per questo risulto cattiva. Tra i miei figli stessi vedo già un salto generazionale: tutto viaggia troppo alla svelta, alla velocità di internet. Dobbiamo rallentare. E essere più severi: anche la scuola deve tornare a bocciare di più. I nostri figli hanno bisogno di incontrarsi, di coltivare rapporti vissuti in diretta e non solo su Facebook o con gli sms: è solo guardando in faccia una persona che puoi capire anche il dolore del quale sei responsabile».
 

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