Provincia-Emilia

Il diario personale di Valentino Allegri

Il diario personale di Valentino Allegri
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IL PELLEGRINAGGIO SULLA VIA FRANCIGENA DA FIDENZA A LUCCA DI QUATTRO FIDENTINI
(Allegri Valentino, Davighi Franco,Bazzini Renato e Spaggiari Gabriele).

Il gruppo che affronterà questo pellegrinaggio il 2 giugno 2011 sarà composto da quattro persone di età diverse e provenienti da rami di vita differenti, lo spirito che però li unisce è lo stesso, l’amore per la natura e anche un po’ di spirito di avventura. Vivranno infatti per 9/10 giorni nella dimensione di quei pellegrini che percorrevano quei sentieri per giungere a Roma o in Terra Santa, per i quali la natura era forse più nemica che amica, ma non sarà di certo così per i nostri quattro concittadini che, pur con motivazioni personali diverse, la vivranno giornalmente per cogliere quegli aspetti che il comun denominatore,”la natura”, saprà dare loro.
 L’intero tratto, da Fidenza a Lucca, di 230 Km, sarà diviso in tappe giornaliere di 25/26 Km, sicuri che questo pellegrinaggio permetterà loro di capire tante cose, di incontrare persone e luoghi, di provare sensazioni ed emozioni nuove e di vivere il tempo in modo diverso, sicuri di immergersi fino in fondo in un’esperienza unica.
Allegri Valentino,l’animatore di questa iniziativa, la vivrà con lo spirito di San Francesco condividendo con lui l’amore immenso della natura e della sua bellezza; grato a chi  gli ha sempre dato questi doni, i colori, i suoni, e quelle emozioni che in tutta la sua vita lo hanno sempre accompagnato, anche nel lavoro, dove ha sempre cercato di trarre insegnamento dalla natura, soprattutto dando importanza al valore dell’acqua che ora sarà per lui il tema conduttore di questo viaggio, rilevando con le immagini e impressioni il rispetto e i danni fatti dall’uomo. Valori che cercherà di trasmettere alle generazioni future cominciando dall’amatissimo nipote Luca. Questo tema è stato anche lo spirito che hanno animato gli sponsor che hanno fornito gli indumenti tecnici per il viaggio: EMILIAMBIENTE di Fidenza e ECOLINE di Montichiari (BS).
Davighi Franco, amante della montagna, socio CAI, affronterà questo viaggio con lo stesso spirito e la stessa passione con cui affronta le scalate anche più impegnative, amando la natura e tutto quello che questa offre, lo fa perché ama la compagnia e per sviluppare in modo concreto  l’amicizia che dovrebbe nascere in questi frangenti di prova. 
Bazzini Renato, lo farà nel vero spirito di amicizia sia per coloro che lo accompagneranno che per quegli amici che hanno già affrontato un viaggio ben più lungo, grato a chi gli ha dato la salute e la gioia di vivere e godere dei doni che ci circondano che per ora ha amato e apprezzato con il CAI. Ringrazia la famiglia per l’opportunità di poter godere di questa esperienza che diventerà patrimonio anche della stessa.
Spaggiari Gabriele, anche lui condivide lo spirito dell’iniziativa amante com’è della natura come testimonia la sua appartenenza al CAI, palestra fisica ma anche di sentimenti e passioni. Il pellegrinaggio sarà per lui anche una preparazione e prova per un futuro e più impegnativo itinerario legato al mondo del volontariato.             In ogni spedizione che si rispetti ogni componente ha il proprio incarico i nostri sono:
Spaggiari Gabriele : Guida e responsabile sanitario.
Davighi Franco        : Aiuto guida e fotografo.
Bazzini Renato        : Economo e dispensiere .
Allegri valentino     : Responsabile relazioni pubbliche e cronista, vice fotografo.
Si ringraziano coralmente ancora gli sponsor e tutti coloro che hanno creduto in questa avventura sognata con lo spirito da bambini ma vissuta cogli occhi di adulti.

 

                “ L’Amicizia è un dono nel cammino della vita”
                                                                                             Sms Silvia

 

1a Tappa Fidenza – Fornovo
Partenza con foto alle ore 6,15 del 2 giugno 20011, da P.zza Duomo a Fidenzacon lo sguardo rivolto al bassorilievo antelamico che ci rappresenterà e ci indicherà la strada lungo tutto il viaggio (non piove, perché lassù qualcuno ci ama). Siamo allegri e gasati ma coscienti dell’avventura e delle difficoltà che dovremo affrontare. Arriviamo a Costamezzana alle ore 8,30. Renato canticchia e ci tiene su di morale. Valentino  dice le preghiere: dedicando la giornata per la pace, per chi soffre ,per chi non ha lavoro, per i ragazzi di Lodesana, per i giovani in genere, affinchè riescano a trovare dei valori in cui credere, per i nostri famigliari, amici e conoscenti. Una preghiera anche a S. Francesco,perché faccia capire agli uomini quanto sia importante la pace, il rispetto per la natura per i loro figli, per le generazioni future ma soprattutto per ringraziare Dio per i bellissimi doni che ci ha fatto e che noi avremo occasione di apprezzare ancora di più, vivendone a contatto per diversi giorni. Chiediamo aiuto e assistenza al Padre Santo, Giovanni Paolo II, sportivo e amante di iniziative che assomigliano alla nostra. Renato inizia poi il Santo Rosario  con Salve Regina. (Questa sarà una formula che seguiremo poi giornalmente). Lungo il percorso incontriamo Mauro Guatelli con Alessandra che vanno a Fidenza per partecipare alla camminata CAI. Giunti all’incrocio con Cella al maneggio (da Remo), ci fermiamo per la prima sosta alimentare in quanto questa sarà una delle tappe più lunghe. Ci saluta dall’auto Nunzia augurandoci “Buon cammino” classica formula scout, incontriamo anche Maura Guatelli che si ferma per augurarci buon viaggio. Giungiamo a Medesano dove rileviamo che il cartello col percorso della Via Francigena nel territorio parmense è esposto al rovescio. Noi traiamo una triste considerazione “Se il buon giorno si vede dal mattino siamo a posto”. All’uscita di  Medesano incrociamo una coppia di Cesena proveniente da Assisi che andrà attraverso il Monginevro sino a Santiago di Compostela (torneranno a metà settembre), noi sgolosiamo ma siamo contenti così. A Felegara si devia verso il sentiero immerso nella magnifica natura (flora e fauna) del Parco del Taro, dove pranziamo finendo il pasto colla frutta che la natura ci offre (ciliegie). Arriviamo dopo un tratto non bello (attraverso un cantiere), al ponte del Taro, giungiamo al Duomo percorrendo l’ultimo tratto nel centro storico alle ore 14,40 dopo un caffè,  e non potendo visitare il Duomo, interessantissimo con la sua facciata e il suo portale, in una nicchia è raffigurato un pellegrino, purtroppo acefalo. Ci dirigiamo all’ostello S. Maria posto a Km. 2,5 dal punto d’arrivo, la posizione è bella e tranquilla, la camera doppia con doccia interna, l’accoglienza è ottima. Sarebbe possibile l’uso cucina ma il giorno festivo non ci ha permesso di fare la spesa per cui siamo costretti a scendere a Fornovo , dove possiamo visitare l’interno del Duomo, interessantissimo, accolti dal parroco che ci augura un buon viaggio. Terminata la visita ci rechiamo in pizzeria, dove Valentino farà la relazione della tappa al dott. Violi per il sito della Gazzetta di Parma. Tutte le sere Valentino riceve da casa indicazioni del meteo per il giorno successivo.
Ore totali                 9,30
Ore di cammino     7,00
Km. Percorsi           31,5 + 5,00          il giorno 2 giugno 2011

