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Auschwitz, solo un grande silenzio

Auschwitz, solo un grande silenzio
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 Finalmente una bella doccia, il mio letto, un bel piatto di pasta della mamma... Poi improvvisamente treni, freddo, baracche, morte, puzza, fame, dolore, sofferenza, filo spinato, SS, cenere, numeri marchiati sulla pelle... e mi vergogno dei miei pensieri... mi viene da piangere,... mi sento improvvisamente sola... e tutto quello che poco fa mi sembrava indispensabile, è ora superfluo, inutile. 

Federica Tedeschi
 Liceo scientifico «G. Marconi» 
 
 Decenni di storia chiusi in un libro non sono nemmeno l’ombra dei soli tre giorni in cui abbiamo toccato con mano l’involuzione da uomo a bestia. 
Federico Donati
 Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Il viaggio ad Auschwitz è prima di tutto un viaggio dentro noi stessi per capire di cosa è capace l’uomo. Una volta tornati a casa è compito di tutti noi tenere viva la memoria. Essere testimoni, in prima persona, di ciò che abbiamo visto. Perchè tutto ciò non si ripeta...
 Luca Danielli
 Liceo scientifico «G. Marconi» 
 
 Auschwitz è un perfetto scenario teatrale. Tinte fosche e spazi indefiniti di una quiete irreale fanno di questo posto il teatro perfetto di innumerevoli atrocità. Mi sono ritrovato legato in una maniera così profonda a persone che non conoscevo, non riesco neppure a descrivere. La vera sofferenza, anche se vista da uno specchio, avvicina. 
 Matteo Ferrari
 Liceo scientifico «G. Marconi» 
 
 Mentre camminavo sulle rotaie che ci portavano verso il bosco di betulle, mi sentivo come un ospite indesiderato, era come se quei sassi mi urlassero «Come ti permetti tu di calpestarci?».
 Chiara Caselli
  Liceo scientifico «G. Marconi» 
 
 Freddo. Un brivido mi scende giù per la schiena ed apro gli occhi. Freddo. L’aria gelida della notte. Freddo. Un movimento e chiudo la finestra, mi copro. Così ad occhi chiusi, penso, penso a loro, al loro freddo. Al loro freddo che non si scalda. Sensazione. Sensazione che nel tempo non cambia.
 Eleonora Fontanesi
  Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Esperienza unica. Fatti che tutti conoscevamo, ma che a vedere sono tutta un’altra emozione. Noi che possiamo ritornare, noi che dobbiamo ricordare e vogliamo trattenere le emozioni vissute. Perchè questi orribili fatti, quasi inimmaginabili, non si ripetano mai più. 
Giorgia Annovi
 Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Lager, campo di concentramento, campo di lavoro e di sterminio. Parole e parole che si riferiscono a una stessa condizione di disumanizzazione dell’uomo. Luoghi di non ritorno, luoghi senza speranze. 
Silvia Mentani
  Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Entrato a Birkenau, l’aria era pesante, il cuore batteva forte... le immagini di quei luoghi per sempre rimarranno dentro di noi, nella speranza che tali orrori non si ripetano mai più.
Manuel Zappetti
   Liceo scientifico «G. Marconi»
 
