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Da Tizzano all'Ecuador con Intercultura: il "diario" di Elisa

Da Tizzano all'Ecuador con Intercultura: il "diario" di Elisa
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Un anno di scambio culturale con una famiglia dell'Ecuador ha cambiato la vita di Elisa Galvani, studentessa che vive a Capriglio di Tizzano. Frequenta la 4° N del liceo linguistico "Marconi" e in aprile compirà 18 anni. In Ecuador.
L'avvenuta targata Intercultura è iniziata per caso e ha portato la giovane Elisa a conoscere un Paese lontano da tanti punti di vista... All'inizio non è stato facile convincere i genitori e poi adattarsi a un diverso stile di vita. Ma adesso Elisa è contenta e dice "la mia famiglia" quando parla delle persone che la ospitano nel Paese sudamericano...
Elisa Galvani ha scritto a Gazzettadiparma.it per pubblicare alcune sue foto e per condividere con i lettori la sua esperienza, attraverso una lettera che pubblichiamo di seguito:

Elisa Galvani: programma annuale in Ecuador
La mia avventura è iniziata come un gioco.
Era un mercoledì quando alcuni ragazzi di intercultura sono venuti al Marconi per parlarci di AFS e degli intercambi che fa in tutto il mondo.
Era bello ascoltare le loro esperienze, ascoltare delle loro nuove famiglie, degli amici conosciuti, dei luoghi visitati.
Non so perché, ma quei ragazzi mi avevano convinto ad affrontare una esperienza così.
Scherzando parlo ai miei genitori di intercultura e di una riunione il giorno dopo.
Decidono di andare alla riunione, ed è proprio lì, che Intercultura riesce a convincere i miei genitori ad iscrivermi.
Tornati a casa mi raccontano dei pro e dei contro e di tutte le preoccupazioni che hanno, ma che se mi voglio iscrivere sono libera di farlo. Io sono negativa e  dico loro  che non voglio iscrivermi perché non sarei mai riuscita a vincere la borsa di studio.  Mi dicono che se non mi iscrivo è ovvio che non vincerò la borsa di studio e che provare non costa niente.
Mi convincono. Mi iscrivo.
Faccio il primo test, la prima intervista, i primi giochi psicologici.
Già inizio a sognare ad occhi aperti, ma non voglio illusionarmi, per questo dico alla mia famiglia e ai miei amici che comunque vada festeggio.
Un giorno stavo tornando a casa da scuola, quando mi chiama mia mamma e con voce triste mi dice che è arrivata la lettera e che ho vinto la borsa di studio per partecipare al programma annuale in Ecuador.
In quel momento non sapevo se ridere o piangere. Lo dico alla mia migliore amica che era lì con me, mi abbraccia e inizia a piangere. È contenta ma nello stesso tempo triste perché per 10 mesi non ci vedremo.
Arrivo a casa e leggo e rileggo la lettera e ogni volta che la leggo piango. Piango di gioia perché un altro sogno si stava realizzando, e tutto questo grazie ad Intercultura ed ai miei genitori.
È stata dura convincere i miei genitori, le mie sorelle e mio fratello a lasciarmi andare, perché dicevano che 10 mesi erano tanti,e che andavo troppo lontano.
Io ero felice lo stesso, era il mio sogno.
Vedendomi felice di partire, anche loro hanno cambiato idea e mi hanno detto che se io ero felice, anche loro erano felici.
Il giorno dopo a scuola lo dico alle mie compagne di classe e ai miei professori e tutti mi appoggiano.
Mancava solo la famiglia.
Controllavo tutti i giorni la posta, e niente, non arrivava.
Giusto un mese prima di partire, vedo arrivare il postino con una busta grande bianca intestata Intercultura, finalmente era arrivata la famiglia!
Inizio ad urlare dalla felicità e a piangere. Ero troppo contenta.
La prima cosa che faccio è scrivere una e-mail alla famiglia presentandomi e facendogli un sacco di domande riguardo al clima, la famiglia, cosa portare ecc.
Il 19 agosto, giorno della partenza, arriva in un attimo.
È stata dura salutare tutti i miei amici e la mia famiglia, ma ero pronta per affrontare questa nuova avventura.
Gli “ecuadoregni” siamo in otto. Sette ragazze e un ragazzo. Lì a Roma facciamo un bel gruppo, iniziamo a raccontarci come ci siamo iscritti, perché abbiamo scelto l’Ecuador, e a raccontare le cose strane che avremmo trovato qui.