2a  Tappa Fornovo - Cassio
Partenza Ostello ore 6,30, colazione (abbondante), e ripartenza ore 7,20. Prendiamo la provinciale  in quanto durante la notte è piovuto, per cui per non rischiare non facciamo il sentiero alto che attraversa boschi e prati, arriviamo a Sivizzano dove visitiamo la piazzetta con chiesa e ostello e spitale. Siamo sempre in salita piuttosto dura ,attraversiamo quattro guadi ricchi d’acqua ingrossati dalle piogge notturne (tombolo di Valentino recuperato da Franco), ma per fortuna sia la natura con la sua bellezza, il verde brillante lavato dalla pioggia notturna sia la mano sapiente dell’uomo ispirato dalla fede nel punto più duro ci offrono la vista imponente della Pieve di Bardone pungolandoci per un’ulteriore sforzo. Arriviamo alle 10,20, la Pieve è chiusa in quanto da gentili informazioni ci dicono che la custode è andata dalla sorella in un gruppo di case sopra la Pieve. Gabriele e Franco la vanno a cercare, dopo un po’ arriva una sig.ra anziana a cavallo di una moto da cross anziché di una scopa, come una moderna strega. Ci apre la chiesa e restiamo meravigliati dalle opere scultoree ivi poste, ma provenienti dall’ambone di Fornovo Taro, in particolare la deposizione e le statue di S. Pietro e Paolo. E’ presente una Madonna antichissima riccamente vestita, patrona del paese. La Sig.ra, gentilissima, ci fa vedere anche la sede della prima chiesa, decisamente ad un livello inferiore e più piccola. A parte questa sublime opera dell’uomo, in paese sono presenti ben sette fontane. Lo spettacolo della natura si moltiplica dopo Terenzo, centro pieno di storia che ci viene raccontata da un orgogliosissimo signore a partire dalle origini romane fino a Carlo V (si lamenta perché dimostriamo una certa fretta per ripartire). Ci immergiamo letteralmente in un bosco ceduo di castagni, faggi, querce e carpini penetrato da raggi di sole che ci regalano flash e immagini dai colori inimmaginabili. Il sentiero, sempre salendo, si snoda tra prati punteggiati da orchidee selvatiche di tipo diverso, e direi anche rare. Si scollina e passiamo dalla Alta Val di Taro alla Alta Val Baganza. Attraversiamo e visitiamo il Borgo di Casola, interessanti i forni posti all’esterno di fronte alle case. Inizia a piovere quando ci avviamo per la ripida discesa a tratti ancora in selciato, verso il Borgo di Villa (con bellissime case in pietra che pur nella loro semplicità fanno rilevare il gusto della gente di allora che incorniciava porte e finestre con pietre di diverso colore, ingentilendole poi con fregi erborei  e sempre con immagini sacre), e il vecchio Ostello e il Castello di Casola, purtroppo cadente. La curiosità, per quanto pressati dalla pioggia, ci fa fermare davanti ad un garage dove è ricoverata una jeep Willy completamente restaurata con pezzi originali, che il proprietario, orgoglioso, ci mostra mettendola in moto fino all’esterno del garage (è considerata un reperto in quanto è dotata anche di certificato di sbarco redatto a Caserta). Dopo un durissimo strappo, la continua pioggia ed il timore di Valentino di dover affrontare strappi alla vista ancor più duri, si decide di abbandonare il sentiero che conduce ai Salti del Diavolo, particolari formazioni di rocce che la continua erosione ha trasformato in una catena di bellissimi  denti di pietra. Li vedremo poi dall’alto dalla Strada Statale 62 prima di giungere a Cassio, interessantissimo “borgo strada” che attraversiamo su una strada completamente lastricata e contornata da interessanti case in pietra, chiamata “Via degli scalpellini “, in quanto da quella strada si recavano alle cave di pietra. Visitiamo la chiesa dove il lato sinistro dell’abside è impreziosito da un interessante affresco rappresentante S. Moderanno. Telefona il dott. Violi della Gazzetta di Parma che ci anticipa che ci farà raggiungere dal corrispondente di zona per una foto che sarà allegata al pezzo sul sito, visto l’interesse che si è creato attorno al viaggio e alla realizzazione del sito. Ci ripromettiamo per il mattino, prima di partire, di percorrere la Strada degli scalpellini passando per l’antica porta col volto affrescato fino alla Chiastra di S. Benedetto, imponente monolite dal quale gli scalpellini ricavavano le macine con scanalature che la tradizione vuole fossero “graffi del diavolo”. Arriviamo all’Ostello della Provincia (vergognosamente chiuso). Alloggeremo all’Albergo Veronica,proprio di fronte, gestito da una russa. Il fratello ci offre un aperitivo con patatine. Siamo alloggiati in camera matrimoniale con doccia dotata di fon che utilizzeremo anche per asciugare il vestiario bagnato. Prima di cena ci raggiunge il fotografo della Gazzetta  che invia la foto velocemente in redazione accompagnata dalla relazione verbale di Valentino. La voce del sito si è già sparsa per Fidenza tanto che Piero Crovini e moglie (avvisati dalla sorella), vogliono che andiamo a casa loro dove ci offrono un liquore fatto in casa; dopo breve permanenza, ma grati per il calore che sentiamo intorno a noi, andiamo a letto stanchi ma contenti. Durante la tappa, ma è una formula che si ripeterà quando Valentino si trova staccato a causa di fermate per foto od altro, si sente un grido verso coloro che fanno il ritmo, magari un po’ troppo CAI, “41 chiama 118”  e il ritmo cala. In Albergo, buon trattamento e buon prezzo, sia per la cena che per l’abbondantissima colazione, Prezzo di favore per pellegrini € 42,00 (mezza pensione).

Ore totali                 9,30
Ore di cammino     7,30
Km. Percorsi          25,00              il 3 giugno 20011

3a  Tappa Cassio – Montelungo Lunigiana
La tappa di oggi  avrebbe dovuto giungere al Passo della Cisa ma a causa della chiusura dell’Ostello dovremo allungarla fino a Montelungo Lunigiana e viste le previsioni sarà un grosso rischio. E’ piovuto tutta la notte. Prima della partenza che avverrà alle ore 7,30 facciamo visita alla Chiastra di S. Benedetto. Ci avviamo per la S. Statale ma poi ci inerpichiamo per un sentiero selciato in parte e delimitato da bellissimi muri a secco per il borgo di Cavazzola. Purtroppo l’intensa pioggia della notte ha reso il sentiero pesante , fastidioso e non bello quanto invece è bello ciò che ci circonda, boschi di castagni, faggi e lecci. Arriviamo a Castellonchio, paese interessantissimo attraversato per intero dalla Via Francigena, tutta selciata e affiancata da case in pietra, alcune delle quali denotano la vecchia funzione di zone di scambio commerciale con porticati per il carico e scarico cha serviva anche quale riparo per i pellegrini. Anche la chiesa posta leggermente fuori dalla Via, è dotata di canonica con funzione di ricovero. Purtroppo le nuvole ci impediscono di godere del panorama sottostante. Per  una deviazione dalla statale rientriamo ancora nel bosco dove il sentiero è interrotto a tratti da ”cavalli di frisia”, pericolosissimi da scavalcare in quanto bagnati e delimitati da filo spinato (servono per gli animali al pascolo). Riprendiamo un sentiero selciato che denota una certa importanza, infatti nella discesa incontriamo una cappella votiva con la statua di San Moderanno, santo protettore di Berceto.  Sfilando il Castello dei Rossi entriamo direttamente nel centro storico, in una via selciata e con case in pietra. Arriviamo in piazza Duomo animata dal mercatino e da addobbi floreali per un matrimonio, Valentino scherzosamente dice al fiorista che non si dovevano disturbare, “è troppo”. Trova anche alcuni componenti del Coro Montecastello, lì per accompagnare la cerimonia che non dimostrano un grande interesse nei nostri confronti, interesse , calore e amicizia che traspare invece dal sorriso e dagli occhi di Silvia (amica di Renato), ma che io riconosco come ex presidente e fondatrice della cooperativa Aurora. Ci accompagna in Duomo, ci fa vedere il piccolo ma interessante museo (mi colpisce un calice in onice bianco), con reliquie di S. Moderanno (un piviale). Ci presenta anche l’arciprete che ci augura un buon viaggio. Usciamo e all’offerta del caffè lei unisce un ricco e abbondante spuntino a base di salume e formaggio locale. Valentino le offre un distintivo della Via Francigena.  Dopo la spesa ripartiamo alle 11,50 con l’incubo della pioggia. A S. Moderanno deviamo dalla statale seguendo il sentiero indicato dai segnali della V.F. Si dimostrerà un errore grave (del senno di poi son piene le fosse), in quanto la pioggia ci coglie impreparati nel bosco, in sentieri trasformati in ruscelli scivolosi causa i solchi profondi provocati dalle moto da cross. Troviamo una deviazione che ci porta indietro ma almeno arriviamo sulla statale. Siamo bagnati fradici particolarmente Valentino a cui si era bloccato l’ombrello. Arriviamo alle 14,30 all’Albergo del Passo dove Valentino si cambia la maglia, l’ultima asciutta in quanto il bucato del giorno precedente non si è asciugato, si mette la giacca e dopo una visita fugace al Santuario del Passo (non abbiamo neppure scritto la dedica), con la pioggia che riprende ci avviamo per la S.S. 62 alle ore 16,30, arriviamo finalmente a Montelungo Lunigiana all’Albergo Appennino,vecchia stazione di posta e di cambio cavalli risalente al 1836 arredato in stile liberty retrò. Per fortuna ricompare il sole che ci permette di stendere le magliette, le calze e i pantaloni completamente bagnati. Dopo una buona doccia e i consueti massaggi rigeneratori scendiamo a cena dove ci accoglie il proprietario sig. Alberto che conosce benissimo le nostre zone, in quanto lo zio è stato segretario comunale in diversi comuni della provincia di Parma. La cena è ottima a base di testaroli (piatto locale fatto con un impasto di farina di farro macinata con macina in pietra, fatta cuocere in apposite padelle poste su un letto di braci, con coperchi pure coperti di braci e dopo una lenta cottura l’impasto viene tagliato a fette  scottate in acqua calda e condite con un pesto dal profumo inebriante. Il secondo è a base di scaloppine al vino bianco (la carne è buonissima), accompagnato da due erbazzoni e patate al forno buonissime. Ma la giornata è stata dura e deprimente anche perché le nuvole ci hanno vietato anche la vista dei paesaggi che di volta in volta si succedevano al nostro camminare, per cui visto che l’appetito vien mangiando, ci vengono proposte delle braciole e costine di agnello e stufato di cinghiale accompagnate da pane casereccio. “Dulcis in fundo” una abbondante fetta di torta al cioccolato, con caffè e grappa. Sazi e soddisfatti dopo aver preso visione del percorso, andiamo a dormire. 
Ore totali                9,00
Ore di cammino    6,45
Km. Percorsi        23,00                 il 4 giugno 2011

