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Baby squillo? Parliamone Ma senza ipocrisie

VistodaParma di Pino Agnetti: "Parlarne è la prima cosa da fare se vogliamo bene ai nostri figli"

Baby squillo? Parliamone Ma senza ipocrisie
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Pino Agnetti
So bene di stare per addentrarmi in un campo minato. Di quelli dove, ad ogni passo, si rischia di mettere un piede sopra le trappole esplosive dell’ipocrisia e del conformismo dominanti. Ma lo faccio volentieri. Perché non si può restare in silenzio e semplici spettatori passivi di fronte al dilagare della tragedia – io la chiamo così, «tragedia», e non «fenomeno» – delle baby squillo. 

Avete presente? Tutto sembrava confinato a un pur sconvolgente, ma isolato, fatto di cronaca affiorato la settimana scorsa. Protagoniste due minorenni romane (rispettivamente di 15 e di 14 anni) che si prostituivano nello scantinato di un palazzo dei Parioli, il quartiere «vip» della capitale. Lo stesso dove si trova anche il liceo frequentato dalle due ragazzine entrambe di famiglia benestante, come per altro la maggior parte dei loro compagni. Ebbene, sono bastati pochi giorni perché le denunce di altri orrori dello stesso genere si moltiplicassero da un capo all’altro del Paese. All’Aquila, il vescovo ausiliare Giovanni D’Ercole ha reso pubblica la confidenza fattagli da un medico: «Monsignore, conosco diverse ragazzine anche sotto i 14 anni che si vendono per una ricarica telefonica». Ieri, il direttore del reparto pediatria dell’ospedale «Fatebenefratelli» di Milano ha denunciato che in alcuni istituti del capoluogo lombardo ci sono delle adolescenti che si prostituiscono nei bagni della scuola in cambio di qualche «regalino». Gli stessi investigatori romani dell’operazione «Ninfa» - il nome in codice dell’inchiesta che ha già portato in carcere per sfruttamento della prostituzione minorile cinque persone compresa la madre di una delle due baby squillo dei Parioli – hanno esteso le indagini anche a Bologna e a Firenze. E se prendiamo in mano gli ultimi rapporti sulla prostituzione in Italia, scopriamo che, sì, la maggior parte delle 2.600 minorenni che si prostituiscono in Italia provengono dall’Est (in particolare Romania e Albania). Ma anche che sui social network sta crescendo a vista d’occhio il numero delle richieste e delle offerte di natura sessuale aventi a un capo del filo, appunto, dei minori italiani. Infatti, è proprio collegandosi con uno dei tanti siti online per incontri che ha avuto inizio la discesa all’inferno delle due ragazzine romane che, da allora, hanno cominciato a ricevere dai 2 ai 300 euro a prestazione sessuale. «Siamo ragazze esigenti. Vogliamo macchine, vestiti, cose griffate», ha raccontato una di loro ai magistrati. E se non fosse stato per l’altra madre delle due, che stanca di vedersi arrivare a casa la figlia agghindata con borse e scarpe di lusso un bel giorno ha deciso di rivolgersi ai carabinieri, lei e l’amica sarebbero ancora lì a ricevere le visite del «Cliente Marco, ore 5.30» o del «Cliente Augusto, ore 6» (dai messaggi registrati sui telefonini delle squillo bambine). Tutta gente di successo – avvocati, ingegneri, manager in trasferta per motivi di lavoro nella capitale – che spesso andava a prenderle direttamente all’uscita da scuola. Mentre i «protettori», anch’essi della «Roma bene», erano a loro volta prodighi di smancerie e di messaggini tipo «Il mio amico ha apprezzato molto la tua amichetta» e «Mi piaci, ti porto in barca». 
Inutile dire che erano in molti a sapere. A cominciare dai compagni di scuola. Ed è proprio questo considerare tutto sommato «lecito» e «normale» prostituirsi a 13 o a 14 anni, questo vedere nella mercificazione del proprio corpo una «opportunità» da cogliere e sfruttare l’aspetto più sconvolgente e devastante di una tragedia fatta anche di droga, di video porno, di alcol e di discoteche che offrono l’ingresso gratis alle ragazzine minorenni purchè si mostrino «carine» con i clienti. Cominciamo a parlarne apertamente anche qui a Parma. Senza infingimenti e ipocrisie di sorta. Ovunque: in casa, a scuola, sui giornali, dove vi pare. Ma parliamone. E’ la prima, ma fondamentale, cosa che possiamo fare se davvero vogliamo bene ai nostri figli.
 

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  • Biffo

    18 Novembre @ 16.37

    Agnetti, Lei ha ragione, la Sua analisi è condivisibile, così come iol'invito a parlarne. Purché tutto non si riduca a emettere suoni, in chiave retorica, moralistica e, soprattutto, ipocrita. Il fenomeno delle baby-squillo, è, probabilmente, circoscritto a certi censi e ceti; le ragazzine che si vendono o si donano ad adulti mi pare poco diffuso. Molto più alto è invece il numero delle pre- ed adolescenti che fanno sesso, di vario tipo, con i coetanei. Sarebbe ora che, lasciando da parte prudèries, rossori di gote, espressioni scandalizzate, le agezie educative, formative e informative, Chiesa, scuola, psicologi, genitori, si decidessero a parlare di educazione sessuale, intesa non come quella genitale di modello scandinavo, ma tale da insegnare stima, rispetto, amore reciproci tra ragazzi e ragazze. Smettiamola con il passaparola malizioso, da caserma, che si riduce a miserande informazioni errate e tali da indurre, poi, in errore, con conseguenze nefaste, tanti giovanissimi.

    Rispondi

  • maxbonny

    18 Novembre @ 16.21

    Ipocrisia ? Ieri pomeriggio, quindi in fascia più che protetta, stavo guardando un film abbastanza comico con un noto attore brillante che a un certo punto si "rapporta" con espressioni inequivocabili con un'anziana vicina che per giunta togliendosi la dentiera, per aggiungere se vogliamo un tocco in più di cattivo gusto, "salda a modo suo" le prestazioni tecniche del ragazzo. Ora, anche non volendo demonizzare come al solito internet, dove tutti possono accedere a tutto e di più sull'argomento, diventa veramente difficile pensare di poter tenere i ragazzi lontani dal sesso anche in età adolescenziale, quando il bombardamento di scene esplicite e/o di doppi sensi e/o di utilizzo allusorio del sesso anche per pubblicizzare degli yogurt è ai livelli odierni. Se poi aggiungiamo che crisi, edonismo o bisogno di apparire, rende necessario disporre di sempre maggiori somme di denaro e la domanda non manca mai, il passo è breve.....triste.....ma breve.

    Rispondi

  • 17 Novembre @ 23.55

    Troppa la voglia di urlare contro qualcuno, di dare la colpa a chi ha fatto dell'apparire un metodo di vita, di trovare scusanti per non sentirsi responsabili di questo sfacelo. Vendere il proprio corpo dando valore alle apparenze porta solo a insicurezze e disagio.

    Rispondi

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