Non c'è stato spazio, nel nostro viaggio per poter far finta di non vedere, sperimentare, toccare con mano la sofferenza, l’orrore, la disumanità. Incontrando la morte, abbiamo avuto l’occasione di riflettere sul senso ultimo dell’esistenza, di riscoprire la bellezza e l’importanza del poter vivere. Riportiamo a Parma anche il peso della responsabilità che la memoria ci affida. 
Giorgio Trivioli
  Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Com'è diverso l’effetto di un capitolo di storia rispetto al contatto diretto con quei posti, quelle realtà. Un effetto indescrivibile, le sole parole non sono sufficienti a raccontare la disperazione, il dolore e la sofferenza. Riconoscere la disumanità di certi gesti, immaginare quel silenzio che ti pervade l’anima. «The one who doesn't remember history is bound to live through it again».
 Sara Libardi
Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Auschwitz. Quando si comincia a non protestare, ad accettare qualcosa di sbagliato come normale, ecco che inizia il disastro. Perché il cervello si spegne. Perché ciò che è sbagliato, ciò che è terribile diventa come tutto il resto, confondendoci... E si perde la misura di quello che sta accadendo, delle nostre azioni. «Tieni aperti gli occhi e accesa la testa, spesso è facile non vedere...».
  Simone Arganini
 Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Auschwitz è campo di sterminio, monumento alla crudeltà umana, teatro di una delle più tremende manifestazioni di malvagità della storia, ma è anche terreno di raduno e ricordo, di pace e ammenda. E’ meta spirituale, ma anche reperto storico. E’ meta scolastica, ma anche viaggio di maturazione personale. Entrare ad Auschwitz è davvero come entrare in una zona trascendente, fuori dal tempo e dallo spazio. 
Luca Montanari
 Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Forse il vero folle è chi ha lottato, chi ha creduto nella vita. Mi chiedo come abbiano trovato la forza di credere in un domani. Sì, tu sopravvissuto, sei proprio un folle, un piccolo punto di luce nell’immensa oscurità del mare, insegna a tutti, sempre, la vita. 
Merusi Francesca
 Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Solo ora ad un passo dalla fine di questo breve ma intenso viaggio mi rendo conto del suo reale valore: un viaggio della memoria significa ricordare la crudeltà di ciò che è accaduto in un «passato» in realtà a noi vicino; perchè nessun uomo possa più commettere un’atrocità simile. Solo ora comprendo il significato di «conoscenza è consapevolezza».
Francesca Ferroni
  Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Come il paesaggio che scorre dal finestrino di un treno, ogni fotogramma di questa esperienza, silenzioso, s'inoltra indelebile nella nostra memoria. 
Lorenzo Riva
  Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Ero partito con la presunzione di sapere.... Sapere senza vedere non è sufficiente per comprendere. E comprendere è impossibile. Immaginare. L’azione del tempo cancellerà i ricordi più vividi, porterà via con sé i testimoni ed eroderà le prove di uno dei più grossi crimini della storia. Nostro dovere ricordare. 
Vincenzo Abruzzese
  Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Lontani, eppure con la testa ancora là. Un inevitabile pensiero. Quell'aria pesante e l’innocente cielo blu, muto testimone di tanta atrocità: quanti cadaveri volano ancora in quel vento. Pesante questo pensiero che conserverò con cura. Ne farò certo tesoro, lo diffonderò tutt'intorno a me. 
Giorgia Filippini
  Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Perchè in fondo è un po' colpa di tutti...la vergogna dovrebbe prendere il posto di tutti gli altri atteggiamenti. Non è stata solo colpa di Hitler, di Himmler, di Höss, di Mengele. Responsabilità di molti. Responsabilità. Riflettere, conoscere, giudicare, comprendere. 
Erika Fratoni
   Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Stiamo tornando. Profondo silenzio nell’aria di quei campi. Non c'erano parole per spiegare, meglio il silenzio, più adeguato, più chiaro di ogni parola. E quei capelli, quante umiliazioni, quanti diritti violati. Non si può dimenticare. E io non lo farò.
 Maria Beatrice Razzino
   Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 E' difficile anche solo pensare di arrivare ad un tale livello di disumanità, i luoghi sono stati testimoni di grandi sofferenze: le atrocità commesse sono ancora percettibili in ogni baracca, in ogni angolo di quel prato fangoso che ha visto la morte di milioni di persone. Il cielo denso è ancora carico della presenza di tutte le vittime di quel malvagio progetto di sterminio, così «perfetto» e così tremendo al tempo stesso. 
 Greta Lamoretti
   Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Gli ulivi di Gerusalemme si curvarono per non essere fonte da cui trarre il legno per la croce. Le betulle di Auschwitz non ebbero la fortuna di distogliere le loro fronde dalla crudeltà umana. Oggi il nostro compito ergerci come loro, forti e consapevoli custodi della memoria. 
 Francesco Aleotti
   Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 «Ad Auschwitz c'era la neve e il fumo saliva lento, nel freddo giorno d’inverno e adesso sono nel vento. Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio». 
 Camilla Pietra, da Francesco Guccini
  Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 «The one who doesn't remember history is bound to live through it again» . Il nostro compito per la comunità: fare da tramite tra passato e presente. Ci impegneremo al massimo per rispettare il nostro compito. 
 Giulia Volpi
 Liceo scientifico «Marconi»
 