4a  Tappa Montelungo Lunigiana - Pontremoli
Il sole ci sveglia sorgendo dal Passo del Righetto, facciamo una abbondante colazione, ma partiamo alle 8,30 dopo una mazzata non indifferente di € 65 di extra, per fortuna la camminata ci permetterà di digerire la botta. Partiamo per Cavezzana d’Antena seguendo una strada realizzata per la costruzione dei manufatti autostradali in cls (galleria e ponti). Ora oltre ad essere a servizio del borgo di Cavezzana d’Antena , serve come percorso per un acquedotto (realizzato in pead con manicotti plasson, tecnica sorpassata), a servizio delle Terme che si stanno riattivando a Montelungo emungengo l’acqua dal torrente Civasola. Una cosa che ci balza agli occhi a differenza del versante emiliano, sono le Maestà (lastre in marmo di Carrara con soggetti sacri), murate nelle case o anche in piccole edicole e sulle fontane. Da Cavezzana si prosegue per il borgo di Groppoli (interessante),seguendo sentieri costruiti su muri a secco ai limiti dei campi a terrazza dove sono coltivate viti e ulivi. Veniamo a sapere che oggi Renato dovrebbe festeggiare il 35° anniversario di matrimonio, raccogliamo fiori di campo, ne facciamo un mazzo e glielo doniamo con un bacio, il suo “ma va cuion” non riesce a nascondere un po’ di emozione. Proseguendo incontriamo piccolissimi borghi con case in pietra dove la cosa più importante sembra essere la fontana, sempre impreziosite da lastre in marmo bianco con immagini sacre che, oltre ad essere segno di fede, è segno dell’importanza che si dava all’acqua. Attraversiamo in un ambiente da favola, su un ponticello in tronchi, il Torrente Civasola e si riprende a salire per il borgo di Previde e, sempre su mulattiere ancora parzialmente lastricate,  giungiamo a Groppadalasio Inferiore, costruito, come i precedenti, a monte della montagna per lasciar posto ai ridottissimi terrazzamenti coltivati ad ulivo. Con ripide scalette in pietra scendiamo verso un bellissimo ponte medioevale  in sassi ad arco unico “a schiena d’asino” costruito su un profondissimo orrido del Fiume Magra. Sempre lungo il sentiero, in salita si giunge a Casalina scoprendo un vecchio mulino ad acqua con pale. Si arriva a Topleca dopo aver attraversato un bosco di castagni secolari e due piccoli ponti realizzati collo stesso criterio di quello appena visto. Da ultimo a Versola attraversando un bosco bellissimo siamo accarezzati da colpi di sole che finalmente ci bacia e ci carica le pile. Arriviamo al Passo della Crocetta a m. 850 dove, oltre ad un piccolo oratorio impreziosito da una maestà, la natura ci offre, anche grazie alla limpidezza del cielo, un panorama meraviglioso sulla Lunigiana. Ci accompagna nella ripida discesa lastricata  una Via Crucis che arriva alla chiesetta di Argenzio, sono le 13 e ci fermiamo per una pausa pranzo . Attraversiamo S. Cristina dove si sta approntando in un vecchio palazzo il museo dell’olio. Più a valle un bellissimo recupero di un casale sede di una ditta produttrice d’olio. Si intravede a valle Pontremoli, vi entriamo attraversando il ponte sul Magra. Ci accoglie il percorso pedonale delle vecchie mura dell’imponente Castello del Piagnaro che ci accompagna alla Porta Parma che è l’ingresso della città. Affiancati da interessantissimi palazzi giungiamo al centro della città dominata dalla torre campanaria e dal bellissimo Duomo che non possiamo visitare visto l’orario. Poco più avanti il Municipio e il Palazzo della Prefettura. In piazza ci concediamo un gelato (ore 13,50), Attraversando uno dei tanti ponti sul Magra esistenti a Pontremoli, che denotano l’importanza  logistica della città, ricca di chiese e torri e quindi di luoghi di sosta per pellegrini e commercianti. Arriviamo al convento posto a ridosso del monte in posizione elevata dominante la città. Dobbiamo attendere fino alle tre prima di prendere possesso delle singole cellette. Dopo una buona doccia si fa bucato. Assistiamo alla Santa Messa e visitiamo alcune reliquie appartenute a San Pio, un saio, un paio di guanti, un paio di sandali e alcune lettere inviate al guardiano del convento, in quanto amico del santo. Esistendo la possibilità dell’uso cucina si decide di tentare la sorte andando a vedere in città di trovare qualche negozio aperto. Franco e Renato si incaricano della cosa e fortunatamente trovano i rifornimenti per la cena, colazione e pranzo. Cena a base di abbondante pasta asciutta con pesto, tonno e ricca insalata mista annaffiata con una boccia di vino rosso. Verifica e piani per il tragitto del giorno successivo.

