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La stella delle Brigate Rosse? Nacque sulle colline di Reggio. Al ristorante

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Le Brigate rosse sono «figlie» anche della buona tavola reggiana. O meglio, di una settimana che i fondatori passarono sulle colline di Reggio Emilia: fra una discussione e l'altra su tempi e modi per fare la «rivoluzione», si pranzava con la cucina nostrana della trattoria del paese. Correva l'anno 1970. Era estate.
In questo caso il paese è un borghetto sconosciuto ai più: Costaferrata, vicino a Paullo di Casina. Da lì si vedevano (e si vedono) il castello di Canossa e il paesaggio agricolo delle prime colline reggiane.
La genesi del nome «Brigata rossa» e del simbolo del gruppo terrorista è raccontata in un libro edito da Baldini Castoldi Dalai: è il saggio di Vincenzo Tessandori, «Qui Brigate Rosse - Il racconto, le voci». Tessandori da anni segue le vicende dei movimenti terroristici per il quotidiano «La Stampa».
Tessandori ricorda che il primo nucleo di quelle che sarebbero state le Br si riunì a Costaferrata. Nel libro parla Tonino Loris Paroli, che oggi ha 47 anni. Era l'estate del 1970. Alla riunione sulle colline c'erano esponenti dei futuri terroristi rossi di Reggio Emilia, tanti di «Sinistra proletaria», “compagni” da Milano, Genova, Torino, Trento. C'erano Renato Curcio e Mara Cagol, Prospero Gallinari e Alberto Franceschini. «Quello fu un vero congresso, durò dal lunedì al sabato», spiega Paroli nel libro. I compagni si sistemarono in casa di alcuni abitanti. Chiesero aiuto la canonica al parroco, don Emilio Manfredi (allora 49enne): il colmo per estremisti di sinistra di quei tempi. L'idea della canonica fu presto abbandonata, comunque. Le riunioni si all'aperto, fra i campi e i boschi della zona. A volte erano animate come risse, a volte con toni più pacati, specie quando parlava Curcio. Dopo ore di camminate e discussioni (la crisi della sinistra, Piazza Fontana, la rivoluzione) si andava a mangiare da Gianni Incerti e la moglie Anna. Dicevano di essere studenti ma la gente del paese aveva capito che non la raccontavano giusta. Comunque il menù della trattoria era corposo e gioioso: salumi, tortelli fatti in csa, lasagne, cannelloni, cappelletti... E lambrusco a volontà.
Il nome «Brigata Rossa» sarebbe venuto in mente dopo alla Cagol, a Milano, nel settembre 1970. Ma è attorno ai tavoli della trattoria «Da Gianni» di Costaferrata che nacque il simbolo. Dopo quei pranzi si continuava a discutere. Fu proposto di rifarsi ai Tupamaros dell'Uruguay. Qualcuno disegnò la stella era un po' sbilenca, qualcun altro fece il cerchio con la moneta da 100 lire... Un simbolo che sarebbe presto entrato nella cronaca e nelle pagine (più cupe) della Storia degli «anni di piombo».

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  • Cagol

    12 Marzo @ 18.42

    Dov'è la novità? La cosa è scritta su molti libri che parlano della Brigate Rosse e lo stesso Tessandori ne ha già scritto nei suoi reportage

    Rispondi

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