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Tragico inseguimento a Poviglio: un morto

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Tragico inseguimento, ieri sera, a Poviglio. Il tentativo di fuga di alcuni malviventi, scoperti mentre effettuavano un furto, si è concluso con la morte di uno di loro. Ecco la versione dei militari dell'Arma:
 

 Nella serata di ieri, i militari della Stazione di Poviglio, allertati dalla Centrale Operativa di Guastalla avevano già operato, in meno di un’ora, cinque interventi nell’ambito di quel comune, a seguito di numerose segnalazioni di furti in abitazione.
In tale contesto, i Carabinieri di Poviglio, poco prima delle 23:00, intervenivano presso una casa della frazione Fodigo ove coglievano, nella flagranza del reato di furto, quattro stranieri i quali, vistisi scoperti, affrontavano sfrontatamente i militari minacciandoli con grossi arnesi da scasso (segnatamente un piede di porco una mazza ferrata), desistendo dall’aggressione solo dopo che gli stessi uomini dell’Arma, a scopo dissuasivo, avevano esploso alcuni colpi di arma da fuoco in aria.
I malviventi, ormai alle strette, si portavano repentinamente sul retro dell’abitazione ove salivano a bordo di una Audi A4, poi risultata oggetto di furto in San Cesario Sul Panaro (MO) lo scorso 19 febbraio, con la quale si davano alla fuga ad altissima velocità ed a fari spenti in direzione del centro abitato della frazione Meletole di Castelnovo Sotto.
I Carabinieri di Poviglio, al fine di assicurare i malfattori alla giustizia, si ponevano subito all’inseguimento dell’Audi e, nel contempo, richiedevano alla Centrale Operativa di Guastalla l’ausilio di un’altra pattuglia. L’operatore della Centrale, vista la gravità dei fatti, inviava in supporto una pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile di Guastalla, che con l’intento di fermare i fuggitivi poneva in essere un posto di controllo, posizionando l’autoradio di traverso sulla sede stradale di via Andrea Costa ed attuando ogni dispositivo di sicurezza previsto, compreso l’impiego dei dispositivi luminosi di emergenza, oltre a lasciare lo spazio necessario al passaggio di un veicolo onde evitare di essere travolti dall’auto in fuga. 
Dopo pochi attimi sopraggiungeva ad elevatissima velocità in via Andra Costa l’autovettura con i sospetti, ancora inseguiti dalla pattuglia di Poviglio, i quali anziché fermarsi, puntavano sui militari appostatisi, con il chiaro intento di investirli. Il pericolo veniva scongiurato solo per la prontezza dei due militari, dei quali uno rovinava in terra evitando l’impatto e l’altro saltava addirittura sul cofano dell’auto di servizio, venendo comunque colpito ad un braccio e ad un fianco dall’auto in fuga, ma scongiurando fortunatamente più gravi conseguenze, sebbene dai successivi riscontri medici allo stesso sono state diagnosticate lesioni guaribili in venti giorni.
In tale circostanza ed in risposta alla palese situazione di pericolo in cui si trovavano, i Carabinieri esplodevano in direzione dell’Audi alcuni colpi di arma da fuoco uno dei quali, come successivamente accertato, attingeva alla nuca uno dei fuggitivi che poco dopo decedeva.
La folle corsa dell’auto dei fuggitivi continuava ancora per quasi un chilometro, sempre ad altissima velocità, sino a che il mezzo, sbandando, finiva la sua fuga, dopo essere saltato su un dosso stradale, nello sterrato dinanzi alla Chiesa della frazione di Meletole.
Prima del sopraggiungere dei Carabinieri, gli altri tre occupanti dell’Audi, abbandonavano il mezzo per scappare precipitosamente tra i campi, inseguiti dai quattro militari, che però non riuscivano a bloccarli.
In brevissimo tempo giungevano sul posto numerosi rinforzi della Compagnia di Guastalla e di altri Comandi del Provinciale, per le ricerche dei tre malviventi e le indagini del caso, anche con il pronto ausilio di unità cinofile subito fatte giungere da Bologna.
Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Reggio Emilia Colonnello Giovanni FICHERA, giunto tra i primi, dirigeva di persona le indagini, con il coordinamento del Sostituto Procuratore Dott.ssa Valentina SALVI, anche lei presente sul luogo. Dopo poco più di un’ora sopraggiungeva anche il Comandante della Regione Carabinieri Emilia Romagna Generale Gianfranco MASSARO, recatosi per sincerarsi di persona delle condizioni di salute dei militari coinvolti.
In Meletole giungeva personale del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia che procedeva all’esecuzione dei necessari rilievi tecnici e si attivava per l’identificazione del cadavere, attualmente in corso, che risultava essere un giovane di circa 25/30 anni, probabilmente dell’est – europeo, attinto da un colpo di arma da fuoco alla nuca.
In pieno corso le indagini per risalire anche all’esatta ricostruzione dei fatti ed all’identificazione dei tre complici fuggiti.

