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Kandinsky, il vortice del colore

La ricerca stilistica e il mondo poetico di uno dei massimi pittori del '900

Opera di Vassily Kandinsky

Opera di Vassily Kandinsky

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Stefania Provinciali

Folgorato dalla visione di «I covoni» di Claude Monet nella mostra degli Impressionisti a Mosca, del 1896, Vassily Kandinsky lascia la carriera universitaria per diventare pittore. Ha trent’anni e decide di intraprendere gli studi artistici a Monaco abbandonando quelli fino ad allora intrapresi di diritto ed economia. Già in questa decisione si delinea la personalità ed un insolito inizio di un grande del Novecento, dagli interessi artistici che abbracciano pittura, musica, teatro, nei quali cerca e difende lo spirituale nell’arte, titolo di un suo saggio fondamentale. Prende forma allora la complessità di una attività creativa che va intesa non solo con riferimenti visivi e formali ma interpretata seguendo un percorso ideale, lirico, universale, oltre i confini della pittura per un uomo che vive la cultura di tre Paesi, della sua terra di Russia, della Germania, della Francia senza sentirsi pienamente cittadino di uno di essi ma trovando, in quei territori diversi dalle diverse radici, nuovi stimoli per la sua produzione artistica. Una grande retrospettiva che porta a Milano le opere del Centre Pompidou, è aperta fino al 27 aprile, a Palazzo Reale: una vera e propria full immersion nel viaggio artistico e spirituale di uno dei pionieri dell’arte astratta. Promossa e prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, con il Centre Pompidou di Parigi, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, l’esposizione, è a cura di Angela Lampe, in collaborazione per l’Italia con Ada Masoero. Il percorso, composto di oltre ottanta significative opere, inizia «immergendo» il visitatore in un ambiente che si propone «...di trasportarlo fuori dallo spazio e dal tempo»: una sala con pitture parietali. Ricreata nel 1977 dal pittore restauratore Jean Vidal, presenta pitture concepite rispettando fedelmente i cinque guazzi originali, eseguiti da Kandinsky per decorare un salone ottagonale della Juryfreie Kunstausstellung. Segue un percorso cronologico, suddiviso in quattro sezioni, che attraversano i periodi principali della vita e dell’evoluzione artistica ad essa commisurata, passando dalle prime esperienze russe, alla progressiva stilizzazione delle forme; dal Bauhaus di Weimar, fino agli anni 30. La vicenda riporta alle profonde radici russe dell’autore e testimonia quali stretti legami egli abbia mantenuto, per tutta la vita, con la sua patria. È Kandinsky stesso ad attribuire all’«immagine complessiva, interiore ed esteriore, di Mosca» un’importanza fondamentale: la città è il suo «diapason pittorico», scrive nel 1913. Al tempo stesso, egli si sente anche «non-russo» e si ritiene russo solo a metà, essendo stato allevato da una nonna baltica con canzoni e libri infantili tedeschi. Kandinsky visse per trent’anni in Germania, ove pubblicò i suoi scritti teorici più importanti nella lingua di Goethe; tuttavia, sul finire della sua vita, in occasione di una grande mostra a Berna, venne presentato come «un maestro francese del presente», e la sua vedova, alla fine, decise di donare l’intero lascito al Centre Pompidou. E’ il 1896 quando Kandinsky si trasferisce dalla Russia a Monaco, dove resterà fino al 1914, per studiare pittura. La città tedesca in quel momento sta abbandonando la moda simbolista per diventare la capitale europea del Jugendstil, corrente artistica che cerca la via dell’arte attraverso i progetti decorativi. Kandinsky esordisce con piccoli paesaggi ancora tardo-impressionisti come in Schwabing, sole invernale, del 1901 e con tempere simboliste dai colori lucenti, ispirate alle antiche leggende germaniche e alla vita della vecchia Russia. Il paesaggio diventa così pretesto per esercizi sulla forma e per indagini sulla forza del colore, con cui avvia il primo processo di astrazione dal reale (Improvvisazione III, 1909).
 E’ a Monaco che Kandinsky scrive «Dello spirituale nell’arte», in cui affronta lucidamente sul piano teorico ciò che andava sperimentando nella sua pittura, dal rapporto tra forma e colore a quello per lui fondamentale tra colore e suono, alla base dell’astrazione. Con l’amico Franz Marc, sviluppa il progetto del Cavaliere Azzurro che produrrà due mostre tra il 1911 e il 1912 e, nel maggio 1912, il celebre Almanacco del Cavaliere azzurro, dove musica e arti visive si intrecciano strettamente e si valorizza il ruolo delle arti popolari e «primitive» in funzione di un rinnovamento radicale della pittura. In questi anni Kandinsky crea le sue prime opere totalmente svincolate dal reale (Quadro con macchia rossa, (1914), che traducono in immagini astratte il suo mondo interiore.
Dopo un ritorno in Russia (1914-1921 ) riprenderà la via della Germania proseguendo la propria ricerca. In questo contesto si concretizza la visione della lettura di un’opera e di un pensiero che pur con variazioni procederà in parallelo, fra idea e forma astratta, fra i celebri scritti e l’esercizio concreto, dove il rapporto colore - forma resterà fondamentale. E’ il 1930 quando si affacciano le prime forme organiche. La chiusura del Bauhaus, imposta dai nazisti nel 1933, lo costringe a emigrare di nuovo, questa volta verso Parigi. La Parigi in cui Kandinsky arriva nel 1933 è la capitale del mercato dell’arte, ma è anche una città devota ai suoi soli artisti, Picasso e i Surrealisti soprattutto, poco interessata all’astrazione pura di un pittore russo di nazionalità tedesca. Intanto nei suoi dipinti e nei lavori su carta, anche per l’influsso degli amici surrealisti Jean Arp e Joan Miró, si moltiplicano le forme biomorfe: amebe, creature degli abissi, embrioni, insetti come Ammasso regolato, del 1938, un microcosmo in cui l’artista si immerge, anche per fuggire l’angoscia della guerra. Muore il 13 dicembre 1944, senza vedere la fine del conflitto ma lasciando al mondo un corpus di opere che ancor oggi sono espressione di un cammino di assoluta modernità, d’arte e di pensiero.

 

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