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La tribù dei modi di dire

La tribù dei modi di dire
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Giovanna Melli

La travagliata storia d’ amore tra Renzo e Lucia? Ai ragazzi di oggi basta solo una frase… «andiamo a stiparci?». E tutta la poesia dell’amore sta in un sms. Nel 2011 i giovani non hanno tempo da perdere! L’italiano è modificato, unendolo con parole inglesi o spagnole.  Ma c’è anche chi usa il dialetto parmigiano, restaurato ad hoc. Spesso il soggetto è omesso,  bastano poche parole per capirsi. Citano a memoria frasi di film come attori. E la parola detta col tono giusto «fa figo». Sempre pronti ad inventare, aggiornarsi ed essere sempre alla ricerca del nuovo. 
Luca Ferraro 15 anni studente: «Tra noi giovani usiamo un linguaggio molto veloce che fa da contorno a molti gesti - dice Luca -. Per esempio quando ci incontriamo, o meglio, ci becchiamo, per salutarci diciamo “bella”, al posto di ciao, seguito dallo schiocco del cinque con la mano e il pugno». Parole nuove? Tante, come «sizza» al posto di sigaretta. Non solo l’italiano è stato modificato ma i ragazzi rinnovano anche il nostro tradizionale dialetto: «Per dire ci vediamo abbiamo accorciato e modificato as bechèmma in asbe».
Gabriele Vareschi, 18 anni e studente: «Non uso un linguaggio parlato particolarmente strano o veloce - confida -. Con i messaggini sul telefono abbrevio, mentre quando chatto sul social network con i miei amici preferisco scrivere in italiano corretto».
Francesca Fanfoni, 19 anni studentessa: «Quando parlo con le mie amiche ci piace inventare soprannomi o pseudonimi, come pulce o teso, che sta per tesoro. Purtroppo, mentre parliamo scappano spesso un po’ di parolacce». E per dire «io vado»? Io «viaggio».
Rosanna Esposito, 15 anni studentessa: «Quando ero più piccola mandavo messaggini pieni di parole abbreviate, mentre ora preferisco scrivere per intero ogni frase - dice Rosanna -. Non uso un linguaggio diverso dall’italiano corrente, ma senza offesa è diventato un intercalare che inserisco in ogni discorso».
Luca Fretta, 17 anni studente: «Il parlato è molto più semplice e veloce tra noi. Qualche frase che ora mi viene in mente è andiamo a stiparci che vuol dire andiamo a nasconderci - spiega Luca con un sorrisetto malizioso - e “balza” significa che non ho voglia di fare qualcosa». Anche lo scritto spesso è accorciato negli sms o sui social network come «scs», invece di scrivere scusa».
Matteo Schianchi, 16 anni studente: «Il parlato tra noi ha una particolarità: omette spesso il soggetto. Il protagonista dei nostri discorsi diventa sottinteso, ma tra noi ci capiamo benissimo - dice Matteo -. Le domande sono poste per intero, sono per lo più le risposte che danno spazio all’invenzione di nuovi termini. Per dire, per esempio, che non si va da qualche parte, si dice “foldo” oppure “mollo”. Invece di dire ciao diciamo “siauh”. Scritto proprio così!».
Giuseppe Stirparo, 17 anni studente: «Sono un appassionato di cinema - racconta Giuseppe - e in questo periodo cito spesso le frasi del film di Antonio Albanese “Qualunquemente”. All’ interno della mia compagnia spopola il termine “caino” per indicare una persona cattiva, “bastaso” per dare del bastardo e spesso si usa la parola “blocco” quando si deve interrompere una telefonata».
Nicolò Mambriani, 17 anni studente: «Il saluto non è più il semplice ciao: tra ragazzi uniamo spesso vocaboli in italiano con quelli di altre lingue, tra inglese “oh man” e lo spagnolo “oh hombre”», dice Nicolò che in questo miscuglio linguistico, anticipato sempre dal «oh», aggiunge anche il dialetto parmigiano, con il vecchio, «oh nani».
Daniela Giubellini, 19 anni studentessa all’Accademia a Bologna: «Per dialogare non uso parole incomprensibili o inventate - dice Daniela -. L’ unica mia particolarità è di inserire come intercalare o congiunzione, la parola “tipo”.  Una parola che sto sentendo sempre di più è “trolling” per dire “ti sto prendendo in giro”».
Alessandro Carullo, 20 anni studente universitario di Filosofia del linguaggio: «Non uso parole strane - dice Alessandro -. Ultimamente mi ritrovo a citare alcuni termini che utilizziamo a lezione come ontologico per indicare l’essere in generale, lontano dalle interpretazioni.  Sento molti ragazzi dialogare tra loro e usare spesso “ehi uomo” o la parola “problems” per indicare se c’è qualche problema».
Eugenio Maria De Giacomi, 20 anni studente universitario della facoltà di Chimica: «Per discolparmi da qualsiasi cosa io uso sempre la frase “io non ne so niente”- dice Eugenio -. Il mio linguaggio pesca frasi o citazioni dai film. In particolare, quando parlo insieme agli amici della confraternita universitaria riprendiamo frasi dal film di Kubrick “Full metal jacket” con “Balle, mettiti in ginocchio…»..
Francesco Del Tos, 19 anni studente universitario fuori sede: «Da quando sono a Parma, tante sono le parole o i modi di dire che mi stupiscono e che non comprendo. Per esempio, la frase “ma dabón?!?” mi fa molto ridere, così come usare “oh sto male” come intercalare. Un’ altra frase che ritengo buffa è “e che basa” utilizzato quando si ha bevuto molto, ma anche “tranky” per dire “stai tranquillo”».

-Ecco alcuni esempi
-Bella zio!!!
-Shiauh
-Oh l’hombre
-Ehi bomber
-stanno per ciao
-Ci sta
-per dire sì
-Bollo
-non ho un euro
-Si o no
-per dire non so
-Sizza
-sigaretta
-Appiccio
-accendino
-Mi smolli
-lasciami in pace
-Nec
-al posto di nador
-Balzo
-non ho voglia
-Foldo o  mollo
-quando non si va a un appuntamento
-Caino
-una persona cattiva
-Bastaso
-per bastardo
-Trolling
-ti sto prendendo in giro
-Problems?
-Hai qualche problema
-Tagadà
-sta per ragazzo/a
-furbetta o Squinzia/o
-ragazza/o   giovane


 

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