Ore totali                 5,30
Ore di cammino     4,35
Km. Percorsi          16,00                il 5 giugno 2011

5a  Tappa Pontremoli – Aulla
Colazione (abbondante), alle ore 6,30 in quanto ci attende una delle tappe più lunghe del pellegrinaggio. Ai nostri occhi compare uno sfavillante arcobaleno che noi prendiamo come benaugurale. Partenza ore 7,00. All’uscita del convento davanti alla statua di San Pio, verso il Passo della Cisa compaiono ben due arcobaleni concentrici. Ci diciamo che c…………, ma non ancora finita l’esclamazione, inizia a piovere a cui non diamo eccessiva importanza, dovendo viaggiare sulla Statale. A pochi Km. da Pontremoli attraversiamo un bel “borgo strada” quello di S. Giustina, dominato dal bellissimo complesso dell’Annunziata; proseguendo per la statale e avendo davanti a noi la catena delle Apuane, dopo alcuni km. deviamo salendo per Canale da dove ci addentriamo in boschi di un verde smagliante con sottoboschi altrettanto interessanti formati da felci altissime e di diverse qualità. Non piove più. Arriviamo ai ponti della ferrovia (viaggia soprelevata) a Migliarina e per belle stradine asfaltate, attraversando la zona colpita dal nubifragio del giorno precedente, arriviamo in una zona pianeggiante con un allevamento di cavalli da corsa. Ai nostri occhi, al di là della Statale, appare il magnifico e stupendo complesso della Pieve di Sorano, risalente al IX-X secolo costruita su un luogo di culto pagano utilizzando anche materiale della precedente costruzione. Dopo una merendina (barrette e banana), visitiamo l’interno che è da mozzafiato per le sue linee semplici ed essenziali che danno il senso della pace e che invitano alla meditazione. All’interno sono presenti due cippi lunici, il guerriero e una figura non ben interpretabile. Lasciata la Pieve ci avviamo per il Borgo di Filattiera , posto al di sopra della strada, che dopo la spesa per il pranzo, raggiungiamo per ripide scalette, ci accoglie la rocca e la chiesa con campanile cilindrico. Attraversando  e proseguendo per il “borgo strada” giungiamo a San Genesio, chiesa romanica ma sconsacrata e continuando tra bellissimi boschi di castagni, querce e lecci giungiamo al delizioso Borgo di Filetto con case in pietra notevoli e, attraverso boschi, arriviamo a Villafranca che non possiamo visitare a causa del percorso ancora da fare, anche se il centro storico ci appare interessante pur se visto al di qua del ponte sul fiume Magra. Dopo alcune verifiche scegliamo la strada a monte che, salendo per una strada asfaltata fiancheggiata da un bellissimo bosco di castagni, ci conduce a quello che definiremo il più bel e significativo “ borgo strada” visto fino ad ora, il Borgo di Lusuolo. Entriamo dall’antica porta e, secondo gli schemi, troviamo la chiesa, l’ostello e lo spitale con piazzetta per la fontana con a destra case in pietra che, andando verso il fondo, diminuiscono come volume e importanza. A sinistra con vista stupenda sulla Lunigiana, sulle Apuane e sul fiume Magra (peccato che si veda principalmente il sottostante parcheggio autostradale), case senz’altro nobiliari contrassegnate da stemma araldici, il tutto dominato dall’imponente castello risalente al XIII secolo, distrutto e ricostruito nel ‘600. Durante la sosta mensa incontriamo il Sig. Luigi che conosce Fidenza e dintorni per averci lavorato e ci dice che il nonno era originario di Bore. Gli chiediamo se ci può far vedere il castello , acconsente e, presa una grossa chiave, ci racconta di aver contribuito alla stesura della storia del borgo e dell’intera zona, essendo il Castello sede del museo dell’emigrante. Aperto il grande portone, la costruzione rivela la sua natura di costruzione di difesa: possenti mura, accesso in salita dominato dai camminamenti superiori e una possente inferriata ora alzata, oltre l’inferriata si trova il cortile trapezioidale con pozzo centrale, con vasca di raccolta di acqua limpidissima da dove si dipartono condotte per la cucina, dove troneggia un imponente camino con adiacente dispensa ,infine attraverso una scala interna si giunge all’ultimo giro di fortificazioni e alle camere nobili. Dopo un sentito ringraziamento ,  per la porta posta al termine del borgo e dopo una serie di gradini scendiamo rapidamente ,attraversando terrazzamenti coltivati a vite ed ulivo e dopo un castagneto bellissimo giungiamo al ponte sul Canale del Tufo, ai piedi del Borgo di Terrarossa.  Si comprende subito da che cosa abbia preso il nome il borgo perché gran parte del fondo del torrente è in tufo rosso. ( Intanto veniamo intercettati telefonicamente da Mauro di San Secondo che si sta recando a Sarzana e ci ha visti nella contro strada dell’autostrada, guarda il caso!!), Dopo l’attraversamento del borgo arriviamo alle porte di Aulla non particolarmente interessanti. Ci fermiamo in una gelateria per ristorarci,  vista la giornata veramente calda e la stanchezza del viaggio. Attraversando una periferia non di certo bella e costeggiando il torrente Aulella che porta una brezza fresca e ristorante, arriviamo all’agognato Ostello situato nella Abbazia di San Caprasio accolti con calore ed amicizia da due sorelle volontarie: Perla e Gioia ( nomi adattissimi al ruolo e al modo in cui ci accolgono), ci offrono bevande calde, fredde e caramelle alla frutta e da ultimo una profumatissima ciambella sfornata da poco. Tutto questo nella Sala Capitolare dell’Abbazia dove veniamo fotografati per il registro pellegrini (foto che verrà inviata alla Gazzetta di Parma), e dove viene apposto il timbro sulla credenziale. In questa significativa sala siamo contornati da diversi manichini di pellegrini vestiti cogli abiti dell’epoca. Veniamo portati nella camerata ricavata in un antico palazzo attiguo, con la preghiera poi di scendere per la visita guidata e per l’illustrazione delle recenti scoperte dovute ai ritrovamenti avvenuti durante il restauro della chiesa esistente che, come spesso accadeva, copriva con sovrastrutture la parte o le parti originali romaniche. Dopo una doccia ristoratrice ritorniamo nella sala capitolare dove le sorelle stanno accogliendo, con lo stesso calore, due pellegrini francesi (di Rennes), che dopo aver attraversato la Liguria, si recheranno a Roma ( e non sono tanto giovan). Gioia ci illustra l’andamento degli scavi delle tre chiese poste su tre livelli e ci racconta che dopo mille anni, durante i recenti scavi è stata ritrovata la tomba di S. Caprasio (monaco eremita francese proveniente dall’isola di Lerins - Cannes), veneratissimo dai pellegrini che si recavano a Roma o a Santiago di Compostela. Si può anche vedere una fornace per la fusione delle campane. Nel frattempo è arrivato Massimo, un trevigiano giovanissimo che si sta recando a Roma. Insieme ci rechiamo a cena, dopo un po’ di ricerca, alla pizzeria “Gatto matto”, dove riconosciuti quali pellegrini ci trattano con grande abbondanza (farinata e pizze che sembrano lenzuola, di vario tipo, caffè e dolce il tutto a € 12,00). Dopo i consueti piani e controllo del percorso per il giorno successivo, si va contenti a nanna.

Ore totali                10,00
Ore di cammino        8,00
Km. Percorsi            33,00                il 6 giugno 2011

