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Salti del diavolo: in cammino tra i "misteri" della pietra

Salti del diavolo: in cammino tra i "misteri" della pietra
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Valentino Straser
CALESTANO - «I Salti del Diavolo», un progetto ambizioso che travalica il concetto di museo per rendere fruibile una cultura nei luoghi stessi che l’hanno creata attraverso i secoli.
 Il recupero degli antichi sentieri
La realizzazione del progetto comporta il recupero dei sentieri e della viabilità antica del territorio circostante l’emergenza geologica dei Salti del Diavolo, per renderli fruibili al turismo e alla ricreazione. Perno del progetto è il sentiero attrezzato denominato «Via degli Scalpellini», inaugurato alcuni mesi fa, che, unendo gli abitati di Cassio e di Chiastre mediante un attraversamento pedonale sul Torrente Baganza, attraversa il cuore del paesaggio dei Salti del Diavolo, permettendo di leggere sul territorio i segni di un’antica tradizione e cultura locale legate all’estrazione e alla lavorazione della pietra.
Il «Museo della pietra»
 Il sentiero sarà infatti funzionalmente collegato ad un «Museo della Pietra», che sarà ospitato nell’ex-scuola di Cassio, lungo la Via Francigena, dopo un accurato recupero e ristrutturazione. Dopo il primo stralcio, e la sistemazione del tetto della futura sede del museo della pietra, si attende un nuovo finanziamento per completare il progetto che, ad oggi, sta riscuotendo un buon successo in termini di frequentazioni, «soprattutto nei giorni festivi», spiega il vicesindaco del Comune di Terenzo Luigi Castaldini. Fra i vantaggi, prosegue Castaldini, la possibilità di attuare sinergie con i Comuni della Val Baganza sia per alimentare il volano delle proposte turistiche che per rafforzare un’identità di valle.
 La tradizione degli scalpellini
Il filo conduttore è senz'altro la natura stessa del territorio, a cominciare dalle sue peculiarità geologiche.  La pietra regala mille usi, per chi la sa lavorare e modellare: pietre da costruzione, pavimentazioni, utensili. E poi la compatta e finissima arenaria sommitale dei Salti del Diavolo, così «facile» da lavorare e da plasmare in opere plastiche delicatissime, tanto da essere chiamata «mass ladèin», cioè pietra «ladina» - facile appunto - che ritroviamo nelle sculture e negli elementi architettonici di maggior pregio nelle chiese sparse nella vallata, dal Duomo di Berceto alla Pieve di Fornovo, alla chiesetta di San Biagio in Talignano.
Nasce così, chissà quando - certo l’origine si perde, come si dice, nella «notte dei tempi» - l’antica arte degli scalpellini: l’arte della pietra, del mazzuolo e dello scalpello, che almeno dall’alto Medio Evo ha trovato proprio in questo lembo di Appennino il suo centro di diffusione nelle vallate contigue. Un’arte antica - scrive il geologo armando Conti - che forse ha visto, nel periodo delle pievi e dei pellegrini, il suo massimo trionfo di opere, superando, come ha fatto poche altre volte, quel confine sottile, ma così difficile da valicare, tra «artigianato» e «arte».
Cultura e territorio
Insomma, si tratta di un bell'esempio di un concetto che non sempre è facile da declinare nel concreto: quello di «cultura di un territorio»; cultura intesa nel senso proprio, ben più ampio degli spazi angusti in cui si tende, di solito, a classificarla; cultura fatta di paesaggi, di storia, di tradizioni e, soprattutto, di uomini. Un patrimonio che trae significato e valore aggiunto dall’insieme delle parti, che prese singolarmente hanno comunque un valore assoluto, ma che unite formano un unicum difficilmente ripetibile.
Devono esserci state considerazioni poco dissimili da queste, a monte del progetto «I Salti del Diavolo» che la Provincia con il coinvolgimento dei Comuni di Berceto, Calestano e Terenzo, ha voluto realizzare nel territorio della media Val Baganza.

 

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