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Ragazzi, non c'è un euro

Ragazzi, non c'è un euro
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di PIETRO RAZZINI

La recessione si fa sentire, eccome se si fa sentire. Non è facile gestire una situazione in cui bisogna tenere controllato il patrimonio familiare e riuscire contemporaneamente a gestire i piccoli vizi che, inevitabilmente, tutti hanno. Usciremo da questo momento di crisi. Sono fiducioso». Parole sagge, preoccupate, interiorizzate al punto da sembrare un appello, uno dei tanti, che viene lanciato dai «capi tribù italiani». Invece no. Chi parla è Lorenzo, 16 anni, di professione studente. Un futuro da politico, un presente sui banchi di scuola. Dal lunedì al sabato, chino sui libri: poi? Poi arriva il sabato sera, la domenica pomeriggio e il portafoglio, inevitabilmente, inizia a piangere. Lorenzo è uno dei tanti figli dell’euro, uno di quelli per cui la «lira» è una parola che ha senso solo con l’accento dopo la prima lettera. La paghetta, per la generazione dell’Europa unita, ha i colori sbiaditi di un «arancino» da 50 euro, un «grigetto» da cinque o, meglio ancora, un «verdino» da 100. Allora la domanda sorge spontanea: se «i grandi» fanno fatica ad arrivare a fine mese, «i piccoli» come gestiscono le proprie finanze?
«Io ho a disposizione 50 euro a settimana - racconta Alessandra, 17 anni -. Ultimamente i miei genitori hanno abbassato la quota che mi davano precedentemente, non tanto per la crisi, ma perché mi detraggono i soldi che accumulo con le multe in motorino. Rischio di dover andare in banca a chiedere un prestito se continuo così». Sorride preoccupata la bella Alessandra mentre guarda la sua Vespa lievemente rigata.
Continua Giuliano, 18 anni: «Non mi piace pesare totalmente sui miei genitori. Sfrutto le prime ore del sabato pomeriggio per fare qualche lavoretto in casa, così da guadagnarmi il denaro che mi dà papà. Come li spendo? Sabato sera vado a ballare, regolare. Poi compro i giochi per la consolle, esco con gli amici. Penso di essere nella norma».
Chi invece ha bruciato le tappe è Ivan, 16 anni: «I soldi non mancano, solo che ho le mani bucate e dopo due settimane sono già a secco. Allora mi devo inventare sempre qualcosa: i nonni sono spesso la mia salvezza. Tuttavia, tra palestra e vestiti, spendo almeno 300 euro al mese».
Elisa, coetanea di Ivan, non ha gli stessi problemi: «Il sabato sera non mi costa molto: entro in discoteca con le riduzioni o gli omaggi, mi offrono da bere gli amici e devo pagare solo il guardaroba». Il vantaggio di avere un bel viso è tutto qui.
Continua Silvana, 17 anni: «Vado a fare shopping con mia mamma e quando ho bisogno, basta che chieda. I miei non mi hanno mai dato una quantità fissa di denaro a settimana. Io non sono una ragazza che pretende: sono in grado di capire la situazione e mi pongo dei limiti». Fosse sempre così.
Oculate le scelte di Luca, 18 anni: «Io guadagno un po' di soldi attraverso le ripetizioni ai ragazzi delle scuole medie. In questo modo posso permettermi di arrivare a fine mese senza il bisogno di chiedere ai miei più dei 30 euro che mi danno a settimana».
Per molti la domenica sera è il momento di passare alla cassa. Per tanti ma non per tutti: «Con mio padre l’appuntamento per riscuotere il “malloppo” è a inizio mese - spiega Enrico, 18 anni -. E' convinto che sia importante saper gestire il denaro e, sui 30 giorni, è un buon banco di prova. Solo che io rischio di fallire clamorosamente ogni volta. Arrivo alla fine con pochi spiccioli nonostante i 120 euro iniziali».
Benedetta, di due anni più giovane, non si dà pace: «Questo mese ho speso 40 euro in ricariche del cellulare, senza contare tutte le altre uscite. Ho dovuto ricorrere alla “riserva di Natale”. Lo urlo pubblicamente così che le amiche lo sappiano: quest’anno per i regali dovrete accontentarvi». Marco, 18 anni, vede la sua paghetta dissolversi sempre in poche ore: «Il sabato sera è un delirio. La maggior parte dei miei 30 euro scompaiono in un attimo: per il resto qualche merenda a scuola e una ricarica del cellulare ogni tanto».
Dello stesso parere il compagno di classe Riccardo: «Anche per me il weekend lascia il deserto nel portafoglio: un aperitivo, una cena, un dopocena in discoteca e 20 euro non sono sufficienti».
Insomma non ci sono dubbi: anche tra i ragazzi è periodo di recessione. Motivazioni diverse ma risultato finale uguale: il buon vecchio salvadanaio a forma di porcellino è stato distrutto tempo fa e il piatto piange. E allora l’unica cosa da fare è fidarsi di Lorenzo che, dall’alto dei suoi 16 anni, ha un pensiero positivo: «Presto finirà, bisogna solo tenere duro». Già, ma così rischiamo di invecchiare senza una pensione.

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