Naturalmente sul tragico episodio è stata aperta un'inchiesta

 

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  • orlando

    25 Febbraio @ 09.15

    Chi dice "non è giusto gioiere della morte altrui" dimostra sicuramente umanità e spirito di compassione. Sentimenti che io ho perso ormai da tempo schiacciati da queste notizie strazianti che negano ai cittadini la libertà di vivere tranquilli senza doversi "guardare le spalle" ad ogni angolo ed in ogni momento. Se i ladri (rapinatori in questo caso vista la violenza) avessero attaccato gli abitanti della casa? Se durante l'inseguimento avessero travolto dei civili? O se fossero riusciti a colpire gli uomini dell'Arma? In questo caso di estrema violenza e in cui solo sangue freddo ed estremo coraggio possono scongiurare il peggio vige una sola regola, come in guerra : MORTE TUA VITA MIA. Ed è sicuramente meglio così. Non posso gioire della morte di un criminale? Allora gioisco della vita e vittoria degli uomini della Benemerita. Ormai gli italiani sono stanchi di questo clima di semi-terrore e in cui ogni giorno sul giornale si leggono strazianti notizie, è quindi normale leggere o ascoltare commenti in cui il dispiacere è ben lontano da attraversare la mente alla notizia della morte di un criminale.

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  • Gianluca

    25 Febbraio @ 08.41

    Pietà per la vittima? No. Per niente. Se uno di questi barbari viene in Italia pensando di andare in casa di gente onesta, procurando magari danni materiali, fisici e psicologici alle vittime è giusto che abbia da affrontare un "minimo" di rischio relativo alla sua scelta di vita. L'ho già scritto l'altro giorno in merito all'aggressione subita da una barista della Ghiaia: siamo stanchi. Abbiamo accettato di condividere spazi con gente che (ci è stato detto) era in difficoltà. Poi ci siamo resi conto che questo non bastava: sono pieni di pretese; si riempono la bocca di parole vuote "siete rassisti"; godono di diritti non scritti rispetto agli italiani; hanno portato criminalità; abbiamo costruito moschee; abbiamo installato antifurti ed inferriate nelle nostre case; non passiamo in certe zone di sera.... Ma cosa credono: che la nostra pazienza non abbia limiti? Ci considerano un popolo bue perchè sentono di poter fare ciò che credono. Però l'aria sta cambiando. La gente comincia a pensare al vecchio ma efficace manganello. Andate nei bar; nelle piazze; in mezzo alla gente: sentite i commenti e poi cominciamo a scommettere quanto tempo ci vorrà perché inizi la tempesta.

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  • Marco Finelli

    25 Febbraio @ 08.07

    A me non capiterà mai di morire durante la fuga dalle forze dell'ordine.

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  • alessandro

    25 Febbraio @ 07.46

    tutta la mia grande solidarieta' ed un immenso GRAZIE al carabiniere che ha fatto solamente il suo dovere. per una questione prettamente legata al codice penale forse avrebbe dovuto sparare quando si e' visto arrivare la macchina addosso con la volonta' di investirli (almeno cosi si legge dal verbale che avete pubblicato voi della gazzetta)...da un punto di vista giudiziario ora avrebbe avuto sicuramente meno problemi. speriamo che ne possa saltar fuori in piedi. per me e per tantissimi altri lettori della gazzetta, dai commenti che leggo, e' gia' stato assolto con formula piena!!! ormai in italia la gente non si sente piu sicura. questo fatto di cronaca ha visto un carabiniere che ha ucciso un ladro colto in flagranza di reato e, per certi versi, e' una fatto che rientra nella "norma" della lotta alla criminalita'. chi fa la guardia o il ladro di mestiere sa che prima o poi si puo trovare davanti a situazioni del genere. il problema vero e proprio e' un altro secondo me: come si dice...la pentola ormai e' piena...secondo voi quanto ci vuole che salti il coperchio? gli italiani sono GIUSTAMENTE stufi della situazione. dove si deve arrivare?! rispondetemi voi...io un'idea me la son fatta...

    Rispondi

  • io

    24 Febbraio @ 22.32

    Un tragico episodio dice l'articolo? Il ragico episodio e la visita che hanno ricevuto in casa quella gente che si e trovata quei ladri in casa, la morte del ladro e solo una conseguenza del loro agire, al carabiniere va onore e merito e il supporto di tutti noi perche non venga messo sotto inchiesta per averci protetto e fatto il suo dovere rischiando la vita per 1500 euro al mese

    Rispondi

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