Vastità, silenzio, gelo, cuore stretto. Il bosco di betulle. Come si fa a vivere la pietà? Ogni vita offesa, violata, torturata, chiede e merita pietà. La foto di quel bambino torturato, usato per gli esperimenti, mi guarda. Sguardo che trafigge. 
Rosaria Gallicani
 docente del Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Chiedere ragione è necessario, utile, bello. Chiedere ragione è abituarsi a non lasciar perdere. Chiedere ragione è sentire l’ingiusto e combatterlo. Chiedere ragione è pretendere una vita migliore per sè, per tutti. E’ cercarla. Chiedere ragione è ricordarsi di essere vivi. Auschwitz. E’ chiedere ragione. 
Patrizia Bertolani
 docente del Liceo scientifico «G. Marconi»
 
 Noi, tuttavia, dopo aver visto i luoghi dello sterminio, abbiamo un compito di grandissima importanza: dobbiamo preservarne il ricordo nel nostro cuore, non chiudere gli occhi di fronte a qualsiasi espressione di violenza per fare in modo che tutto ciò non accada più.
Annalisa Ghillani
  Istituto tecnico «M.Melloni»
 
Rendiamoci conto, si è arrivati all’annullamento della persona. Le persone non avevano più una personalità, carattere. Non avevano più un’identità. Erano diventati un corpo senza anima, marchiato con un numero.
Isotta Daddi
  Istituto tecnico «M.Melloni»
 
Desolazione dei campi, desolazione fisica e mentale a cui venivano condotti i deportati. Ma desolazione, soprattutto, di coloro che con fredda determinazione hanno organizzato questo atroce massacro destinato a lasciare un marchio indelebile nella storia contemporanea.
Veronica Bellini
   Istituto tecnico «M.Melloni»
 
Mi fa rabbia la mia impotenza nel non poter cambiare gli avvenimenti, la storia non si può cambiare, ma possiamo far sì che non si ripeta, che non si ripeta l’errore.
Tiziana Donnici
 Istituto tecnico «M.Melloni»
 
Le betulle di Birkenau quel pomeriggio del 30 di gennaio mi osservavano mute, loro hanno visto a che punto può arrivare la follia umana e ne portano la prova tra le loro radici.
Martina Bonatti
  Istituto tecnico «M.Melloni»
 
L'impressione maggiore è stata causata dal vedere la distesa sterminata di terra brinata al campo di Auschwitz Birkenau. Ho pensato per un attimo alla condizione di quei detenuti vestiti di un pigiama leggerissimo in mezzo a quel freddo tagliente.
Francesco Molinari
  Istituto tecnico «M.Melloni»
 
Io cerco di immaginare quello che provava una persona che, liberata, non sapeva dove andare, o con chi andare, senza alcun tipo di risorse, e probabilmente senza alcun collegamento con il mondo.
Mattia Ravanetti
  Istituto tecnico «M.Melloni»
 
Perchè dover sterminare così tanta gente innocente? Innocente come quelle migliaia di visi di bambini a cui è stata tolta l’opportunità di essere felici, a cui è stata tolta l’opportunità di crescere ed amare, ma soprattutto a cui è stata tolta l’opportunità di vivere!
Diana Teresa Chiastra
  Istituto tecnico «M.Melloni»
 
Nonostante il lungo tempo trascorso, è necessario che l’uomo di oggi sia ancora più attento, ancora più sensibile, con un grande cuore!
Serena Bellini
   Istituto tecnico «M.Melloni»
 
Ansia e tristezza. Ansia perché so che questo sarebbe potuto succedere anche ad una persona a me cara. La tristezza l’ho provata uscendo dal campo di Birkenau. Camminavo lungo i binari, binari che tanti hanno percorso una sola volta: entrando. 
Sara Ubaldi
 Istituto tecnico «M.Melloni»
 
Auschwitz, Blocco 21, Memoriale italiano: una spirale, un tunnel, lungo le pareti scorre la storia italiana: l’affermazione del fascismo, il delitto Matteotti, le leggi razziali, una guerra feroce, l’occupazione, la deportazione, la Resistenza, la Liberazione... di nuovo fuori, alla luce, cosa è rimasto di quel lascito, oggi?
Antonio Tagliavini
  docente dell’Istituto tecnico «M.Melloni»
 
