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Arte

Nattini, trionfo dei corpi

Opere in Pilotta ai Voltoni del Guazzatoio da sabato al 15 novembre. La figura umana rappresentata seguendo la lezione stilistica di Michelangelo. Scene di massa dipinte in modo energico. Fantasia anche nei temi legati alla realtà

Nattini, trionfo dei corpi
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Cinquanta dipinti raccontano Amos Nattini (Genova 1892- Parma 1985) pittore, nella mostra aperta al pubblico da sabato fino al 15 novembre, ai Voltoni del Guazzatoio, in Pilotta: un omaggio all’artista, più noto come incisore, per aver illustrato in cento straordinarie tavole la Divina Commedia (1915-1939) che rappresenta ancor oggi la sua massima impresa. Non la prima, poiché appena diciannovenne, aveva illustrato, in uno stile liberty dal sapore raffinato, le Canzoni delle Gesta d’Oltremare di Gabriele d’Annunzio con il quale era entrato in contatto.

Se le «gesta» di Nattini sono, dunque, note per le grandi imprese, non meno attenzione meritano le opere pittoriche realizzate tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta del Novecento, espressione di uno scorcio di storia ed insieme di vita.

Opere che l’artista realizza quando, dopo un lungo periodo di celebrità, sceglie di ritirarsi nel «suo» eremo, l’ex convento benedettino di Oppiano, nei pressi di Collecchio, ereditato per via materna, abbandonando Milano, il grande mondo, le committenze ufficiali, il giro di artisti e galleristi per dedicarsi ad una pittura più intima, privata.

In mostra è riunita per la prima volta la grande produzione di Nattini. Da un lato le battaglie mai viste riunite; e poi le opere a carattere mitologico o a soggetto storico tra cui grandi capolavori, alcuni anche per le loro dimensioni fisiche, come i due oli dove l’artista narra una delle più celebrate imprese del Regime, lo svuotamento del Lago di Nemi dal cui fondale riemersero le navi romane ed in cui il pittore non descrive l’impresa in sé ma il suo valore simbolico. Le due imponenti tavole «L’energia idroelettrica» e «La bonifica idraulica» degli inizi degli anni Quaranta, commissionate da Guido Ucelli per la Sala del Consiglio delle Officine Riva, pongono l’artista in diretto rapporto con la sacralità del lavoro ed insieme con la storia dell’arte italiana. Se, infatti, nel dipinto «L’energia idroelettrica» i cavalli «in libertà» rendono l’idea di forza in movimento e il corpo, attraverso lo studio e la presa diretta delle sue più segrete tensioni nell’atto dell’azione, è volto a rievocare il mito, è la natura a diventare essenza di un ragionamento ben elaborato nell’altra opera, «La bonifica idraulica», celebrazione di una nuova età dell’oro. Sono questi segni trasversali, vòlti ad unificare e delineare il fare michelangiolesco dei corpi col pensiero moderno della scienza, tra allegoria e simbolismo, in una prova di rinnovato umanesimo.

Altra opere imponente è La battaglia di Fornovo concessa delle Collezioni d’Arte di Cariparma ed importanti tavole celebrative, volute da un’imprenditoria illuminata. Accanto si possono ammirare piccoli quadri, alcuni veramente deliziosi, di scene d’ambiente, dove ogni gesto, ogni luogo acquista il valore «eroico» della vita nello scenario, a volte aspro a volte dolce, dell’Appennino emiliano offrendo uno scorcio personale ed esclusivo.

E’ il mondo di Nattini «Pittore di altri mondi» come indica il titolo della mostra o «dell’altro mondo» come afferma Vittorio Sgarbi nel suo intervento in catalogo (Silvana Editoriale) per sottolineare l’appartenenza spirituale di Nattini al mondo narrato da Dante; un mondo «unico» che non disdegna e mai disdegnerà l’ineccepibile disegno che fa da supporto alle immagini, nitido e rigoroso, capace di tradursi in un «realismo poetico» denso di rimandi classicisti e di soggetti mitologici di arcadica memoria. Nell’ex convento di Oppiano rifugio sicuro e, al tempo stesso, atelier e fucina creativa, Nattini vive il suo «forzato isolamento» lontano dai clamori della critica ufficiale.

Qui, la sua avventura pittorica, considerata «fuori dal tempo e dalla storia», proseguirà con una propria indomita coerenza formale e ideale, senza alcuna implicazione ideologica in quegli anni del dopoguerra in cui il dibattito artistico vede contrapposte le istanze astrattiste a quelle realiste caricandosi ben presto di ideali sociali e politici. Fiero nel suo distacco, prosegue dritto per la sua strada. «Sono diventato il pittore dell’Appennino, della gente che tira la vita coi denti, dei muli che zoccolano sui sentieri della montagna» annota in quegli anni. Lui che, come scrisse Ugo Ojetti, «sempre si salva dalle nebbie dell’astrazione» ma non per questo è estraneo ai cambiamenti, alle novità, ai differenti linguaggi artistici che, pur non condividendo, osserva e studia. La mostra, in cui figurano anche disegni, studi preparatori e una cospicua serie di apparati, presenta alcuni interessanti inediti come il disegno Il trionfo della democrazia o l’altro l’altro studio preparatorio per «La carica del Savoia Cavalleria ad Isbucensky» o il dipinto «La carne al fuoco» del ‘56.

Non manca di affascinare per il tratto deciso e fortemente narrativo, il ritratto della marchesa Casati Stampa del 1914 o l’inedito scambio di corrispondenza ritrovato fra Guido Ucelli e l’artista, testimonianza non solo di stima ma anche di un legame intellettuale profondo. Promossa da Associazione Amici della Pilotta, Polo Museale dell’Emilia Romagna e Galleria Nazionale Parma, a cura di Elisabetta Bernardelli, Cinzia Cassinari, Valeria Depalmi, con il contributo di CREDEM Private Banking e Synergetic Srl, con il patrocinio del Comune di Parma, la mostra è anche l’omaggio di un figlio al proprio padre che nel corso degli anni ha amato ed apprezzato l’opera di Nattini divenendo suo collezionista.

Dopo vicende alterne la collezione Pietro Cagnin è tornata «a casa» ed oggi rappresenta un nucleo forte di questa esposizione, accanto agli altri prestiti pubblici e privati. Un omaggio agli 88 anni, appena compiuti, di un collezionista che ha saputo raccogliere l’amicizia dell’artista ed i significati di una pittura.

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