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Fiducia: Romanini sì, Maestri non vota. "Ecco perché"

Fiducia: Romanini sì, Maestri non vota. "Ecco perché"
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Ieri entrambi avevano espresso, anche se in separata sede (a partire dalle rispettive bacheche Fcaebook), una comune delusione per la fiducia chiesta da Renzi sull'Italicum. "Profondamente sbagliato". "Non utile" . "Una forzatura". Poi dopo quasi 24 ore di riflessioni, discussioni e scenari da soppesare, le strade dei deputati Pd parmigiani si sono divise. Nell'Aula di Montecitorio Giuseppe Romanini c'era e ha votato sì, non ha invece votato la collega Patrizia Maestri.

"E’ un passaggio difficile, molto", ammetteva Romanini pochi minuti prima di presentarsi al voto. "Siamo tutti molto provati, mai avremmo voluto trovarci in questa situazione. Ho colleghe con le lacrime agli occhi", racconta al telefono la Maestri. E la necessità di spiegare questo passaggio è sentita.

Romanini ha provato a farlo attraverso Facebook. "Avevo scritto nei giorni scorsi, rispondendo a una domanda, che sull’Italicum (ma non solo) avrei votato quello che nel Pd si sarebbe deciso, ancorché a maggioranza. Ieri quando la Ministra Boschi ha posto la fiducia ho subito pensato fosse un grosso errore perché innescava un braccio di forza pericoloso per il Paese e improduttivo per la politica. Lo penso ancora ma questo non mi esime dalla scelta che ho davanti. Sono convintamente del Pd, ci sono arrivato seguendo un percorso vitale e ricco dentro la sinistra italiana. Ho fatto il compagno di base, il dirigente, l’amministratore e il sindaco. Nel tempo – che è stato tanto – passato dentro la politica ho imparato l’esercizio della responsabilità e quando lo si impara con i maestri che ho avuto io (Bersani compreso) è difficile venir meno a quello che sento come un dovere", ha scritto.

"Per questo - ha annunciato - parteciperò al voto e voterò la fiducia al Governo, perché è un governo guidato dal segretario del mio partito, il Pd, nel quale intendo restare. Rispetto chi prenderà un’altra strada e chiedo rispetto per questa mia scelta diversa da tanti riformisti, miei referenti politici, e in tanti casi amici. E’ un passaggio difficile, molto. L’italicum non è perfetto e Renzi avrebbe dovuto ascoltare e cercare la strada dell’unità. Ma proprio perché secondo me ha sbagliato non intendo fare lo stesso errore. Il segnale che voglio dare non è la rottura: mi importa del futuro del Pd, della fiducia che han riposto in noi la nostra gente e i cittadini. Mi interessa partecipare al processo delle riforme per migliorare questo nostro bellissimo e malato Paese. Mi batto perché in questo nostro cammino tutte le voci , soprattutto se minoranze, abbiano la stessa dignità. Ecco il mio voto oggi ha questo significato".

Ma ben consapevole di quanto la giornata sia delicata per gli equilibri interni, di quanto alta sia la delusione della base del partito, ha concluso amaramente: "Adesso potete commentare e discutere fra di voi, mi perdonerete se non risponderò a quesiti e provocazioni". 

"Anch'io sono stata incerta e combattuta, ma alla fine non ho votato - spiega "in diretta" Patrizia Maestri - Sono stata combattuta per il senso di responsabilità che mi appartiene e per il valore politico del voto di fiducia: lo sento tutto. Ma non posso non pensare che questo valore che per me è così importante non lo sia stato altrettanto per Renzi".

"I numeri per il voto c'erano - ribadisce  -: e il presidente del Consiglio sapeva che tanti deputati avrebbero votato la legge elettorale. Queste forzature, iniziate già nei giorni prima, con lettere ai segretari e con le sue dichiarazioni e minacce, non le ho apprezzate e sono state mortificanti. Tanto più che la fiducia al Governo sulla legge elettorale è stata chiesta solo due volte nella storia parlamentare e in periodi particolari: è un brutto precedente. Noi di area riformista avevamo pensato che il provvedimento, pur con tante criticità, potesse essere votato, come abbiamo votato anche altre cose che non condividevamo pienamente, e l'abbiamo fatto perché questo è il nostro Governo. Ma avremmo voluto che l'Italicum venisse almeno discusso in aula. Come ha detto Epifani nel suo intervento, il fine che uno si propone non si può raggiungere con qualsiasi mezzo". E - aggiunge, amara - " noi del Pd avremmo dovuto fare una battaglia di questo genere anche sui licenziamenti collettivi previsti nel Job Act: Renzi si era impegnato a non metterli", e invece così non è andata...

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • step

    30 Aprile @ 00.41

    xche chi e fuori dal parlamento e' contrario e chi e dentro no? quando faranno fuori (politicamente) renzi e sara' prima di quanto possa sembrare oggi allora vedremo le giravolte di questi nostri parlamentari....

    Rispondi

  • Alessandro

    29 Aprile @ 22.24

    bhe, d'altronde se si fosse arrivati alle urne, non votando più per il Senato, è evidente che molti senatori si siano ben guardati dall'accellerare il loro game over....

    Rispondi

  • Samuele

    29 Aprile @ 20.08

    bravo romanini sei proprio un bravo piddino !

    Rispondi

  • Davide

    29 Aprile @ 18.07

    Ma di cosa stiamo a parlare? Sono tutti impastati....cito "Renzi ha fatto un errore che non condivido ma per non fare lo stesso errore voto la fiducia" se sono in parlamento per seguire pari pari le decisioni del partito possono decidere in 5 o 6 come un cda di qualche azienda cosa ci facciamo con 615 parlamentari?

    Rispondi

    • Vercingetorige

      29 Aprile @ 18.54

      630

      Rispondi

  • roberto

    29 Aprile @ 17.29

    "...e adesso potete commentare e discutere.." no, adesso ti possiamo giudicare e puoi essere certo che ce ne ricorderemo

    Rispondi

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