E' difficile credere, non vorremmo, eppure la luce del sole colpisce anche quelle terre d’orrore. E’ difficile vivere nella vergogna e nelle consapevolezza di far parte di un'umanità capace anche di questo.
Elena Turchi
   Liceo artistico «P. Toschi»
 
...la cosa strana è che in un luogo come questo oggi si respira una calma apparente 
Sara Prisco
 Liceo artistico «P. Toschi»
 
Un tempo l’angoscia, la paura e la tristezza erano in possesso di questi luoghi. Oggi il silenzio, l’incredulità e il nulla diventano i nuovi padroni. Noi, visitatori di oggi e testimoni, Loro, chi ha resistito e chi non ce l’ha fatta. Noi, liberi di pensare, di esprimerci e di agire.
 Carlotta Quarantelli
  Liceo artistico «P. Toschi»
 
Là dove il silenzio prende il posto di una qualsiasi parola e spiegazione di tutto ciò che ormai sappiamo... Fino a che punto può arrivare la perfidia dell’uomo? Impariamo ad apprezzare ogni minima cosa che ci è stata donata della vita.
Jessica Pacchiani
  Liceo artistico «P. Toschi»
 
Il silenzio di quel posto urla ancora di dolore nella mia mente, ma non è sufficiente tenerlo per me. Occorre che io diffonda questo pensiero in mezzo agli altri, perchè nessuno rimanga impassibile davanti a questa tragedia umana.
Alessandra Zilli
  Liceo artistico «P. Toschi»
 
Ancora si sente l’odore delle carni bruciate, ancora si vedono le orme nel fango. La nebbia cela le ombre della memoria e con il nome di «passato» si nasconde un peccato che resterà per sempre.
 Chiara Zafferri
 Liceo artistico «P. Toschi»
 
Per cinque giorni ho messo in pausa il mio presente, per dare voce al passato di milioni di persone. Per cinque giorni ho vissuto vite altrui, ho camminato in terre di fantasmi. Come un tatuaggio quel silenzio ha trovato in me uno spazio eterno dove riposare e germogliare.
Fabio Scala
  Liceo artistico «P. Toschi»
 
«Il ricordo mantiene vivo ciò che il tempo separa». Se noi continuiamo a ricordare e raccontare manterremo vivo quel tempo non troppo lontano.
 M.Benedetta Bigliardi
 Liceo artistico «P. Toschi»
 
Ho camminato in quei luoghi e ho immaginato accanto a me tutte quelle vite che con dolore e disperazione andavano verso una morte in parte prevista, in parte no, in parte desiderata. Il silenzio e la sofferenza, però, vivono in quei luoghi eternamente e noi non possiamo non ricordare.
Giulia Villa
 Liceo artistico «P. Toschi»
 
Ogni betulla una vita, ogni ramo una donna, un bambino un uomo. Ogni pugno di terra una storia, un amore, un ricordo. Ad Auschwitz-Birkenau le vite dei morti si intrecciano con quelle dei nostri ammutoliti ragazzi che, nel lungo ritorno, restituiranno al mondo che non sa o non ha visto, almeno in parte, quegli sguardi, quei sorrisi, quelle vite. Che la memoria non si spenga.
Laura Bigoi
  docente Liceo artistico «P. Toschi»
 
Freddo. Nebbia. Silenzio. Stanchezza. Tutto ciò ci permette di comprendere ancora meglio la sofferenza, l’angoscia che uomini come noi sono stati costretti a sopportare. Montagne di capelli, oggetti, scarpe, vestiti.... La triste storia di un uomo che non è più uomo.
Elena Ansaldo
  Istituto superiore «Zappa-Fermi» di Borgotaro
 
Andata e ritorno. Questo il nostro viaggio. Era mattina e presto arrivò sera. Quel giorno, calpestai quella terra, respirai quell'Aria. Assaggiai tanto dolore. L’uomo ama e odia, vince e perde. E si disprezza. Se questo è un uomo... Un piccolo ricordo per questa piccola grande parte della storia. 
Maria Garcia
  Istituto superiore «Zappa-Fermi» di Borgotaro
 
