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Regio, ancora scintille fra Pizzarotti e Pagliari

Polemica sulla presenza dell'assessore Ferraris alla commissione per il direttore generale. Il sindaco: "Nessuna interferenza". Il senatore: "Andrò dal procuratore"

Regio, ancora scintille fra Pizzarotti e Pagliari

Teatro Regio

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«Non vi è stata alcuna interferenza sui lavori della commissione tecnica consultiva, nominata e voluta dal cda della Fondazione Teatro Regio proprio allo scopo di compiere un atto di trasparenza, peraltro non dovuto né richiesto da alcuna norma di legge». A sostenerlo è stato ieri il sindaco Federico Pizzarotti, con una dura nota di risposta alle critiche recentemente mosse dal senatore del Pd Giorgio Pagliari, che aveva stigmatizzato la presenza dell'assessore alla Cultura Laura Ferraris e di altre persone alla prima seduta della commissione incaricata di vagliare le candidature alla carica di direttore generale del Teatro Regio.
Pagliari aveva parlato di «abuso di funzione» da parte dell'assessore e di «violazione di ogni regola di legge, di prassi e di opportunità» in relazione alla presenza della Ferraris ai lavori della commissione tecnica, «che deve poter svolgere, in piena indipendenza e separatezza, il proprio lavoro per indicare, tra i trenta candidati, i nomi degni dell’incarico, in funzione della scelta finale del cda». E aveva ipotizzato in tale vicenda la presenza di possibili risvolti penali.
«La commissione nominata dal cda della Fondazione - ha sostenuto ieri il primo cittadino - ha unicamente la funzione di assistere e supportare il cda stesso nell'individuazione di una rosa di candidati a cui richiedere l'elaborazione di un progetto. La scelta del direttore generale spetterà comunque all'insindacabile giudizio del cda della Fondazione, così come alla Fondazione spetta “la verifica dei requisiti richiesti” dall'avviso». Quanto alla presenza dell'assessore alla seduta, Pizzarotti precisa che tale intervento «è rimasto circoscritto all'apertura delle buste e all'esame formale della documentazione trasmessa dai candidati» e che «i commissari hanno ora a disposizione la documentazione pervenuta dai candidati, che potranno valutare in piena autonomia dapprima individualmente e poi collegialmente. Seguirà una seduta congiunta con il cda della Fondazione, al quale la commissione trasmetterà tutte le proprie valutazioni, così da consentire allo stesso cda ogni deliberazione conseguente. Nessuna interferenza c'è stata ne potrà esserci tra il ruolo (decisorio) del cda della Fondazione e quello (consultivo) della commissione».
Dunque, secondo il sindaco, si è trattato di «un iter del tutto trasparente e regolare». Da respingere, pertanto, quelle che definisce «vuote accuse» del senatore Pagliari, il cui intervento viene definito una «ingerenza della politica, da perfetto democristiano». Un'ingerenza, aggiunge il primo cittadino, che «rischia di minare pericolosamente anche il buon nome del teatro, creando un serio danno di immagine allo stesso». E conclude chiedendo polemicamente al parlamentare del Pd «che iniziative politiche stia perseguendo, a Roma, per tutelare la sua città, il suo teatro e i suoi lavoratori».
La controreplica di Pagliari
«Chiederò un appuntamento al procuratore della Repubblica per esporgli i fatti, così come da me conosciuti, e per informarlo che mi sono inviato una raccomandata con l’indicazione di quello che moltissimi ritengono sarà il vincitore». Questa la controreplica del senatore Giorgio Pagliari all'attacco di Federico Pizzarotti. «Il sindaco può anche tentare di “buttarla in polemica” - scrive l'esponente del Pd in una nota -, ma la questione è molto delicata e lui non sta agendo nell’interesse del teatro e della città: politicamente, la parzialità dell’atteggiamento è dimostrata dalla copertura dell’incredibile comportamento dell’assessore alla Cultura e dalla mancanza di chiarezza su tutta la vicenda».
In particolare, Pagliari torna a denunciare quella che definisce «l’anomalia della procedura e dei comportamenti», per poi chiedersi: «Chi è questa persona o queste persone che hanno accompagnato l’assessore alla Cultura? Sono in conflitto di interessi?». E aggiunge: «Dovrei tacere nel momento in cui è evidente, sul piano politico, che si sta mettendo a rischio il futuro del Teatro Regio? Mi sembra evidente che sarebbe stato il sindaco a dover evitare che la questione si pasticciasse come è stata pasticciata e che sarebbe il sindaco che dovrebbe riportare chiarezza e trasparenza, evitando di difendere l’indifendibile e recuperando la piena trasparenza e imparzialità a tutta la vicenda. In questo contesto, eviti il sindaco di accusare altri di danneggiare la città».
Secondo Pagliari, l'atteggiamento del primo cittadino in questa vicenda dimostra da una parte «l'incapacità di prendere le distanze dall’assessore» e dall'altra «l'incapacità di assumere i problemi della città e di risolverli, aggiungendo l’aggravante di una perdita evidente di trasparenza ed imparzialità».

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