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Lavagetto: "Nomi e data delle primarie prima del referendum. Altrimenti..."

lorenzo lavagetto

Lorenzo Lavagetto

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Primarie con regole chiare, e data e nomi dei candidati già prima del referendum. Dopo l'intervista della Gazzetta al segretario provinciale del Pd Giampaolo Serpagli, piuttosto "laconico" sul tema, è il segretario cittadino Lorenzo Lavagetto a gettare la sfida. E velatamente fa intuire che se le primarie Pd non acquisteranno dignità al di là del referendum, iniziando sin da ora a parlarne concretamente, è intenzionato a fare un passo indietro rispetto al suo incarico. 

Ecco il suo intervento.

Prima di tutto le buone notizie: ho letto l’intervista rilasciata dal segretario provinciale del Pd e noto con piacere che la parola “primarie” non è più un tabù. Mi fa piacere perché quando la scorsa estate sollevai con forza questa necessità diciamo che ai piani alti del mio partito non accesero i fuochi d’artificio.
Il mio ragionamento credo sia semplice: dopo 20 anni di sconfitte, ci sono tre cose tre che il Pd dovrebbe aver compreso, una delle quali è che un candidato o una candidata sindaco non si sceglie al riparo da sguardi indiscreti ma dando voce a questa nostra Città straordinaria. E le altre due vengono di conseguenza: non dobbiamo correre per piantare una bandierina sul tetto del Municipio ma per metterci a servizio dei sogni e delle speranze della città, alimentati dalle sue donne e dai suoi uomini. E soprattutto, dobbiamo usare ogni minuto e ogni ora per costruire proposte che siano a misura di quartiere, riconsegnando a tutti il diritto e il dovere di riprendersi il futuro.

Quindi, bene che si parli di primarie, meno bene – decisamente meno bene – le modalità che sono state tratteggiate dai vertici del mio partito, riassumibili con un laconico “ne parliamo dopo il referendum”.

Le primarie non devono essere una subordinata del referendum del 4 dicembre. Certo, questa data segnerà in un modo o nell’altro la storia della Repubblica e dei suoi assetti politici, ne siamo tutti consapevoli, ma credo che Parma e quello che desideriamo fare per dare voce alla nostra Città valga molto di più. All’alba del 5 dicembre sapremo cosa accadrà del Pd, sapremo se vivrà o meno il bicameralismo perfetto e se dovremo mantenere ancora 300 parlamentari ma non cambierà nulla per chi vive nelle periferie, per chi lotta contro la povertà, il degrado e l’insicurezza. Non cambierà nulla per le imprese e le famiglie che devono fare i conti con un sistema di tasse comunali e multe tra i più costosi d’Italia. Il referendum non ci darà il collegamento all’alta velocità ferroviaria e men che meno arriverà come manna dal cielo un welfare che sostenga chi insegue il desiderio di mettere in piedi una famiglia.

Alle elezioni del prossimo anno abbiamo il dovere di presentarci non solo per proporre una buona candidatura, ma soprattutto per lanciare un modello nuovo, capace di spiegare ai cittadini che lo schieramento di Parma sarà il megafono e lo strumento più efficace per il cambiamento, non più una somma di sigle litigiose, temporaneamente insieme solo per raggiungere un risultato. E’ bene essere chiari fin da subito: Parma ha innovazione e solidarietà nel suo dna, come ho detto più volte, e il PD deve sostenere questa vocazione, non le rendite di posizione o l’indifferenza per chi vota sempre il meno peggio turandosi il naso.

Aspettare che passi l’onda referendaria per attivare la macchina delle primarie significa dire ai cittadini che prima dei loro bisogni e dei loro sogni vengono le aspettative di un partito e i sogni della sua classe dirigente. Significa rischiare che le primarie vengano percepite come un teatrino nel quale molto è già deciso. Mi si dirà che non sono parole degne di un segretario di partito. Può essere. Ma sono le parole di un cittadino di Parma, che qui vive da sempre, che qui ha studiato, che qui lavora e ha la sua famiglia. Conosco la mia Città e so che oggi la gente da noi si aspetta molto. Cosa?

Parma si aspetta il coraggio di tentare un’impresa mai vista prima e la capacità di emozionarla.
Una responsabilità di cui dobbiamo farci carico, cambiando profondamente le vecchie liturgie, gettando a mare le tattiche e smettendola una volta per tutte di affrontare le elezioni sperando più nei demeriti e negli sbagli degli altri che nella bontà dei progetti.

Un tempo andava di moda dire che bisogna rimettere l’orecchio a terra e ascoltare la nostra Comunità. Quell’orecchio lo abbiamo posato e chiunque l’abbia fatto con noi sa che sarebbe un ottimo inizio spiegare tre semplici cose, che ho già detto e ribadisco:
1) chi verrà a correre per le primarie lo farà raccontando quello che vuole realizzare, senza dover esibire analisi del sangue per giustificare quello che è stato o che ha fatto prima.
2) chi le vincerà lo farà senza il paracadute di un posto cui tornare in caso di sconfitta al voto amministrativo. E lo farà garantendo il suo contributo per tutto il mandato senza tirarsi mai indietro.
3) oltre alla data delle primarie, i nomi dei candidati e delle candidate disponibili e che abbiano l’entusiasmo di mettersi a disposizione saranno noti prima del referendum, non dopo (e ricordo che Massimo Rutigliano è in corsa, a queste condizioni, dal dicembre 2015);

Per questo credo che le primarie siano molto più di una crocetta sul nome di un candidato sindaco ma una nuova officina di impegno collettivo, le prove generali di una Città che rifiuta di fare ancora la meteora d’Emilia e che non dimentica di essere stata la Stalingrado usata e poi gettata alle ortiche da Grillo.
Questa sarà la sfida per cui chiederò all’Assemblea cittadina del Pd di condividere e di costruire, decidendo col suo voto libero cosa sarà meglio fare.
E se dovessi trovarmi in minoranza poco importerà. Non vivo di politica e sarò lieto di servire la mia città in altri modi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Filippo Bertozzi

    18 Ottobre @ 13.47

    Molto apprezzabile.

    Rispondi

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