Visitare Auschwitz è stata un’esperienza forte. Vedendo capelli, pettini, occhiali rotti, protesi non riuscivo completamente a credere che una cosa così fosse realmente accaduta, sfortunatamente è tutto vero.
Francesca Gatti
  Istituto superiore «Zappa-Fermi» di Borgotaro
 
 Urla il silenzio, mentre cammino nella neve, così come grida la mia mente di fronte a tale disumanità, ripensando a tutte quelle vite rubate e relegate in quelle baracche gelide e silenti. Non c'è risposta. Ciò che resta, ancora una volta, è il silenzio ... il silenzio della follia.
 Sabrina Mortali
  Istituto superiore «Zappa-Fermi» di Borgotaro
 
Il vuoto e il silenzio t'investono lentamente. Tutto diventa tristezza nel luogo in cui veramente l’uomo si è tramutato in bestia. Freddo. Verità. Consapevolezza. Vergogna. 
Veronica Brindani
 Istituto superiore «Zappa-Fermi» di Borgotaro
 
Nella vasta pianura, orizzonti vitrei, gelidi, il silenzio scompiglia i capelli, e il vento sussurra una vecchio canto, non antico, semplicemente logoro. Il filo spinato si trasforma in molteplici corone di spine e le rovine di ciò che è rimasto, di ciò che rimarrà, mute echeggiano morti consumate, neanche morti, macelli, dissoluzioni d’identità. Il silenzio, ecco cosa si sente a Birkenau; il silenzio.
Sony Wyburg
  Istituto superiore «Zappa-Fermi» di Borgotaro
 
Entrando nel campo si ode subito il frastuono del silenzio, un silenzio pesante... che avverto con il cuore.
 Silvia Pes
  ITSOS «C.E.Gadda» di Langhirano
 
L'inferno una volta è stato sulla terra e a noi è stata data l’opportunità di visitare quell'orrore
 Francesco Biavardi
 ITSOS «C.E.Gadda» di Langhirano
 
Le emozioni che ho provato appena entrata nei campi ... sono state di tristezza e angoscia. Ho cercato di immedesimarmi in quelle persone.
Valentina Cavazzoni
  ITSOS «C.E.Gadda» di Langhirano
 
Davanti al forno crematorio di Auschwitz 1 nessuno di noi parlava.
Federico Cecchi
  ITSOS «C.E.Gadda» di Langhirano
 
E' difficile descrivere quello che si prova.
Stefano Curti
   ITSOS «C.E.Gadda» di Langhirano
 
Quando siamo entrati nel museo di Auschwitz ... ho riflettuto molto sul valore che si dà oggi alla vita.
Andrea Righi
 ITSOS «C.E.Gadda» di Langhirano
 
Ad Auschwitz / l’orrore / è una treccia bionda / recisa / che torna a me / dopo settant'anni.
Antonella Antonuccio
  docente dell’ITSOS «C.E.Gadda» di Langhirano
 
Difficile pensare che si tentò di eliminare dalla memoria storica un evento di tale entità e crudeltà. Se i pochi sopravvissuti non avessero avuto il coraggio di raccontare e descrivere l’accaduto, avremmo rischiato di ricordare la deportazione e l’eccidio come un comune atto di prigionia in tempi di guerra.
Andrea Aldrovandi e Mirko Ghirardi
   ITIS «Leonardo Da Vinci»
 
E' impensabile come un uomo sia riuscito a creare l’inferno sulla terra.
Diego Casella
 ITIS «Leonardo Da Vinci»
 
The one who doesn't remember the history, is bound to live through it again.
Michele Gozzi
  ITIS «Leonardo Da Vinci»
 
Usciamo dalla sauna e vediamo un bosco di betulle illuminato dal sole di colore rosso: «che bel paesaggio!», ma subito torna in mente che siamo a Birkenau e lì niente è bello ma solo morte.
Andrea Rossi
  ITIS «Leonardo Da Vinci»
 
