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Teatro in crisi

Festival Verdi, la Ferraris: «Basta polemiche ripartiamo da qui»

L'appello dell'assessore: «Abbiamo mancato l'obiettivo. Ora uniamo le forze per il bene del teatro Regio»

Festival Verdi, la Ferraris: «Basta polemiche ripartiamo da qui»
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Riporre l'ascia di guerra e ricominciare da dove siamo rimasti. Bando alle ciance, e avanti tutta per il bene della città, che non può perdere anche il treno del Festival Verdi. Questo si deve fare, secondo l'assessore alla Cultura del Comune Maria Laura Ferraris, che lancia un appello all'unità e chiede una tregua per riflettere sul futuro.
Sono giorni che l'argomento tiene banco in città. Non solo tra i melomani di vecchia data. Prima il governo che respinge l'emendamento della deputata democratica Patrizia Maestri (per portare a Parma un milione di euro). Poi la battuta al veleno del sindaco Federico Pizzarotti («Franceschini snobba il Festival Verdi») e l'annuncio di una lettera indirizzata al ministro. Quindi le bordate partite dal Pd contro l'amministrazione locale, accusata di averci dormito sopra. Insomma, un clima infuocato, su cui l'assessore spera di scrivere la parola fine.

Stop alle polemiche, dunque. E' tempo di ricominciare. Senza nascondere il flop. «Dobbiamo ripartire da noi. Da quello che c'è e da quello che è stato fatto finora in sinergia con il territorio» dice la Ferraris. «Per il bene della città e del teatro Regio. Lo dico senza polemica - sottolinea -, ma è un errore dimenticare i passi che abbiamo fatto insieme per cercare di raggiungere l'obiettivo: non sono stati di poco conto. Il nostro intento è stato fin dall'inizio quello di tenere aperto il Regio nonostante i debiti ereditati dalla vecchia amministrazione. E tenere in vita il festival Verdi, nonostante le poche risorse. Chiuderlo o sospenderlo significherebbe lasciarlo ad altri, ma non è questo che vogliamo e che Parma vuole. Ora la domanda che tutti dobbiamo porci è cosa possiamo mettere in campo?».
L'assessore non nega che l'obiettivo non sia stato raggiunto. «Abbiamo mancato il risultato, ma non per questo dobbiamo arrenderci. O attaccare il prossimo. Meglio guardare avanti e progettare il rilancio dell'iniziativa».

Anche a proposito della batosta arrivata dal governo la Ferraris non vuole accrescere le tensioni. «Liquidare l'evento come un evento localistico non è corretto. Tanto più che è qui la sede dell'Istituto nazionale, e sottolineo nazionale, di studi verdiani. E un milione di euro è stato messo a disposizione per la casa natale del musicista. Il Festival semmai è un evento territoriale. Diciamo che il governo ha liquidato la faccenda facendo un ragionamento semplicistico. Ma adesso è il momento di ripartire. Io sono convinta che riusciremo ad ottenere il risultato. Sono ottimista».
Il nodo è un altro, secondo l'assessore: «Dobbiamo capire se il Regio è un'istituzione politica o un bene prezioso dell'intera comunità. Sul bilancio per le attività culturali l'anno scorso avevamo a disposizione 4,9 milioni di euro. Tre per il Regio. I restanti fondi per tutto il resto: musei, teatri, biblioteche, mostre e così via. Il problema è che non sono a conoscenza di Fondazioni teatrali che abbiano un solo socio. Le istituzioni cittadine sono disposte a mettersi in gioco? Hanno interesse a tenere vivo il Regio e il festival Verdi? Se sì, parliamone».
A questo punto non resta che passare dalle parole ai fatti. Cosa farà l'amministrazione per riportare il dibattito dalla via della demolizione sulla via della costruzione? «Apriremo un tavolo. Il sindaco si occuperà di quello politico, io di quello culturale. Vorrei riaprire il dialogo con le istituzioni culturali della città. Il cambiamento della progettualità deve partire dalla cultura, non dalla politica. Per il bicentenario abbiamo fatto un percorso coeso, che ha portato risultati importanti. Non bruciamoci la possibilità di ottenere un risultato ma lavoriamo tutti insieme per un obiettivo collettivo». E poi un altro appello: «Nuovi soci devono entrare nella Fondazione. Il Regio è uno dei beni di questa città che sta nel cuore dei parmigiani. Stiamogli tutti vicino. E' un'istituzione che va tenuta fuori dalla politica. E' una questione di cuore».
E sul problema della promozione e del marketing difficoltoso in mancanza di un programma definito per tempo, la Ferraris taglia corto: «Tutti devono fare la propria parte. Il marketing non compete a noi. Chi se ne occupa lo faccia. Anche perché Parma non ha solo il festival Verdi da promuovere».

