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I giovani, il futuro, le paure: le prime risposte

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Eravamo partiti dalla lettera di Carlotta, diventata protagonista anche della seconda puntata della trasmissione di Tv Parma "Lettere al direttore". E vi avevamo chiesto di scriverci la vostra testimonianza su un tema molto attuale: la poca fiducia dei giovani nel futuro. Ecco le prime risposte, quelle di Silvia e Fabio.


Egr. Direttore,
ho letto con molto interesse il Suo editoriale pubblicato domenica 06.03.2016.
Concordo pienamente con i dubbi di Carlotta, in quanto anch’io, nell’ultimo anno sto vivendo le sue stesse perplessità pur avendo un’altra età e, in merito vorrei raccontare la mia esperienza.
Quando mi sono diplomata, queste problematiche non c’erano, perché dopo 6 mesi dalla fine della scuola superiore ho trovato subito un’occupazione, che ho proseguito fino al Gennaio 2015.
Prima di iniziare la mia carriera lavorativa, avevo molti dubbi, perché, appartenendo alle categorie protette, non sapevo di ottenerla così velocemente, ma mi sbagliavo perché ho trovato un’ottima azienda che mi ha assunto senza pregiudizi e degli ottimi dirigenti/colleghi.
A mio modesto parere, devo però constatare che i tempi di allora (parlo del 1992) non sono più come quelli di adesso: mi sembrano peggiorati pur essendoci le leggi che però non vengono applicate.
Ora, bisognerebbe essere figli di …, conoscenti di … per trovare facilmente un’occupazione.
Perciò, i giovani disabili che possono lavorare e normodotati preferiscono andare all’estero.
D’accordo, sono esperienze molto positive, perché le aperture mentali sono diverse in tutto e per tutto (parlo per esperienze personale), ma sarebbe meglio che il lavoro lo si trovasse in casa propria.
Fin ad ora, nessuno ci ha comunicato che fra 6 mesi in Italia, ci sarà una rivoluzione positiva per tutti, ci vorrebbe la bacchetta magica…
Per questo motivo dico “AIUTATECI AD AVERE FIDUCIA, SENZA FALSE ILLUSIONI, PERCHE’ DI PERSONE TALENTUOSE E ONESTE CE NE SONO MOLTE, QUINDI DATECI LA POSSIBILITA’ DI FARCI VALERE”!!!
Distinti Saluti

Silvia Marinucci


Egregio Direttore,
le scrivo dopo aver letto il suo editoriale dove invitava proprio noi giovani a portare il nostro punto di vista o le nostre esperienze.
Io sono un ragazzo di 22 anni e premetto di aver già avuto la fortuna di fare un'esperienza importante all'estero, avendo frequentato per due anni l'Università di Lione. Ad oggi sono il coordinatore provinciale del Movimento Giovani Padani di Parma.
Personalmente credo che tutto parta da una base ormai evidente, quella di uno stato e di un governo che non investe e non ha intenzione di investire sui propri giovani, sul proprio futuro.
Partendo da questo tipo di scelta da parte delle istituzioni, sono tanti i fattori che portano i ragazzi ad essere sempre più disillusi e sfiduciati.
Il sistema scolastico italiano in primis presenta programmi e corsi sempre meno specializzati, che non permettono ai giovani di presentarsi veramente pronti per un mercato del lavoro ad oggi esigentissimo. Possiamo pensare all'insegnamento delle lingue straniere e dell'informatica, requisiti fondamentali per il lavoro oggi, ma trattati ancora con troppa superficialità.
Molto spesso inoltre, parlando di università, i corsi si presentano sempre più costosi non permettendo a tutti di poter proseguire gli studi o costringendo le famiglie a enormi sacrifici. E quando questi corsi vengono poi gentilmente offerti a chi sbarca in Italia il giorno prima, qualcuno si arrabbia.
Entrando nel mercato del lavoro, il panorama che si delinea è quello di un precariato e di una corsa al ribasso continua, aggravata dalle ultime riforme del governo.
Non parliamo dei giovani che vorrebbero creare una propria famiglia e avere dei figli. Lavoro sicuro e indipendenza economica sono molto spesso irraggiungibili, inoltre per i nostri ragazzi certe agevolazioni e certi aiuti non sono contemplati, non hanno questa fortuna come altri anche in questo caso. Gli asili gratis sul modello francese potrebbero esser un buon inizio.
Questa situazione, purtroppo, spinge spesso i nostri giovani a cercar fortuna all'estero, portando le proprie competenze e la propria freschezza altrove, e credo che questo sistema se portato avanti sarà uno dei principali fattori della morte definitiva del nostro paese.
Ed è inoltre demenziale come questo governo e questa Europa stiano operando una vera e propria sostituzione di popoli. Mentre i nostri giovani sono costretti ad andarsene, il governo italiano continua ad importare "nuovi schiavi", manodopera a basso costo che oltre ad abbassare il livello della qualità, crea concorrenza sleale nei confronti dei tanti ragazzi che non hanno la possibilità di andarsene, o che semplicemente non vogliono lasciare la propria terra.
La barzelletta che i giovani italiani non vogliono fare più certi lavori deve finire. Io in primis ho fatto lavori molto umili per aiutare la mia famiglia, come ad esempio pulire fialette con un pannetto per 8 ore tutti i giorni. Il problema non è il tipo di lavoro, piuttosto quando il lavoro si trasforma in schiavitù sottopagata. E qui torna poi il discorso la concorrenza sleale di cui parlavo sopra, perché per necessità chi arriva nel nostro paese non avendo nulla, è disposto a svendersi per molto poco.
Non voglio negare poi che ci siano ragazzi svogliati o con poca iniziativa, e qui bisognerebbe ragionare su sistemi e su politiche che permettano ai ragazzi di essere maggiormente partecipi e coinvolti, in modo da stimolarli e far nascere in loro passioni. Credo che ad oggi ciò che si fa anche in quest'ambito non sia sufficiente.
Finito il quadro generale delle problematiche, ci tengo a precisare che in me non vive un pensiero disfattista o pessimista, anzi. Anche il mio "impegno politico" nasce proprio dalla voglia di impegnarmi per cambiare radicalmente questa situazione e migliorare il futuro mio e dei miei coetanei, e non solo.
Io amo il mio territorio e vorrei davvero potermi creare un futuro migliore dove sono nato e cresciuto. E penso che tanti giovani come me abbiano questo desiderio.
Però per raggiungere questo cambiamento dobbiamo darci da fare, dobbiamo metterci la faccia e cercare ognuno nel proprio piccolo di dare un contributo importante. Lamentarsi mentre si sta seduti con le braccia conserte non risolverà la situazione.
Concludo ribadendo quanto i giovani siano il motore, siano il tesoro di una società, di un paese. E se questo stato non vuole darci un futuro, allora dobbiamo impegnarci e lottare per invertire questo sistema e riconquistare una prospettiva importante.

Depiatri Fabio - Coordinatore provinciale MGP Parma

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • marirhugo

    08 Marzo @ 23.02

    Nel futuro c'e' il nulla eterno e io sono molto preoccupato, fino alla paura,oltre la paura. per la miseria:l'eternita'! Terribile!

    Rispondi

  • Vercingetorige

    08 Marzo @ 17.13

    Caro Direttore , mi sa proprio che i giovani siano "gufi" !

    Rispondi

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