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Correggio spunta un epigono

Portato a nuova luce anche il dipinto di un ignoto pittore emiliano del '400. Pinacoteca Stuard, restaurata un'opera di un maestro influenzato dall'Allegri: il milanese Andrea Lanzani

Correggio spunta un epigono

Opera del Correggio

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Piacevole sorpresa alla Pinacoteca Comunale Stuard. Il restauro di due opere – una tavola del XV secolo e una tela del Seicento – ha portato una nuova luce sulla loro identità e soprattutto, riguardo alla seconda, ha permesso di constatare ancora una volta l’attenzione che il Correggio ha ricevuto dagli artisti del Cinque e Seicento: una schiera di «nipotini» nella quale oggi possiamo aggiungere anche il milanese Andrea Lanzani. L’intervento di conservazione ha riguardato la «Madonna col Bambino» di un ignoto artista emiliano e il «Riposo durante la fuga in Egitto», che ha trovato una sicura paternità in Andrea Lanzani (1641 – 1712). Il restauro, promosso per iniziativa della responsabile della Pinacoteca Carla Carnerini, è stato autorevolmente diretto da Mariangela Giusto della Soprintendenza Bsae di Parma ed efficacemente eseguito dalla Studio di Claudia Bazzicalupo col contributo di Parmacotto. Il dipinto quattrocentesco è stato donato nel 2003 dall’ingegner Rodolfo Vettori alla Pinacoteca Stuard, che ormai aveva assunto il ruolo, che ancora mantiene, di prestigioso polo culturale cittadino grazie alla appassionata e competente direzione di Francesco Barocelli, dotto studioso e amministratore di larghe vedute. La solida struttura in pioppo della tavola e le sue dimensioni (cm. 54,5 per 63) fanno pensare alla possibilità che si trattasse di un altarolo per la devozione privata, anche se non si può escludere che l’opera sia stata tagliata; così come alcune cromie, soprattutto quella del fondale, appaiono alterate. La sacra immagine, dipinta a tempera, è incorniciata da un arco a tutto sesto polilobato che appoggia su capitelli e che doveva risplendere nel fulgore dell’oro come le aureole della Madonna e del Bambino che avevano lettere in rilievo ormai illeggibili. La Vergine indossa un abito bianco bordato di rosso sopra il quale porta il manto azzurro che le ricopre pure il capo. L’azzurro del manto è allusivo al Cielo, in cui verrà assunta dopo la morte e alla sua condizione di madre di Gesù che era nel cuore di Dio fin dall’inizio dei tempi. L’abito bianco indica la sua condizione di purezza virginale e il rosso della bordatura allude al sacrificio di sangue che attende il figlio divino e che vela i suoi occhi di malinconia. Il piccolo Gesù, nudo per sottolineare la sua duplice condizione umana e divina, è tenuto in braccio dalla madre che lui guarda con occhi teneri. Più di due secoli separano la «Madonna col Bambino» dal «Riposo durante la Fuga in Egitto», una teletta di cm. 91 x 57 che si è scoperta recentemente come preparatoria alla più grande pala d’altare eseguita nel 1681 da Andrea Lanzani per la chiesa di San Giuseppe a Ganza di Lecco. In precedenza il dipinto era stato attribuito a Luigi Scaramuccia, artista perugino di vasta cultura, allievo di Guido Reni, trasferitosi a Milano nel 1670 dopo aver viaggiato a lungo per l’Italia e autore del famoso trattato «Le Finezze de’ Pennelli Italiani ammirate e studiate da Giuripeno», edito nel 1674, in cui ha parole di entusiastica ammirazione per il Correggio. E questo amore per il correggismo l’ha trasmesso ad Andrea Lanzani, che ha conosciuto all’Accademia Ambrosiana dove il ventinovenne pittore milanese era appena entrato e per la quale Scaramuccia ha eseguito la grande tela con Federico Borromeo che visita gli appestati. Il Lanzani nel 1674 è andato a Roma per perfezionarsi ulteriormente, entrando tra i collaboratori di Carlo Maratta, e al ritorno nel 1677, ricordando gli insegnamenti di Scaramuccia, ha fatto evidentemente una sosta a Parma; a Milano poi ha fuso la lezione romana con quella correggesca e con una aggraziata leggerezza di matrice procaccinesca. Questo intreccio è alla base del «Riposo durante la fuga in Egitto» ambientato in una frondosa zona collinare. La Madonna siede al centro della scena: alla sua destra un angelo regge una cesta contenente panni con cui vestire il biondo Bimbo riccioluto, in piedi seminudo davanti a lei, mentre San Giuseppe alla sua sinistra (destra per chi guarda) coglie i frutti da un albero i cui rami vengono abbassati verso di lui da angeli efebi. Tra San Giuseppe e la Vergine si forma una diagonale che è del tutto simile a quella ravvisabile nella cosiddetta «Madonna della scodella» del Correggio: una scena di «Riposo durante il ritorno dall’Egitto» dipinta dall’Allegri tra il 1524-25 per l’altare della Compagnia di San Giuseppe in Santo Sepolcro. La Vergine di Lanzani indossa abiti degli stessi colori di quella correggesca (azzurro, rosso, giallognolo) e il fazzoletto sul suo capo ha la stessa foggia di quelli portati dall’Annunciata e dalla Madonna incoronata affrescati dall’Allegri per le chiese dell’Annunciata e di San Giovanni Evangelista e ora nella Galleria Nazionale, nonché di altre immagini femminili. Anche la posizione di San Giuseppe è simile: il suo corpo appoggia sulla gamba destra, il braccio sinistro è alzato e il destro è teso verso la Vergine. Infine, le alte nuvole grigio azzurre tra le quali paiono nuotare gli angeli sono un’altra chiara eco del capolavoro dell’Allegri. Tutto questo rende la tela di Andrea Lanzani di un notevole interesse per gli stretti legami che ha con l’omonima straordinaria tavola correggesca che costituisce uno dei grandi motivi di richiamo della Galleria Nazionale di Parma.

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