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  • Giuseppe

    02 Luglio @ 19.51

    Ringrazio Caterina per l'apprezzamento, ma sarebbe opportuno che tutti aprissero gli occhi: che cosa significa per un teatro a vocazione verdiana avere un coro senza un'orchestra? Il coro si accontenta forse di cantare il Nabucco a cappella? Cosa ci stanno a fare gli impiegati e l'amministrazione di una "fabbrica" se in questa fabbrica hanno smontato tutte le "catene di montaggio", se non produce ma solo commercializza "roba" altrui? Ora, come è possibile che il Regio di Parma suoni Verdi attraverso il Regio di Torino? Non suona strano? Se i nostri prodotti tipici ragionassero in questo modo, avremmo il Prosciutto di Parma di Torino o di Milano. Ora che l'orchestra del Regio -quella dei premi e degli spettacoli internazionali targati "Regio di Parma" non c'è più -o, meglio, ora che tutti fanno finta che non esista più- rimane solo il ricordo delle belle produzioni passate, dei grandi direttori d'orchestra e cantanti, delle numerose incisioni su DVD di Mediaset. Del resto, un Regio che non può più firmare i cartelloni o i DVD con "Coro e Orchestra del Teatro Regio" è un teatro destinato a non poter essere "Marca" riconosciuta. Lo si sapeva fin da subito: gli applausi al cosiddetto "risanamento" suonano allora di circostanza.

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  • Caterina

    02 Luglio @ 18.57

    Completo il commento precedente, se non me lo tagliano anche stavolta. C'è forse, per assurdo, qualche personaggio che ha influenza sia sulla Toscanini, che sull'ATER, che sul Regio, che potrebbe aver pilotato l'affossamento di Parma a favore di Piacenza?

    Rispondi

  • Caterina

    02 Luglio @ 18.00

    Giuseppe ha perfettamente ragione. Visto il cartellone del municipale di Piacenza uscito oggi, con la presuntuosa frase: "Piacenza diventa punto di riferimento importante e surclassa le vicine città in qualità e quantità." , c'è da chiedersi se non fosse già tutto deciso prima.

    Rispondi

  • Giuseppe

    02 Luglio @ 00.32

    Per fare un Festival di una sola opera stanno pagando la direzione artistica più cara d'Italia. La storia dei debiti passati è un alibi troppo comodo per mascherare l'ignavia di oggi. Bene, ora che il Regio è equiparato ad un qualsiasi teatro di provincia, nientepopodimento che un'orchestra di timbro regionale suona al tempo stesso per il Regio e per i suoi concorrenti, dimostrando a Franceschini che il Regio è esclusivamente una pura emergenza architettonica, senza orchestra né parte, incapace di "fabbricare" un prodotto culturale proprio, con un coro ora in cassaintegrazione. Infatti la Ferraris dice che "dobbiamo ancora capire cosa è il Regio", dopo ben due anni di balbettii sul futuro di quel che fu uno dei più importanti teatri d'opera mondiali. Beata ignoranza, se lo dice lei, figuriamoci cosa potrebbe dire Franceschini. Lo striminzito numero di visitatori per il glorioso Bicentenario - battuto alla grande dalle edizioni 2013 di November Porc, Fiera del Tartufo di Fragno e financo, dalla Festa contadina di Varano- è il grande fallimento di Parma, della Ferraris e del duo Fontana-Arcà. Questi continuano imperterriti a nascondere la verità, che è semplicissima: solo se il Regio torna a fabbricare qualcosa di suo può pensare di interessare qualcuno. Il Regio è solo perché è stato, impunemente, sacrificato alla Toscanini e spogliato della sua anima: la musica.

    Rispondi

  • SILENZIOSO

    01 Luglio @ 21.20

    Un'ultima cosa per Pizzarotti che è contentissimo dei suoi assessori : quest'intervista è un insulto all'intelligenza e all'amore dei parmigiani per l'arte, per la cultura, per la musica, per il loro teatro e per la loro città devastata, ogni giorno di più, da uno scempio che sembra non avere mai fine. Capisco che ai grillini interessi di più prendere un "I like" su FB, ma la gente è veramente stanca di essere presa per il c.... da ragazzini presuntuosi e ignoranti. E qui non c'entra niente che siano grillini o qualcosa d'altro.

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