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Scuole a rischio? «Iscriveremo anche gli anziani»

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Cristina Pelagatti
In montagna non ci sono bambini iscritti nelle scuole in numero sufficiente affinché restino aperte? Si potrebbe risolvere il problema mettendo mano ad una grande risorsa dei territori montani: gli anziani.
E’ possibile infatti che nei prossimi anni si assista ad un boom di iscrizioni della terza età: se il seguire la via istituzionale non porterà i risultati sperati, gli amministratori ed i cittadini dei paesi della Comunità Montana Est per i quali è ventilata l’ipotesi di soppressione di alcune classi dei plessi scolastici locali, sono pronti a questa ed a ben altre provocazioni.

Il problema scalda gli animi e bersaglio delle critiche diventa immancabilmente la legge Gelmini.
«La legge Gelmini porta il numero di bambini necessari per formare una classe da 8 a 10.  Se la legge fosse applicata alla lettera, rischierebbero la chiusura totale la scuola per l’infanzia di Corniglio, la scuola per l’infanzia di Scurano e la scuola secondaria di Monchio, ci sarebbe una sparizione di classi tra le quali la quinta elementare di Beduzzo, la quarta di Palanzano, e la seconda e la terza media di Corniglio oltre un aumento di pluriclassi» ha spiegato l'assessore alla pubblica istruzione della comunità montana est Ulisse Ferrari durante una partecipata conferenza stampa alla presenza degli amministratori dei paesi della Comunità Montana Est, dei dirigenti scolastici degli istituti comprensivi, degli insegnanti e degli alunni delle scuole del territorio montano, indetta per fare chiarezza intorno al tema e dalla quale è emerso forte e chiaro un grido d’allarme.
«L'anno scorso - ha continuato Ferrari - abbiamo avuto la possibilità di arginare l’ostacolo, facendo classi anche di 7 bimbi, ma dall’ultimo incontro avuto in provveditorato, abbiamo chiaro che quest’anno lo spazio di manovra non c'è. Il provveditorato ha fatto richiesta alla regione di organico sulla base della Gelmini ed è in attesa di risposta, ed anche se la regione s'è impegnata a venirci in aiuto, non può fare nulla se l’organico deve essere fatto in base ai numeri di una legge statale. Pur sperando in una deroga, è difficile essere ottimisti».

Il pessimismo di Ferrari è condiviso anche dagli altri amministratori della zona montana, come Tiziana Pesarin, vicesindaco di Tizzano: «Non credo che la montagna si meriti di vivere in deroga -afdetto il vicesindaco - è così da 15 anni, il futuro scolastico dei nostri figli deve essere garantito - ha affermato. Concludendo poi con una «boutade»: «ci concedono tutto in deroga, vorrà dire che faremo i contribuenti in deroga...».

Scioperi fiscali, lettere aperte ai giornali, nonni studenti, occupazioni di scuole e provveditorati, sono solo alcune delle proposte avanzate da gruppi di insegnanti e genitori preoccupati per il futuro scolastico dei propri figli e che, visto la passione che suscita l’argomento, c'è da scommettere che verranno attuati se non funzionerà il piano istituzionale proposto dal presidente Stefano Bovis:
«La situazione è grave, bisogna informare le persone e far capire che questo governo sta tendendo a chiudere le scuole: se non riusciamo a mantenere sulle nostre montagne l’assetto culturale, verrà meno l’argine che permette alla montagna di non essere travolta dallo spopolamento».
«Va dato un segnale forte - ha proseguito - è necessario che, insieme ai rappresentanti delle altre comunità montane, organizziamo una riunione con i parlamentari eletti nel nostro territorio affinchè facciano presente a Roma il nostro problema».
Tutta la platea ha concordato con la proposta di Bovis, sottolineando come, la mancanza di possibilità scolastica per i propri figli, spingerà molte persone ad abbandonare la montagna a favore della città, portando all’affollamento strutture scolastiche che hanno il problema opposto di quelle montane.
 

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  • MICHELA OLIVIERI

    04 Aprile @ 18.01

    E' vero che tenere aperte delle scuole se non ci sono bambini è un costo, ma credo che in Italia ci siano tante altre cose da tagliare, certo non i tagli alle scuole. Per Monchio sarà sicuramente un problema che si riperquoterà sulla sopravvivenza di questi paesi, già il fatto delle pluriclassi non porterà certo ad un insegnamento adeguato, ma quello che mi chiedo è: quali sono le prospettive che diamo ai nostri figli di poter rimanere qui a vivere, come nel mio caso, che i miei figli portino avanti l'attività se non sapranno dove mandare i loro figli ascuola? Li dovranno mettere in collegio a 6 anni? Ammiro Tremonti per tante cose, ma questa della legge Gelmini proprio non mi va giù.

    Rispondi

  • salvatore pizzo

    29 Marzo @ 22.31

    Iscrivere gli anziani è solo una provocazione, credo, i maggiori di 16 anni devono iscriversi ai Centri Territoriali permanenti (ex scuole serali), nella provincia di Parma ce ne sono quattro. Della drammatica situazione delle scuole di montagna dovrebbe essere chiesto conto a quei politici locali che si sono detti favorevoli alla riforma Tremonti-Gelmini, in questi giorni sono riusciti a far approvare un ddl dal Consiglio dei Ministri per la Scuola Europea di Parma e poi non sono capaci (o non gli interssa), fare in modo che a Roma decidano di darci dell'organico in più per mantenere i servizi inalterati,... Perchè questi signori non fanno la loro parte? Salvatore Pizzo "Maestre e Maestri, autoconvocati, di Parma e Povincia" 0521/238918 - 338/8103820

    Rispondi

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