Con la nostra maglietta gialla, in aeroporto ci riconoscono tutti, e in questo modo, ci siamo ritrovati con tutti i ragazzi tedeschi a Madrid.
In aereo proviamo a studiare un po’ di spagnolo giocando.
Arriviamo in Ecuador dopo 14 ore di volo, ed è meraviglioso!
Ancora non  potevo credere di essere lì, e di viverci per un anno.
Ci aspettavano due giorni di campo di orientamento prima di vedere le nostre famiglie.
Arriva domenica, il grande giorno, il giorno dell’incontro con le famiglie.
Ero agitatissima. Ci portano alla sede dell’organizzazione per aspettare le famiglie.
Stavo parlando con alcuni ragazzi quando sento chiamare il mio nome; era arrivata la famiglia.
Una signora non tanto alta, con i capelli corti e un sorriso in faccia.
Mi aiuta con la valigia e mi accompagna alla macchina dove ci stava aspettando il papà.
Andiamo a casa, dove ci stavano aspettando gli altri membri della famiglia.
Qui in Ecuador ho due sorelle e due fratelli, tutti più grandi, anche se in casa vivono solo un fratello e una sorella, Daniel e Carolina. Ho anche un nipotino di 3 anni, Camilo, che è la gioia di tutta la famiglia.
Sono proprio contenta della mia famiglia. Disponibile, allegra, gentile e brava.
I primi mesi, nonostante mi trovassi bene con la famiglia, sono stati abbastanza duri. Duri perché si sente la mancanza di casa, ti mancano gli amici, devi ambientarti a nuovi ritmi di vita, una nuova lingua, un nuovo mangiare, l’uniforme a scuola, gli autisti degli autobus che guidano come dei pazzi etc. Basta solo abituarsi.
Sono già passati quasi 7 mesi dalla mia partenza e conosco abbastanza bene l’Ecuador.
Alla mia famiglia piace viaggiare, per cui appena possono mi portano a visitare qualche posto.
Il primo viaggio è stato a Guayaquil, la seconda città dell’Ecuador, nel sud.
Una città spettacolare con il suo "Malecòn", il faro e la mitica Bahìa.
Un altro viaggio è stato in novembre, al mare, a Esmeraldas e Las Peñas, stavolta nel nord dell’Ecuador.
Ho conosciuto anche l’Oriente, al confine con la Colombia, regione in cui vivono gli indigeni nella foresta. È un posto spettacolare. Un tramonto magnifico e l’emozione di vedere girare le scimmie per la città.
In febbraio ho dovuto fare una settimana di scambio in un’altra famiglia, e mi è toccata la città di Guaranda. Mi sembrava di essere a casa. Una città piccolina, in cui tutti si conoscono.
In quella settimana, insieme agli altri ragazzi della organizzazione ne  abbiamo approfittato per andare a vedere il Chimborazo, il vulcano più alto del mondo. È stata un’emozione unica. Eravamo sul vulcano più alto del mondo, nel centro del mondo, sotto la neve!
È un paese meraviglioso per i diversi climi che ha durante tutto l’anno e per la diversità di flora e fauna che si possono incontrare.
La cosa che più mi piace dell’Ecuador, è il modo in cui sanno festeggiare. Tutte le feste sono importanti, e tutte le feste si festeggiano anche a scuola.
Solo mancano 3 mesi e questa magnifica avventura finirà. Fino adesso è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Certo all’inizio non è stato facile ambientarsi a tutto, ma poi uno ci fa l’abitudine.
Ringrazio sempre i miei genitori, le mie sorelle, mio fratello, mio cognato e ovviamente tutti i volontari di Intercultura Parma, per avermi dato l’opportunità di fare questa bellissima esperienza.
È una esperienza che ti fa crescere e che ti fa aprire gli occhi verso nuovi orizzonti.
Io consiglio a tutti i ragazzi di fare una esperienza come questa e conoscere le varie culture del mondo.
Un saluto grande dall’Ecuador.
Elisa Galvani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Susanna

    17 Marzo @ 20.54

    Un bacio Ely, sei fantastica. -Tifo per te, perchè sei speciale....come tutta la tua vera famiglia italiana. Continua così, hai tutta la mia stima per quello che stai facendo..

    Rispondi

  • filot

    15 Marzo @ 13.20

    grande Elisa, mi saluti a "Las Peñas" il mio paesino.. Tanto Auguri!

    Rispondi

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