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Modena: blitz contro il clan dei Casalesi. Cinque arresti - Minacce a un magistrato

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È cominciata all'alba una vasta operazione anticrimine della Polizia di Modena contro il clan camorristico dei Casalesi. I provvedimenti di fermo emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bologna sono cinque. Di questi, due riguardano agenti della Polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Modena. Le accuse sono di vario tipo tutte aggravate dalla partecipazione ad associazione di stampo camorristico. Numerosi sono i sequestri e le perquisizioni nell’ambito dell’operazione, denominata «Medusa». Sono stati sequestrati anche due club adibiti a sale da gioco.
L'operazione è scattata alla fine di un’indagine iniziata nel dicembre 2007, che ha consentito di riscontrare l’infiltrazione di esponenti del clan in provincia di Modena, oltre che nelle tradizionali attività estorsive, anche nell’apparato amministrativo ed in attività economiche di trasformazione, come la gestione di circoli privati.
Secondo quanto è emerso, alcuni esponenti dei Casalesi, detenuti nella Casa circondariale di Modena in regime di «alta sicurezza», con la compiacenza di due operatori della Polizia penitenziaria, impartivano ordini e direttive, sia per mantenere contatti con l’esterno (con la provincia di Modena e con altri centri dell’Agro Aversano), sia per la gestione di due circoli privati in provincia di Modena.

Dalle intercettazioni telefoniche che hanno permesso di effettuare gli arresti di oggi emergono anche le prove delle minacce fatte al magistrato di sorveglianza di Modena, che non aveva concesso permessi premio richiesti da affiliati al clan dei Casalesi. «Non ne vuole sapere proprio dei casalesi... eppure lo dobbiamo buttare con la testa sotto, quello lo deve capire... deve passare quel guaio, deve passare quello...», sono le frasi intercettate in cui gli affiliati parlavano del magistrato. Sulla base delle minacce rivolte, il Comitato provinciale Ordine e sicurezza pubblica di Modena dall'ottobre 2008 ha disposto un servizio di vigilanza, che è ancora attivo.
Intanto si è appreso che i due agenti della polizia penitenziaria arrestati (originari di Carinola e Caivano), facevano da tramite tra gli appartenenti al Clan in carcere e gli altri affiliati e avrebbero mantenuto tutti i contatti con l'esterno per le necessità dei detenuti. I due avrebbero permesso l' accesso all’interno della struttura penitenziaria di persone mai autorizzate e che poi avevano colloqui proprio con i detenuti affiliati ai Casalesi: così - secondo le indagini - dettavano regole all’esterno. In alcune occasioni, i due agenti avrebbero poi informato i soggetti del clan detenuti a Modena della possibilità di essere intercettati. I favori resi in carcere da uno dei due agenti della Penitenziaria - secondo l’inchiesta - erano stati pagati anche con la partecipazione alle quote di uno dei due circoli privati del Modenese (uno a Castelfranco Emilia ed uno a Carpi) che facevano capo ai casalesi.

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  • salvatore pizzo

    10 Marzo @ 23.00

    Mi vorrei scusare nel commento che ho inviato prima è saltata qualche parola e ci sono caratteri grafici strani, dev'essere un problema informatico, tuttavia credo che i lettori comprendano il senso di ciò che volevo dire. salvatore pizzo

    Rispondi

  • salvatore pizzo

    10 Marzo @ 20.51

    Caro gior, per quanto riguada il caso specifico del Clan dei Casalesi, qualche parmigiano influente li ha importati deliberatamente nella vostra città, questi criminali non sono quelli che si vedono nei film, non si tratta di gente con le "coppole " parlano le lingue sono ben acculturati, hanno parlamentari di riferimento (lo dicono gli atti giudiziari) e nella vostra città hanno acquisito attività economiche, facendo affari con vostri illuminati concterranei. \\r\\nCi sono state numerose condanne perchè avevano deciso, di imporre un noto marchio lattiero della vostra città a suon di bombe contro le imprese del Sud!\\r\\nLa denuncia l\\\'ha fatta uno, del Sud, che cammina persino senza scorta. \\r\\nI soldi intrisi di sangue che prelevano forzatamente alla gente del Sud da noi di certo non li investono, lì portano nelle vostre città ( flussi che sono pari al bilancio di uno stato), e nelle banche compiacenti che certamente non sono meridionali. Non solo dobbiamo sopportare che il Clan dei Casalesi ci opprima armato come ll'esercito di uno stato, ma anche uno stato che deliberatamente protegge solo il Nord, dove i Casalesi portano i nostri soldi che danno lavoro in Settentrione, nel terziario, nell'edilizia e nell'industria (con prestanomi padani), nei vostri luoghi sicuri dove la quasi totalità di chi vi protegge, coloro veste una divisa, guardacaso viene dal Sud! Esportiamo i nostri soldi forzatamente prelevatici dai casalesi, e le nostre forze sane che lo stato spinge ad emigrare per meglio farci stritolare dalla Camorra! Si domanidi chi ha vantaggio di tutto ciò, quelli che si trovano un economia florida anche grazie alla malavita o quelli che vengono derubati dalla medesima malavita? Le popolazioni....ma ci faccia il piacere ha mai visto la gente uccisa con armi da guerra noi purtroppo sì! Le popolazioni...proprio a Parma, dove la mafia ha un volto chic, si dovrebbe tacere per pudore. Salvatore Pizzo - cronista di giudiziaria

    Rispondi

  • Giorgio Russo

    09 Marzo @ 13.01

    IN PASSATO si diceva che al sud non c'era lavoro o si lavorava male perchè c'era la mafia o la camorra. LE POPOLAZIONI SI SONO SPOSTATE PURTROPPO CON I DIFETTI. INFATTI HANNO ESPORTATO, anche con modi di fare e di vivere, consuetudini, DELETERIE CHE ROVINANO LE CITTA': MILANO, TORINO, BOLOGNA, MODENA, E...Parma. LA MAFIA E' INSITA IN PERSONE CHE in modo o nell'altro ovunque vanno la esportano.

    Rispondi

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