Tutto quello che abbiamo visto rimane scolpito dentro la nostra mente e nel nostro cuore. Filmati, foto, testi non possono rendere le sensazioni provate sul luogo dello sterminio. Per capire bisogna viverle. Non ci rendevamo conto della sua vastità fino al momento in cui abbiamo varcato quel cancello: vuoto ma ancora così ricco di presenze e di memorie. Il viaggio. Un percorso a ritroso nel tempo fino al cuore dell’orrore, del massacro e dell’annichilimento dell’individuo.
Francesco Levati, Davide Vanni, Sebastian Davrieux
   ITIS «Leonardo Da Vinci»
 
Al mondo non v'è nulla se non le parole di un folle per cogliere questa dissennata realtà.
Marco De Maria
 Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
 Un mondo parallelo si apre davanti a te, emerge il ricordo, senti la loro presenza e non capisci come l’uomo sia potuto arrivare a fare ciò, percepisci solo in parte quello che è stato, e ti sembra un’offesa nei loro confronti anche solo pensare di aver compreso a fondo ciò che hanno passato.
Luca Bernier
  Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
Dovrei essere un poeta per riuscire con le sole parole a descrivere le emozioni, le sensazioni provate in questo viaggio. Prima l’attesa, il desiderio di vedere, poi il bisogno di capire, di cercare di comprendere ciò che è stato, ora la necessità di raccontarlo.
Maria Chiara Gullo
  Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
 Un’enorme estensione di terreno, circondato dal filo spinato, immerso in un devastante silenzio traducono materialmente il significato dell’assenza di libertà, in cui la persona muore spiritualmente e l’unica cosa che la aiuta ad andare avanti è il coraggio di aggrapparsi alla vita.
Veronica Maneri
   Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
Eccoci qui sul treno di ritorno, speranzosi di arrivare al più presto a casa... Questa è la nostra storia.. altra storia fu invece quella di centinaia di migliaia di persone che verso Auschwitz sono andate e mai più tornate... prima uccisi come persone e poi come esseri viventi.
Antonio Minardi
   Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
Un’immensa distesa verde con baracche di legno: immaginando tutte quelle persone private della loro vita, senza nessuna forza, ma che hanno sempre continuato a voler vivere. Persone che hanno scelto la vita con grande coraggio, hanno creduto nella luce anche quando c'era solo buio.
Chiara Trolli
  Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
Essere là di persona a vedere quei campi ora vuoti, a camminare sul terreno dove sono morti migliaia di innocenti, dove solo il silenzio parla, fa nascere dentro un senso di angoscia e voglia che questo non accada più.
Giada Sabini
  Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
Fare memoria significa dare voce a chi grida silenziosamente. Fare memoria significa capire ciò che significa discriminare per combattere questo male. Fare memoria significa vincere la paura del diverso, ad ogni costo.
Ringozzi Alice
   Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
 Un silenzio che corrode e che si concretizza in ognuno trasmettendo sensazioni uniche e indescrivibili. Un silenzio che parla nel profondo, che urla, poiché vuole essere compreso e ricordato. Un silenzio quasi inefficace, per il fatto che un orrore simile mai potrà essere capito e spiegato da nessuno.
Gian Luca Grassi
  Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
Questo viaggio lo porterò sempre dentro, mi ha toccato, fatto emozionare e imparare. Ho lasciato una parte di me in quel posto, ho lasciato la mia superficialità e ho appreso che dietro un libro, un racconto e dietro la storia non ci sono solo date e eventi da ricordare ma migliaia di persone che hanno lottato per la vita contro la morte, colpevoli unicamente di essere nati...  
Valeria D’Onofrio
  Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
Un genio ed una razionalità disumana che annientava senza scrupoli l’umanità di persone la cui colpa era solamente quella di essere nati...uomini, donne, bambini erano trasformati in bestie da quelli che, in realtà erano i veri animali.
Benedetta Ferrari
 Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
Visitando questi luoghi mi rendo realmente conto di molte cose: della perfezione con la quale funzionava la fabbrica della morte; della razionalità del progetto tedesco; mi rendo conto che di tutto questo forse non avremmo né visto né sentito niente se solo la Germania avesse vinto la guerra.
 Edoardo Ferrari
  Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
Giungere nel cuore della tragedia, dove i volti sono segnati, gli occhi abbassati, le mani irrequiete, le gambe irrigidite, dove il passo è lento e cadenzato e il respiro si fa lieve e sembra volersi assentare. Nel cuore della tragedia giunti per sentirsi legati ad ogni essere umano affinchè nasca libero ed uguale in dignità e diritti.
Stefania Mazzocchi
  docente del Liceo scientifico «G. Ulivi»
 
