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Lorenzo e i suoi vent'anni: la speranza è a Fontanellato

Lorenzo e i suoi vent'anni: la speranza è a Fontanellato
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di Chiara Cacciani
Questa è la storia di un «sonno» improvviso e di un risveglio quasi insperato. Di un ragazzo di 20 anni che ora lotta per riprendersi  la sua vita dopo più  un mese e mezzo di coma farmacologico e di convivenza con una malattia ancora «fantasma». 
E di due giornali - «La Nazione» e la «Gazzetta di Parma»- che si sono alleati per riuscire a dare un domicilio alla speranza: Fontanellato. In quel «Centro Cardinal Ferrari» che i medici hanno individuato come la luce più forte in fondo al tunnel di sofferenza vissuto da Lorenzo e dai suoi genitori. Una luce  che per giorni è sembrata irraggiungibile.
  Ma partiamo dall'inizio: da quei primi di dicembre in cui Lorenzo, livornese di Antignano, sportivo, un lavoro in un pub, è a sciare con gli amici. L'ultima discesa sugli sci è anche la prima discesa negli inferi di una malattia che ancora oggi non ha un nome e un perchè. Inizia con un improvviso  attacco epilettico, preludio a una lunga serie di episodi simili e sempre più gravi.  Arrivano la Tac, la risonanza magnetica, i primi medicinali. Ma in poco tempo è necessario il ricovero.
La discesa verso le tenebre continua: Lorenzo passa dal reparto di Neurologia alla Rianimazione, non riesce più a parlare, gli occhi si chiudono  per diversi, lunghissimi giorni, il suo corpo non risponde più agli stimoli. I maggiori esperti di neurologia italiani vengono interpellati uno dopo l'altro. Si parla di un virus  sconosciuto, di una patologia rara e perciò più difficile da combattere. Passa Natale, arriva Capodanno, e l'Epifania - a casa di Lorenzo -si porta via le feste più tristi di sempre.
      Poi uno squarcio nel buio: Lorenzo che apre gli occhi. Che dopo un giorno beve qualche goccia d'acqua. E poi arrivano  un cucchiaio di marmellata, un po' di gelato. E il sapore buono della speranza. Una speranza che porta a Fontanellato: il primario dell'ospedale livornese consiglia ai genitori di portare Lorenzo al Cardinal Ferrari.  «Purtroppo per il momento non ci sono posti letto disponibili», è la «sentenza» dei registri amministrativi di fronte alla richiesta arrivata  dai genitori del ragazzo. Ma il papà non si dà per vinto, e il 2 febbraio - sulle pagine della «Nazione» - lancia il suo appello: «Chiediamo a tutti una mano. Vogliamo riportare al più presto a casa nostro figlio».
La mano tesa è più vicina di quel che l'uomo possa immaginare. I giornalisti della «Nazione» prendono a cuore la vicenda di Lorenzo e a loro volta chiedono aiuto: ai colleghi che meglio conoscono  la preziosa realtà del Cardinal Ferrari, ossia la «Gazzetta di Parma». Il ponte di solidarietà è costruito a tempo di record. Il risultato? Ieri Lorenzo ha raggiunto la Bassa  e stamattina sarà visitato  dai medici della struttura guidati dal primario Antonio Detanti. Che lo accompagneranno nel lungo viaggio verso casa.

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