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Commissione di audit sulle partecipate: "No alle privatizzazioni"

Commissione di audit sulle partecipate: "No alle privatizzazioni"
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La "Commissione di audit" sottolinea attraverso una nota che Stt è nella parte più alta della classifica delle società partecipate più indebitate in Italia. L'elenco è stato reso noto nei giorni scorsi. La Commissione di audit critica il progetto di ridurre le partecipate poiché ritiene che possa trattarsi di una sorta di privatizzazione: chiede invece il ritorno a un "forte intervento pubblico". 

Ecco il comunicato della Commissione di audit:

 

Siamo nella top-ten delle partecipate più indebitate d'Italia.
E' quanto emerge dal Piano per la revisione della spesa, reso noto da Cottarelli: con la "nostra" STT siamo tra le prime venti società che totalizzano perdite pari al 48% delle perdite complessive di tutte le società partecipate italiane, tra le quali troneggia anche Parma Infrastrutture.
Un anno fa esattamente la Commissione audit per il debito pubblico ha organizzato un convegno di due giorni proprio sul tema del debito ed in quell'occasione sfornammo cifre e dati sul livello di indebitamento di STT e Parma Infrastrutture e fornimmo alcune chiavi di lettura e di risposta all'enorme indebitamento del sistema Comune-partecipate nella nostra città.
Da due anni stiamo dicendo che le privatizzazioni sono fallite miseramente, sommerse da ingenti perdite in quasi tutti i settori, che si tratti di STU, di partecipate, o di multiutility.
Sapere di aver visto giusto tuttavia non ci basta.
Così come non ci basta prendere atto che Cottarelli intende ridurre le partecipate italiane dalle 8000 attuali ad un migliaio.
Non ci basta, perché quanto preannunciato dal Commissario straordinario non è un atto di virtù civile e politica.
Vuole forse moralizzare, ridurre gli sprechi, tagliare le unghie alla corruzione?
No, non certamente in prima istanza, bensì privatizzare e finanziarizzare i beni comuni, vale a dire ridurre i diritti (al lavoro, alla salute, alla casa, alla conoscenza, ad un ambiente sicuro) a merci, di cui possano appropriarsi banche, fondi di investimento, gettarli nelle fauci feroci della speculazione finanziaria. 
Oggi la scelta, preannunciata da Cottarelli, non va certo nella direzione di prendere atto dell'esito fallimentare delle privatizzazioni, ma di costringere le pubbliche amministrazioni a cedere le loro partecipazioni.
Come? Facendosi carico dei debiti ingenti di queste società, scaricarli sulla collettività attraverso tagli alla spesa sociale, aumenti della fiscalità locale e facendovi fronte con ulteriore indebitamento, alienazioni patrimoniali, svendita ulteriore di beni e servizi a banche, fondi di investimento, finanziarie.
Insomma privatizzando tutto quanto resta ancora nelle disponibilità pubbliche.
Il Piano di lavoro per la revisione della spesa pubblica dice testualmente che il criterio fondamentale è quello di individuare”quali attività potrebbero essere svolte dal privato senza svantaggi per la collettività”.
Oggi infatti le prospettive di uscita dalla crisi vengono riposte solo in processi di sempre maggiore privatizzazione delle risorse, dei beni che dovrebbero essere comuni, nella svendita del patrimonio storico-culturale, nell' appropriazione privata e speculativa del territorio.

Il Patto di stabilità e crescita, introdotto nella nostra legislazione con la legge 448/98, non riguarda solo gli stati ma coinvolge tutto il sistema delle autonomie locali, obbligate a partecipare alla realizzazione dei complessi equilibri di finanza pubblica in armonizzazione con le politiche economiche e monetarie europee.
Tali vincoli stanno favorendo lo smantellamento di ciò che resta dei sistemi di welfare e la riconduzione sotto la logica del profitto di quelle prestazioni sanitarie, sociali e previdenziali, sinora garantite dallo stato e dalle istituzioni pubbliche.
A favorire questo processo è la forte restrizione dell’autonomia finanziaria e di gestione dei Comuni, risultante dell'azione congiunta del taglio dei trasferimenti dallo Stato, del patto di stabilità interno, della spending review.

Funzionale a questo disegno è la trappola del debito, parte integrante della nuova governance europea.
E' necessario invertire questa logica, rivendicare la fine delle privatizzazioni ed il ritorno ad un forte intervento pubblico .
E' necessario dichiarare l'illegittimità di quella parte del debito pubblico che non è stato originato:
a) a seguito di processi deliberativi partecipati dalla cittadinanza
b) finalizzato al preminente interesse pubblico, che è volto solo a garantire il godimento dei diritti fondamentali perché la vita delle persone sia dignitosa

Occorre pertanto pretendere che vengano aperte procedure di verifica contabile generalizzata sulla formazione e composizione del debito, la cui parte illegittima non dovrà essere onorata e men che meno scaricata sui cittadini.


Commissione audit sul debito pubblico

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Medioman

    01 Settembre @ 15.13

    Cosa hanno fumato, questi della "commissione audit"? "è necessario.... un forte intervento pubblico", cioè tasse per i cittadini! "la parte illegittima del debito non dovrà essere onorata", cioè i risparmiatori titolari di Buoni del Tesoro vedranno andare in fumo i loro risparmi! "no alle privatizzazioni", cioè continuiamo a mantenere "dipendenti pubblici" incapaci, che riescono solo a produrre perdite della collettività! Per caso, siamo su "scherzi a parte"?

    Rispondi

  • pattysmith

    01 Settembre @ 14.49

    Alla Commissione audit chiedo questo: a chi altro vanno scaricati i debiti se non a chi li ha creati?? Perchè sono state fatte queste partecipate se non per dare la sedia stra-pagata ai soliti raccomandati? Il Comune è causa di questo e deve pagare. Magari gli amministratori di queste aziende dovrebbero essere costretti a dimettersi e a risarcire. Magari...

    Rispondi

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