6a  Tappa Aulla - Avenza
Sapendo della tappa lunghissima che ci attende, dopo una sostanziosa colazione (cappuccio, briosche), si parte alle 6,30 dopo esserci approntati per la pioggia (così le previsioni di Rocco), non facciamo a tempo ad uscire dal bar che l’acquazzone puntualmente ci coglie, ma ormai preparati apriamo gli ombrelli già a portata di mano. Ci inerpichiamo subito per un sentiero ripido su asfalto ma all’ingresso di Case Burchione sbagliamo sentiero a causa di una cattiva segnalazione. Torniamo indietro e imbocchiamo uno stretto e ripido sentiero boscoso ricco di bosso. Dopo varie deviazioni su strada e su sentiero boscoso, sempre sotto ad un’acqua fredda e battente arriviamo su una strada asfaltata e sulla sinistra, arroccato su un cucuzzolo, ci appare il Borgo di Bibola dominato dalla mole grigia del Castello. Non lo visitiamo in quanto spostato rispetto al percorso e anche perché la pioggia si fa più intensa. Le segnalazioni non sono chiare per cui procediamo in modo incerto in mezzo a boschi secolari. Nonostante tutto, i ragazzi mi fanno uno scherzo, sapendo di dover passare da un borgo chiamato Vecchietto, me lo dedicano. Proseguiamo per sentieri angusti, in salita, che sembrano canali d’acqua che non ci permettono  certo di apprezzare le bellezze naturali che ci circondano (cascatelle ed orridi), ma anche il tratto in discesa è reso pericoloso dal fango sdrucciolevole. Dovremmo procedere per Ponzano Superiore ma l’imprecisione delle indicazioni, la pioggia, la stanchezza e il nervosismo ci fanno di nuovo sbagliare strada fino a farci giungere in un incrocio con diverse indicazioni non chiare, noi prendiamo decisamente quella sbagliata e giungiamo in una casa dove una vecchietta non sa dirci niente di preciso sul percorso, per cui decidiamo di tornare indietro; per fortuna troviamo un signore che chiama un amico pratico del posto dicendo ”ci sono quattro disperati che devono andare a Sarzana”, finalmente ci consiglia di tornare indietro al bivio e posto in alto su un albero troviamo l’indicazione per Ponzano Superiore, eppure l’avevamo imboccato per alcuni metri prima di scendere, ma poi non ritenendolo giusto l’abbiamo lisciato. Risaliamo per una strada selciata in autobloccanti per la ripida salita, e finalmente arriviamo a Ponzano Superiore. Grazie alle indicazioni di una signora che dalla finestra ci chiede da dove veniamo, ci augura in modo sentito “buon viaggio”,  troviamo aperto un piccolo negozio di alimentari dove ci facciamo preparare dei panini per il pranzo che gusteremo all’ “Hotel Stella” perché una stella  è ornamento del soffitto della bellissima scalinata coperta che porta al culmine del colle, alla piazza, alla chiesa, alla piazza del Comune e della rocca da dove, in giornata limpida si dovrebbe godere di un panorama mozzafiato. In queste scale coperte ci sono moltissimi nidi di rondini che, incuranti della nostra presenza,  ci sfilano intanto che camminiamo. Prendiamo poi il sentiero della fontana che con ripida discesa ci porta a fiancheggiare uliveti e vigneti su campi terrazzati e dopo un altro bosco di castagni attraversiamo i ruderi del Castello della Brina (una torre cilindrica), oggetto di scavi, posto in una posizione strategica e per questo con una vista straordinaria verso le foci del fiume Magra e S. Stefano Magra, dominato dal Monte Marcello. Dopo un lungo sentiero fra rocce verdi, certamente di origine vulcanica, e con vegetazione rada ci reimmergiamo in un bosco di castagni fino a giungere all’ingresso di Sarzana (ore 14,30), mal segnalato che ci fa perdere tempo e aggiungere strada al già lungo trasferimento. Renato viene riconosciuto da un pescivendolo ambulante che viene al mercato a Fidenza. Dopo indicazioni raccolte da un volontario delle Misercordie ci rechiamo alla Chiesa di S. Francesco per il timbro della credenziale e poi verso il centro storico. Ci rendiamo conto che le indicazioni di Corrado Pedrazzi in merito all’ostello corrispondono a realtà, questo infatti è posto su una strada di grande traffico con rischio di non poter dormire, per questo motivo già prima della partenza si era deciso di allungare la tappa fino ad Avenza (scelta che si dimostrerà poi azzeccatissima) nonostante l’allungamento della tappa. L’attraversamento del centro storico ci fa toccare con mano la bellezza della città con diversi negozi di artigiani, antiquari ed altri e dell’importanza che dovesse avere anche a livello strategico, è infatti circondata da possenti mura e dominata dalla imponente mole della fortezza di Sarzanello. Visitiamo l’interessante Duomo con bianca facciata dominata da un bellissimo rosone gotico. L’interno come la maggior parte di queste Cattedrali hanno perso le bellezza e la semplicità delle linee romaniche con interventi successivi non sempre  riusciti o adeguati, Interessantissimo il soffitto a cassettoni in legno completamente scolpito. Attraversando la via principale (la via Francigena), usciamo da porta Parma per Avenza sulla strada statale per Massa, trafficatissima e stretta. La pioggia ancora una volta ci coglie improvvisamente, proseguiamo avendo a monte bellissimi paesi con rocche e campanili turriti. La pioggia continua a cadere con forte intensità, siamo costretti a procedere molte volte sfilati da auto o camion che spesso ci lavano. Giunti alla deviazione per Luni (visto che vorrebbe dire allungare maggiormente il percorso), decidiamo di proseguire per Avenza (che non arriva mai), e dopo aver attraversato un sottopasso ferroviario ci incamminiamo in un viale delimitato da palazzi e abitazioni piuttosto anonimi; finalmente dopo aver attraversato il ponte del torrente Carrone scorgiamo la possente mole della Torre di Castruccio Castracani che pare proteggere il nostro punto d’arrivo, un complesso giallo che forma una piazza (pedonalizzata), dominata dalla chiesa la cui canonica è diventato centro di accoglienza (mi ricorda S. Maria). Suoniamo al portone e siamo accolti da un giovanissimo e simpaticissimo parroco, Don Marino da Aulla, che mentre ci firma le credenziali si scusa con noi per la premura (deve celebrare  la S. Messa per le suore), e per dirci che a causa dell’Enel (che non ha ancora aumentato la potenza per l’ostello), saremo costretti a fare la doccia in canonica attraversando la piazza. Ci affida al responsabile per l’accoglienza che ci accompagna nel vero ostello, nuovissimo, ricavato nelle cantine di uno dei palazzotti che formano la piazza, è costituito da due stanze con soffitto “a volto” con otto posti letti, tavolino e un bellissimo bagno. Dopo la doccia stendiamo i panni bagnati e, secondo le indicazioni dell’accogliente, ci rechiamo a cena all’Hotel “ Da Sergio” convenzionato con l’ostello. All’apparenza il nome Hotel ci sembra un po’ pretenzioso anche perché chi ci accoglie ha un fare dimesso e ci dice che è tardi, ma alla parola pellegrini tutto cambia. Il fratello di Sergio ci fa accomodare nell’unico tavolo libero che sembrava aspettare noi, ci porta da bere e un antipasto  a base di una specie di torta fritta con stracchino. D’attorno a noi le facce sono quelle di operai,  per noi la loro presenza è garanzia di un buon mangiare, abbondante e a prezzo modico e così sarà. Si presenta a noi Sergio, lo chef (faccia simpatica), con codino e barba lunga che si scusa in quanto il menù non potrà essere vario essendo tardi e senza pesce (non si è pescato a causa del mare grosso), ma ci anticipa che non soffriremo di certo la fame. (Valentino nel frattempo fa la solita cronaca in diretta della giornata). Ci dimostra di voler dialogare, esprimerci calore e ammirazione e quando gli diciamo la nostra provenienza (Fidenza in prov. di Parma), dice di conoscerla benissimo in quanto a Felino si tiene un campionato - mostra di colombi, lui infatti è un allevatore di razze pregiate. Ci illustra il menù: il primo sarà una pasta fredda condita con abbondanti sott’oli da lui prodotti nel podere di sua proprietà, come secondo, tranci di tonno (che sembrano tronchi), preparati da lui, con contorno di cipolle di Tropea, fagioli e pomodori. Il fratello ci porta poi dei tarallucci con vino santo ma anche lui si ferma con noi a parlare e poi ci porta dopo il caffè anche una grappa (anche questa distillata da loro )il tutto a € 15. La serata sta scivolando verso una china pericolosa(!!) per cui, anche perché stanchi, decidiamo di andare a studiarci il percorso e a sentire le previsioni che non sono buone, poi a letto, a goderci un meritato riposo.        

Ore totali                  11,30
Ore di cammino         8,30
Km. Percorsi             34,600             il 7 giugno 2011

