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Non solo chiacchiere e shaker

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La notte, vissuta dall’altra parte del bancone, è di tutti i colori. A volte è rossa. Come le tracce di rossetto che le ragazze lasciano sui bicchieri. Altre è verde: soprattutto se è venerdì, la serata decisamente più «alcolica» della settimana, e il cliente di turno - all’ennesimo drink - al posto di chiederti «un coca e rhum» sbiascica suoni tutti da interpretare in una lingua difficile da comprendere: quella dell’ubriaco.

Altre ancora è nera:  soprattutto se la sete di emozioni, assolutamente non appagabile dall’alcool, a fine serata sfocia in una lite senza senso, come purtroppo di tanto in tanto accade. Ma una cosa è certa. Se fai la barista, nessuna serata sarà mai uguale ad un’altra.  C’è la volta che avresti voglia di andare a dormire prestissimo, ma sai che prima delle 5.30 del mattino non potrai toccare il letto, e i clienti da servire arrivano a palate, ininterrottamente, fino all’orario di chiusura.

 Poi c’è la volta in cui sei «carichissima» e la serata è «morta» come poche, (succede soprattutto a fine mese, durante il week-end che precede l’arrivo degli stipendi).  Ma anche nelle serate in cui il tempo non passa più, inevitabilmente, puntualmente, accade qualcosa degno di essere ricordato. Un esempio? Sei lì a chiacchierare con i tuoi colleghi, il locale è semideserto. Ad un certo punto vedi una macchina arrivare a tutta velocità nel parcheggio fermarsi dritta contro un palo della luce. Come se niente fosse, il conducente scende, non controlla nemmeno gli eventuali danni e si dirige verso il locale.  Prima cerca di «forzare» la porta di sicurezza, ovviamente chiusa dall’esterno, poi trova  la porta giusta ed entra. Non si guarda nemmeno attorno. Sente la musica e comincia a ballare come un forsennato. Ad un certo punto, però, per attirare l’attenzione dei suoi amici, comincia a dare dei pugni contro il vetro della porta. Visto il background, il capo interviene.  E lui: «Ti prego noooo - intanto lo abbraccia -. Non mi puoi buttare fuori anche tu. Stasera sono stato buttato fuori casa da mia moglie. Io voglio solo ballare». Detto, fatto: balla, da solo e senza fare danni, fino alle 4 del mattino. Dopo quel giorno tornerà altre volte: in condizioni migliori e sempre molto gentile, grato per la possibilità di sfogarsi che gli è stata concessa.  Altri invece, delle tante possibilità di sfogarsi offerte da un locale notturno, se ne approfittano. Sono le undici e mezza di un sabato sera. Entrano due ragazzini: uno ha la faccia di un colore indefinito tra il bianco, il grigio e il verde. L’altro, decisamente più «sano», domanda: «Possiamo andare in bagno?». Rispondi «sì» e pensi: «Speriamo bene». Dopo un buon quarto d’ora i due escono e, nonostante la voglia sia molto poca, è d’obbligo andare a controllare le condizioni della toilette. Apri la porta tappandoti preventivamente il naso e quasi non credi a quello che vedi: nonostante il wc e il lavandino siano separati da nemmeno mezzo metro, il ragazzo tra il bianco, il grigio e il verde ha deciso di riversare il suo malessere proprio nel lavandino, colmo di sostanze non descrivibili fino all’orlo. Ma, aneddoti splatter a parte, fare la barista ha anche tanti lati positivi.

Si conoscono tantissime persone, di ogni età e di ogni genere. Ci si affeziona ai deejay, ai quali diventa più che legittimo richiedere canzoni, e ai clienti abituali, quelli con cui scambi quattro chiacchiere sempre volentieri e che appena possono ti danno una mano, anche solo riconsegnandoti il loro bicchiere vuoto piuttosto che abbandonarlo fuori nella zona fumatori.  E, a volte, si ha la possibilità di assistere a momenti di pura positività. Come quando il ragazzo indiano delle rose - nonostante il freddo, il gelo, il vento e la neve - scende dal Prontobus ed entra nel locale. Nessuno gli compra niente, ma qualcuno, preso dall’euforia della serata, gli offre una birra e un po’ di compagnia. Lui smette di vestire i panni del venditore ambulante per indossare quelli del cliente.  E i suoi fiori, appoggiati sul bancone del bar, ci stanno pure bene.    

 

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  • franz

    14 Dicembre @ 00.39

    ogni commento su questo articolo è superfluo...ma chi ha scritto ste stronzate!?!? tu barista che vendi bevande alcoliche dalla mattina alla sera e se poi qualcuno ti gogna nel lavandino ti lamenti pure...intanto però la cassa è sempre più piena! RIDICOLI

    Rispondi

  • marco

    14 Dicembre @ 00.29

    ma se è un lavoro così "allucinante", perchè non cambiate mestiere voi baristi? E poi scusate, mi sembra ridicolo lamentarsi o commentare le reazioni di certi clienti ubriachi e molesti, visto che ad alcolizzarli ci pensate proprio voi baristi...e che è lungi da voi negare il 20esimo coktail al ragazzo che biascica "suoni incomprensibili" di fronte a voi ("serata verde"? riferimento ai làuti incassi?). Che articolo ridicolo mamma mia si salvi chi può!!!

    Rispondi

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