Un viaggio per avere la conferma di quanto sia indispensabile pensare con la propria testa e quanto sia più facile spesso chiudere gli occhi, le orecchie e la bocca; un viaggio per conoscere l’uomo, per conoscere te stesso. 
Chiara Mari
   Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
Birkenau è la desolazione più totale e completa, è il silenzio personificato, è il nulla che ti parla e ti racconta le atrocità subite da quelle vittime. 
Chiara Giovati
    Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
Non ho mai vissuto un ritorno come questo: una parte di me è rimasta là, una parte dell’uomo è morta là. Ma io posso tornare, ma io devo tornare per far vivere la memoria. 
Alessandro Savi
  Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
Dopo la cerimonia di commemorazione, sentendoci tutti un po' più uniti, ripercorriamo le rotaie del campo di Birkenau, intanto si parla con un amico per condividere quel vuoto che hai dentro o si cerca conforto nel silenzio. Ripassando sotto «la porta della morte», da vivi, si getta un ultimo sguardo a ciò che è stato, con la sola promessa di non dimenticare, mai. 
Carlotta Trascinelli
   Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
Un’immagine è ben fissa nella mia mente: quella di un vestitino logorato dal tempo e dalla violenza. Dietro quel vestito la realtà di una violenza inaudita e oltre ogni limite, violenza che ha colpito anche l’essere più inerme del mondo. 
Jessica Asinari
  Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
C'era il sole sul KL di Auschwitz il giorno in cui lo abbiamo visitato; alle cinque del pomeriggio quel sole lasciò spazio al crepuscolo e all’oscurità. Oggi c'è il sole mentre torniamo verso casa: non vogliamo che Auschwitz scompaia in una nuova notte. 
Mario Taddei
   Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
La locomotiva attraversa lenta il grande arco in muratura. Dalle rotaie si innalza un rumore acuto fino a quando tutto intorno rimane immobile ed il battito del cuore di chi ancora respira accelera. Non è una delle solite soste: è una fermata definitiva, sembra avere il sapore amaro della fine, dell’inizio della fine. Il treno è arrivato a Birkenau. 
Ilaria Cretì
  Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
Fate che il frutto orrendo dell’odio, di cui abbiamo visto le tracce, non dia nuovo seme né ora né mai. Questo è quello che ci chiedono tutte le vittime ormai mute di ogni campo di sterminio. 
Giulia Longhi
  Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
Il silenzio, la desolazione, le torrette di controllo che si innalzavano tra la solitudine e l’aria colpevole del campo hanno evocato in me le prime emozioni di smarrimento e di sgomento.
Valentina Chiesi
 Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
Ora che stiamo tornando alla nostra vita quotidiana ci rendiamo conto di ciò che significherebbe essere privati della nostra casa, dei nostri ricordi, dei nostri nomi, della nostra umanità. 
Maria Eleonora Mosca
 Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
Ciò che ci ha colpito di più è stata la profonda differenza tra Auschwitz 1 e Birkenau; il primo campo sembra un quartiere perfettamente organizzato, il secondo colpisce per la sua vastità e per il suo silenzio. 
Maddalena Zanardi, Matilde Belletti
 Liceo classico «Romagnosi»
 
Il filo spinato tessuto fra i pali in cemento non riesce a trattenere lo spazio sterminato del Lager. Mi colpisce soprattutto il settore degli «zingari», sempre ottimisti, che con i loro strumenti sapevano scacciare, almeno per poco tempo, la cappa di morte che dominava il campo. 
Emanuele Marazzini
   Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
A cosa serve sapere i numeri? A cosa serve sapere quanti? Sono persone. Le persone, una a una. Non tornano più. 
Carlotta Busani
   Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
Siamo stati insieme ad Auschwitz, gli occhi aperti: occhi che hanno visto i segni di ciò che è stato, occhi che hanno cercato conforto, occhi che hanno cercato di non cedere alle lacrime, occhi socchiusi a chiedere perdono, occhi vigili ad attendere pace e giustizia.
Emanuela Giuffredi
   docente Liceo classico «G.D.Romagnosi»
 
 

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