7a  Tappa Avenza – Pietrasanta
Partecipiamo alla S. Messa  di don Marino che in chiusura ci benedice , gli altri fedeli si stringono d’attorno a noi con una bella e benaugurante dimostrazione di affetto e amicizia. Il don ci accompagna in pasticceria e ci offre la colazione, anche lì la gente, se pur di premura, ci dimostra interesse con domande e auguri. Partiamo alle 8,30 sotto una pioggia battente che ci seguirà per tutta la mattinata e, seguendo l’Aurelia per fortuna con marciapiede, che ci protegge dagli schizzi degli automezzi, giungiamo a Massa. Smette momentaneamente di piovere, che però ci coglie violentissima nella bellissima Piazza Aranci, chiamata così perché ornata da bellissime piante cariche di aranci. E’ sede dell’ interessantissimo Palazzo della Prefettura. Nonostante la pioggia non vogliamo perdere la vista del Duomo che ci accoglie con la sua romanica bianca facciata, dall’alto della scalinata in posizione dominante la città. Lo visitiamo all’interno dove troviamo una cappella dedicata a S. Francesco con una moderna statua dorata del santo e una cappella dominata da un bellissimo affresco di una Madonna. Riprendiamo la strada dopo la necessaria spesa per il pranzo, ancora una volta seguendo sotto la pioggia l’Aurelia. L’uscita dalla città verso Lucca è dominato dall’alto, dall’imponente rocca. Giungiamo a Montignoso, paese dominato dal castello Aghinolfi del XII secolo. Si preferisce seguire la via Aurelia anziché il sentiero a monte, sia per evitare rischi di cadute ma anche perché comincia a farsi sentire qualche acciacco. Ci fermiamo per la pausa pranzo (non piove più), in uno dei numerosi stabilimenti dove si lavora il marmo. Il proprietario si ferma da noi, ci chiede da dove veniamo e quali siano le motivazioni che ci hanno spinto ad affrontare una simile impresa. Alle nostre risposte ci fa i complimenti e gli auguri. Arriviamo a Pietrasanta alle ore 15,50, paese famoso per i suoi laboratori di marmo e bronzo, che è stato ed è richiamo di famosissimi artisti quali Dalì, Manzù, Marini, Botero, ed altri. La piazza del Comune è impreziosita dalla statua bronzea del “Guerriero” di Botero e dai bianchi buoi di Marini. Entriamo nel centro storico attraverso una “porta scultura” fino a giungere alla Piazza contornata da preziosissimi palazzi di diverse epoche e stili, dominata dalla torre campanaria, dal  Duomo, posto in posizione sopraelevata e col campanile staccato, dalla chiesa di S. Agostino (sede del centro culturale), dalle vecchie mura e da un bellissimo palazzo sede dell’ostello nobiliare, gestito dalle suore. La piazza è vivacizzata dall’allestimento delle strutture  del premio letterario Mondadori. Ci accoglie la madre superiora che ci affida la camera con quattro letti e ci timbra le credenziali;  visto che è uscito il sole stendiamo i panni fradici e dopo una tonificante doccia e massaggi andiamo a fare un giro per la città, visitiamo la chiesa della Misericordia, dove sono due affreschi di Botero e ci rechiamo all’ufficio informazioni per avere indicazioni per la cena. Non ci fornisce indirizzi specifici ma l’indicazione approssimativa della posizione di una pizzeria, noi ci rechiamo preventivamente sul posto e per avere maggior certezze chiediamo a due signori seduti davanti al circolo Arci: la pizzeria”La Corte” è a pochi metri. Ricomincia a piovere e siamo costretti a ritornare all’ostello per ritirare il vestiario, cosa già fatta da Gabriele che era rimasto in piazza avendo un problemino ad un tendine. Valentino fa la solita cronaca telefonica, si passa per la via principale sede di bellissimi ristoranti, gallerie, botteghe di antiquari e ci facciamo dare le previsioni, stavolta abbastanza buone. Arriviamo alla pizzeria dove ci riconoscono come pellegrini, viene da noi il proprietario che ci chiede se siamo stati mandati dalle suore, rispondiamo di sì avendo capito che ne avremmo tratto vantaggio. Renato chiede con una battuta se ci avesse scambiati invece per quattro giocatori di bocce (vista la tuta blu). Inizia col portarci la farinata, come antipasto, poi pizze già grandi che “escono” dal piatto e chiudiamo con una focaccia farcita con verdura, infine  caffè (€ 12) e tanto, tanto calore. Dopo la consueta verifica del percorso del giorno dopo, a nanna. 
 
Ore totali                     7,50
Ore di cammino          6,30
Km. Percorsi              26,  00             il 8 giugno 2011

8a  Tappa Pietrasanta - Valpromaro
Essendo una tappa non troppo lunga, ci permettiamo una partenza alle ore 8, dopo una buona colazione. Si decide, dopo un po’ di discussione, anziché la statale 439, di seguire una strada comunale asfaltata che ci porta alla bellissima Abbazia di San Venanzio. Proseguendo  per Rotaio la strada è dominata dal possente castello, deviamo per una stradina asfaltata che si inerpica fra poderi fiancheggiata da piante di ciliegie ed amarene che non sfuggono ai soliti “storni” Gabriele e Valentino, ma anche Franco e Renato non scherzano. Finalmente non piove per cui possiamo goderci lo spettacolo che ci circonda: terrazzamenti con uliveti e viti e, durante lo scollinamento prima del Borgo di Monteggiori, dominato dal Borgo cintato, lo sguardo arriva fino a mare, e in primo piano si resta colpiti dal verde brillante e dalle macchie di colore degli oleandri, dei castagni e dei cipressi. In una verifica di percorso abbiamo costeggiato un canale fiancheggiato da due muri di canne di bambù altissime di un verde brillantissimo per i raggi del sole che creavano con le foglie giochi di luce stupendi. Breve pausa pranzo e si riparte, ad un bivio troviamo  l’indicazione per S. Anna di Stazzema, io racconto ciò che ho letto in merito alla storia tragica di questi borghi che stiamo attraversando e a che punto può arrivare la barbarie umana, che uccide bimbi e donne incinte aprendo loro il ventre con le baionette o sparando al volo ai neonati e poi bruciando tutto, per cercare di cancellare queste atrocità indegne dell’uomo. Si decide di andare e poco dopo una bianca lapide ricorda questi eccidi. Deviamo per Valdicastello Carducci, paese con casa natale del poeta ma anche questo segnato dalla ferocia umana, infatti una lapide ricorda il sacrificio del Parroco offertosi ai carnefici con la speranza di salvare i suoi parrocchiani e non, che erano stati rastrellati, ma inutilmente. Proseguiamo tristi e pensierosi  considerando tra noi che queste cose non vengono dette e ricordate sufficientemente per far sì che quelle innocenti vittime non siano morte invano, infatti tre su quattro di noi sapevano poco o niente di tutto questo, pensate i giovani !!. Alla deviazione per il paese martire troviamo un signore a cui chiediamo indicazioni, lui ci dice di essere uno dei superstiti. Quel maledetto 12 agosto lui lo ricorda ancora vivamente, aveva 8 anni e si è salvato a differenza dei suoi, perché si era nascosto nel sottoscala da dove aveva potuto vedere inorridito l’uccisione del fratello, della sorella, della madre e, da ultimo del padre. Mentre raccontava ciò tremava e piangeva e avrebbe continuato perché diceva “io conoscevo tutti”, ma noi colpiti dalla reazione e dal suo pianto l’abbiamo ringraziato dicendogli che non volevamo che lui soffrisse per volerci raccontare quei ricordi terribili. Siamo ripartiti ma poi Valentino si pente di non avergli chiesto né il nome né di fare una foto con noi e con Franco torna indietro per cercarlo, E’ letteralmente sparito, c’è un’abitazione, suoniamo dopo un po’ appare alla finestra un anziano a cui spieghiamo il motivo del nostro disturbo. Dopo aver aperto una serratura di sicurezza scende in cortile ribadendo di conoscere il signore, ci dice che si chiama Palagi Claudio e che senz’altro è sceso  ad un piccolo borgo vicino a Monteggiori, giro che ripete più volte al giorno. Riprendiamo ma senza allegria, quella testimonianza ci ha profondamente scossi, anche se la strada è costeggiata da paesaggi splendidi e boschi bellissimi, resi più brillanti dalla presenza delle canne di bambù grosse ed altissime: una casa tinteggiata in rosso ne è quasi immersa. Renato e Gabriele che avevano proseguito ci avvisano che ci stanno attendendo all’ingresso di Camaiore. Decidiamo di provvedere al pranzo ed entriamo in un piccolo negozio dove ci accoglie una gentilissima sig.ra che, viste la nostra curiosità e indecisione derivate dalla golosità, ci fa assaggiare diversi tipi di focaccia e di salumi, scegliamo tutti focaccia tenera con “finocchiona”, al nome ridiamo di gusto ma già pregustandone il sapore con la focaccia. Oltre ad essere abbondante nel guarnire,  ci offre alla fine anche un dolce a testa. La ringraziamo di cuore colpiti da tanta generosità e calore e ripartiamo. Entriamo alle 12 a Camaiore da porta Parma e, attraversando la via Francigena, arriviamo a piazza Francigena. Notiamo che le case ad ogni incrocio con vie laterali sono contraddistinte da mattonelle policrome con gli stemmi dei quartieri. Osserviamo anche un’altra particolarità: su ogni ingresso delle abitazioni sono murati quadrotti di marmo bianco di Carrara con scolpiti i simboli di Cristo, ogni quadrotto è contornato da una corona di fiori. La piazza è dominata dalla facciata policroma del duomo, su cui spicca un bellissimo rosone gotico e impreziosita da una bellissima fontana con due valve sorrette da due pesci allegorici, tale fontana segnava lo spostamento della via Francigena voluta da Sigerico. Valentino, come al solito curioso, chiede a tre signori il significato delle corone dei quadrotti, ci spiegano che come da tradizione il 2 giugno si festeggia il Santissimo nome di Gesù e che da sempre ogni abitazione sulla porta o portone di ingresso presenta un quadrotto di marmo  e la corona viene posta in tale occasione, alle domande dei nostri mentori rispondiamo raccontando l’incontro di S. Anna di Stazzema, anche loro dicono di ricordare particolari di quei tragici momenti. Vediamo Gabriele agganciato da un signore che parla vivacemente e ci chiama, salutiamo allora i tre gentilissimi signori che ci augurano buon viaggio. Ci aggreghiamo a Gabriele, il signore è l’ “Aldo Magnani”di Camaiore, è stato a Fidenza per la firma del protocollo per la costituzione dell’associazione, conosce Tedeschi, la Cropera ed altri. Ci porta in Comune dove ci timbrano le credenziali, ci fa dare indicazioni, ci fa ritentare per più volte la chiamata per Valpromaro, non abbiamo conferma dell’apertura dell’ostello e, al fine di non farci  rischiare di dormire all’aperto, ci dà l’indirizzo di un albergo appena fuori il Borgo di Valpromaro. Da un comune vicino veniamo a sapere che la zona è spesso “cieca” e partiamo con la speranza che risponda a verità il fatto che l’ostello sia sempre aperto. Ci viene consigliato dal “Magnani” di visitare la Badia di S. Pietro e Paolo, sede di un ostello antichissimo e di uno spitale del VII secolo (veramente notevole) e, come anticamente, il cimitero è ancora posto a ridosso della Badia. Ci avviamo per Montemagno attraversando boschi bellissimi e ricchissimi di acque con cascatelle e canali , uno di questi a servizio di un mulino. Uno dei borghi che attraversiamo si chiama, neanche a farlo apposta, “Canali”. Proseguiamo costeggiando agriturismi da favola dai nomi altisonanti “Palazzo Nannini, palazzotto  Nannini con piscina e minigolf”. Stiamo per arrivare attraverso un sentiero in salita a Montemagno, ma siamo bloccati da un alto roveto. Dobbiamo aprici la strada con le racchette usate da Gabriele come un macete, col rischio, a causa del terreno scivoloso, di cadere nella fognatura in muratura rotta. Arriviamo finalmente in cima al Passo di Montemagno e veniamo accolti da un monumento di Gaber che considerava questi luoghi il posto ideale  per comporre le sue canzoni. Entriamo al bar per un caffè, e ci lamentiamo con la proprietaria del rischio corso, ma lei ci risponde che, per quanto abbia già più volte segnalato il problema, il comune rimpalla la responsabilità con la provincia (ci ripromettiamo in ogni caso di segnalare il problema all’Associazione), senza risolverlo. Finalmente siamo in discesa, giù dal passo  dopo aver attraversato resti della linea gotica e un monumento che ricorda le vittime delle barbarie naziste e non solo, sulla strada provinciale che sembra un tunnel verde in quanto è completamente coperta dai castagni e lecci secolari e  fiancheggiata dal torrente Freddana. Deviando dalla provinciale, giungiamo a Valpromaro, borgo che ripete lo schema già visto. Si tratta di risolvere il problema dell’ostello (Rivolgersi al Sig………davanti alla chiesa), questo vien presto risolto in quanto una gentile sig.ra ci viene incontro e ci dice che ci accompagnerà lei in canonica, è a due passi . In canonica è possibile usufruire della cucina, che è anche dotata di pasta, contorni, condimenti vari e dolci  (è luogo d’incontro dell’intera comunità per festeggiare compleanni, comunioni ed altro). Dopo una tonificante doccia, con Renato ci rechiamo a far spesa (stasera si mangerà pasta asciutta e carne in quanto è da un po’ che non ne mangiamo, e verdura). Ci rechiamo alla macelleria, una stanzetta di 3 metri per 2, chiediamo tre bistecche e una braciola. Il macellaio sparisce e ricompare con  un grosso pezzo di carne ( ci vien spontaneo dire scherzosamente che per quanto affamati, ci sembra un po’ troppa). Ci serve sorridendo delle bistecche alte un dito e con una braciola ancora più corposa. Ci saluta dicendoci che saremo certamente contenti della qualità, augurandoci buon viaggio. Quasi di fronte c’è il market ben fornito. Ci serviamo per la cena e acquistiamo banane e pomodori per il mattino dopo. La cena è abbondante e ottima: era da molto che non si mangiava carne così buona.  Fra noi regna la consapevolezza di avercela fatta, domani sarà l’ultima tappa ma scaramanticamente non se ne parla molto. Analizziamo il percorso che però sarà condizionato anche dalle condizioni atmosferiche che non conosciamo, in quanto Valpromaro è situato in una zona cieca e siamo isolati telefonicamente, per questo si inviano messaggi a casa dicendo che tutto va bene. Ultima verifica di Gabriele ai piedi di tutti, non si è vista una vescica (così ha fatto ogni sera e ogni mattina prima di partire consigliando creme e applicando cerotti antiabrasione e facendo massaggi). Andiamo a dormire ma il grosso inconveniente è che “per letti” la dotazione dell’ostello ha brandine da mare, che con la loro struttura metallica non garantiscono certo un comodissimo sonno.  

Ore totali                     9,00
Ore di cammino          6,00
Km. Percorsi              23,  00             il 9 giugno 2011

9a  Tappa Valpromaro – LUCCA
Dopo un’abbondante colazione con dotazione mista, della canonica e nostra, ci apprestiamo ad affrontare l’ultima tappa, forse non ce ne rendiamo ancora conto in quanto siamo presi dalla scelta della strada da seguire Strada Provinciale 1 (trafficatissima), o sentiero interno, che decidiamo di scegliere. Appena ci accingiamo alla deviazione inizia a piovere,  il sentiero si inerpica nel bosco fra castagni secolari e con un sottobosco  ormai conosciuto composto da pungitopo e felci. Purtroppo il sentiero  è trasformato in un ruscelletto che di certo non ci aiuta, ma ormai sarà l’ultima faticata e anche l’ultima bagnata. Arriviamo ad un gruppo di case che costeggiano di nuovo una strada asfaltata. Dovrebbe essere Piazzano, ma lisciamo il sentiero e quindi siamo costretti a seguire la SP 1 (trafficatissima), che ci conduce a S. Macario in Piano dove, prima dell’entrata in paese, troviamo una piccola chiesa e ospitale, S. Michele al Contesora del 1175, lo si rileva da una lastra murata nella facciata. Renato chiede ad ognuno di noi di esprimere un pensiero che io un pò sordo non riesco a recepire, io emozionato mi sto rendendo conto di avercela fatta e per questo ringrazio Nostro Signore e i nostri Santi Protettori a cui, con tanto sentimento, ogni mattina ci rivolgevamo anche di averci donato una giornata soleggiata, finalmente ha smesso di piovere.  Nel frattempo Valentino riesce a contattare La Gazzetta di Parma al cronista  della quale detta il pezzo riferito alla tappa del giorno precedente. Lo stesso ci fa i complimenti per l’ormai compimento del pellegrinaggio. Arriviamo a Ponte San Pietro che attraversa il bellissimo e copiosissimo fiume Serchio, così chiamato perché a metà del ponte esiste una statua di S. Pietro. Valentino ricontatta (Cimpiel) Franco Cristoforetti che, essendo a Lucca a casa della figlia,  prima di partire si era offerto di farci da guida per visitare quella che risulterà per tutti una stupenda città. Costeggiamo il bellissimo fiume Serchio (sede di un parco), su una pista ciclabile ampia e curatissima ombreggiata da altissimi pioppi bianchi (bedul). Franco ci viene incontro sbracciandosi, in bicicletta e, dopo averla appoggiata, ci abbraccia calorosamente facendoci i complimenti per aver portato a termine il nostro viaggio, anche lui ne sa qualcosa, avendolo effettuato tre anni fa. Ci dice di aver visto un cinghiale e, mentre ci indica la posizione, sentiamo un latrato di un cane e vediamo tutti il cinghiale che si ributta nella macchia. La nostra considerazione è che, pur avendo viste nei boschi molte impronte di selvatici (caprioli, cinghiali ed altro), non ne abbiamo visto uno, ma a Lucca vediamo pure quello. Franco, da vero amico, si mette a nostra disposizione per farci da guida. Arriviamo a Porta S. Donato, bellissimo varco delle imponenti mura che circondano la città, entrati, ci colpiscono i meravigliosi angoli che compaiono ai nostri occhi, bellissimi palazzi, svettanti case torri e candide e splendenti facciate di chiese, ne esistono 99 a Lucca!!. Ci spostiamo velocemente per arrivare al nostro alloggio l’”ostello  della gioventù”, titolo un po’ ridicolo per quattro pensionati!!. L’ostello è bellissimo, ricavato in un palazzo nobiliare, però la camera con quattro letti a castello non ci permetterà di essere soli. Ci riassestiamo con una buona doccia e ci ritroviamo con Franco che inizia a farci visitare la città, facendoci vedere la famosissima torre con albero, la piazza del mercato ricavato dall’anfiteatro romano e ci porta verso la casa della figlia Francesca posta in piazza della “colonna mozza”, ci fa gustare la bellissima facciata della Cattedrale di S. Martino che non possiamo vistare all’interno perché chiusa, ma ormai è mezzogiorno. Ci invita a pranzo a casa della figlia Francesca, anche se noi decisamente ci opponiamo perché ci sembra  di troppo disturbo, ma non c’è verso. Francesca, bionda, bellissima e simpaticissima ci riceve con uno splendido frugoletto di nome Martina, spigliatissima, che subito corre dal nonno e senza nessun timore ci fa vedere l‘appartamento, ricavato in un ambiente a volto a quattro vele. Il pranzo è allegro e festoso, la tensione va scemando, ci stiamo rilassando, tanto che si decide, affittando delle biciclette, di fare il giro delle mura (ml. 4800,00) e visitare in bici i monumenti più significativi ; il Duomo S. Martino, romanico con facciata dominata da un portico e dalle sovrastanti  loggette dove viene venerato “Il volto santo”: crocifisso ligneo proveniente dall’oriente e vestito da una lunga tunica , al centro il celeberrimo monumento funebre di Ilaria del Carretto, la Cattedrale di S. Michele con una facciata dominata dalla grande statua dell’arcangelo, piazza Napoleone, il palazzo della Provincia, S. Quirico, dove esiste la copia della Sacra Casa di Loreto che possiamo vedere grazie alla conoscenza di Franco col parroco, veniamo a sapere dal parroco che in questa chiesa si realizza un presepe con costumi del 1600; notevoli sono anche i colonnati dell’altare e i paliotti in corallo rigati in oro. Passiamo davanti a casa Puccini e dopo piazza del mercato (ex foro), ritorniamo all’ostello riservandoci la visita di S. Frediano per il mattino successivo  perché interessantissima. Valentino in serata trasmette alla Gazzetta di Parma la foto dell’arrivo a Lucca. Con Franco andremo a cena in un ristorante tipico da lui conosciuto, in quanto il proprietario è amico del genero (che conosceremo più tardi), dove mangeremo in modo tipico e abbondante. La serata passa allegramente ricordando aneddoti e fatti accaduti durante il viaggio, attendendo Francesca e Martina con il papà, appassionato ciclista che ci racconta dei suoi giri mentre cerchiamo una gelateria, volendo offrire un gelato a Martina che durante gli spostamenti però si addormenta, per cui ringraziando calorosamente l’intera famiglia si decide di andare a nanna.

Ore totali                     5,30
Ore di cammino          4,30
Km. Percorsi              16,00             il 10 giugno 2011

Ultimo giorno a LUCCA
11 giugno 2011
Pur se non pressati dal viaggio, ci svegliamo presto, alle 6,00, prepariamo il tutto cercando di non disturbare gli altri due ospiti, alle 7,30 colazione in ostello e, dopo aver consegnato gli zaini, ritorniamo in città cercando una chiesa per poter sentire la S. Messa. Ritorniamo a S. Frediano , del VI secolo, con la sua bellissima facciata dominata dal mosaico del Pancreatore con al suo interno un magnifico fonte battesimale del XII secolo, e un polittico di Jacopo della Quercia. Alle 9,00 arriva Franco e con lui andiamo a messa nella chiesa di Lourdes dove, intimamente commossi, ringraziamo Dio di quello che ci ha dato per questo e in questo viaggio facendoci in modo particolare riscoprire il valore dell’Amicizia e del rispetto reciproco. Alle 10,30 accompagnati da Franco  prendiamo il treno che percorrerà la bellissima Garfagnana che ci accompagnerà a casa cullandoci col suo lento ritmo a rivedere come un film il pellegrinaggio da noi fatto, questo prolungamento gustoso è stato voluto fortissimamente da Franco (il motore).
Vorrei a chiusura  di questo diario citare queste due riflessioni frutto di dialogo telefonico fra due amici:
Il Signore ci ha accompagnato nel cammino sostenendo il nostro cuore, le nostre forze, lo spirito, la volontà. Con l’aiuto degli amici abbiamo raggiunto la meta. (Renato)
“Sia stata la vostra strada al vostro fianco, il vento sempre alle vostre spalle, la pioggia sia caduta dolce sui campi attorno, e ora il sole splenda caldo sui vostri visi e fino a che non ci incontreremo di nuovo. Possa Dio proteggervi nel palmo della sua mano”. Benedizione di S. Patrizio ai viaggiatori irlandesi. Il pensiero è attinente al tempo che vi ha accompagnato, proprio un po’ irlandese.” (Silvia)

Note tecniche
Il trasferimento al mattino iniziava con il ritmo 41 (Valentino), ma ben presto cambiava col ritmo 46 (Franco), che è stato il vero motore del gruppo, lo ha tirato il per il 90% del pellegrinaggio.
Valentino, Franco, Renato e Gabriele, i pellegrini.   
   
Meditazioni (Valentino)
“Nel mezzo del cammin di nostra vita ( un po’ di più di “mezzo” veramente).…………………………………………………………”
Ti ringrazio o Signore per le meraviglie del creato, che ci hai donato e che ci hai fatto sentire e vivere come se fossero parte di noi stessi, che ci hai fatto amare,temere, ma la tua presenza con un semplice raggio di sole che perforava il verde del bosco ci incuteva  speranza e coraggio, una semplice apertura ci faceva intravedere il cielo e la meta lontana, infondendoci forza e fiducia, fiducia che non ci è mai mancata anche nei momenti più difficili, grazie all’uomo, quello a cui Tu hai infuso amore, solidarietà e amicizia, che leggevi negli occhi della gente  che incontravi e che ti accoglievano come fratello, offrendo ciò che avevano preparato per farti sentire parte di loro, spontaneamente perché disponibili e solidali. Hai fatto sì che ci sostenessimo a vicenda, dando ognuno di noi del proprio, preoccupandoci fraternamente degli acciacchi e della fatica che ci segnava in qualche modo ad ogni passo in più. Ci hanno aiutato lo spirito di S. Francesco, col quale eravamo partiti e a cui ci rivolgevamo ogni giorno con sentiti pensieri di viaggio, e il S. Rosario che recitavamo ogni giorno, anche col fiatone perché il sentiero era in salita, ma sicuri che la Madre Santa avrebbe infuso in noi forza e coraggio. Grazie di averci fatto veramente diventare un gruppo forte e coeso che ha saputo ridere e soffrire insieme. Poi ci hai fatto assaporare la gioia della meta accolti da un grande amico e da una stupenda città.
Il nostro viaggio è stato il condensato di una vita con gioie, dolore ed allegria che ognuno di noi ha vissuto nel suo intimo, facendoci godere di un finale stupendo con una città “Paradiso” come doveva apparire al pellegrino e come è apparsa a noi.

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