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L'INCHIESTA

Fidenza, sos povertà: Caritas, 15 mila
cene nel 2013. E a Natale aperto

Fidenza, sos povertà: Caritas,  15 mila
 cene nel 2013. E a Natale aperto
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Annarita Cacciamani
Quindicimila. E’ il numero di cene che saranno state servite a fine anno alla mensa della Caritas dio-
cesana. La struttura, la cui gestione è stata affidata alla cooperativa Garabombo, si trova nei pressi del Duomo ed è aperta ogni sera (festivi esclusi) dalle 17.30 alle 18.30 circa.
«La nostra parrocchia lavora in stretto contatto con la Caritas diocesana ed è impegnata, nella misura del possibile, in un’attenta opera di  ascolto/conforto delle persone bisognose e di distribuzione di generi alimentari primari» osserva infatti il parroco della Cattedrale don Stefano Bianchi. La mensa sarà aperta anche per la vigilia di Natale e per l’ultimo dell’anno e si cercherà di garantire un pasto caldo a chi ha bisogno anche per Natale.
Ogni sera sono circa 50 le persone, italiani e stranieri, che mangiano alla Caritas. «Abbiamo da poco rivisto il regolamento perché venivano ogni giorno più di 90 persone ed era insostenibile anche economicamente – spiega il responsabile della mensa Stefano Gandolfi -. Le risorse stanno calando e i supermercati danno una mano sia a noi, sia al magazzino che distribuisce generi alimentari. Pensiamo di poter accogliere 50 persone a sera, privilegiando chi non ha una casa. Per chi può cucinare si privilegia la distribuzione di generi alimentari. In 3 anni sono venute più di 1300 persone e ogni mese passano fra le 150 e le 250 persone».
Prima di usufruire della mensa si accede al Centro d’ascolto che valuta e verifica la situazione. «Anche tanti italiani, loro malgrado e con vergogna, vengono qui – prosegue Gandolfi -. Il problema principale è la perdita del lavoro con tutte le conseguenze che comporta. Ci sono poi casi di persone in grossissima difficoltà, che dormono all’aperto». In mensa gli unici che hanno voglia di raccontare la loro storia sono due ragazzi marocchini di 34 anni. Curriculum alla mano, cercano lavoro. La sera mangiano alla Caritas e dormono sui treni o nelle stazioni. Proprio lì sono diventati amici. In comune hanno anche il nome, Mohammed.
«Avevamo casa e lavoro, ma quando siamo rimasti senza lavoro, abbiamo perso tutto. Non riusciamo a trovare un’occupazione. Dobbiamo venire a mangiare qui, dove laviamo i vestiti e li asciughiamo. Alla sera dormiamo dove capita, spesso sui treni fermi o in stazione. Per fortuna accendono il riscaldamento» raccontano.
Entrambi vogliono lasciare l’Italia: «Anche gli italiani non riescono a trovare lavoro. Se dobbiamo star male, tanto vale star male in Marocco con le nostre famiglie».
Oltre alla Caritas un ruolo importante è svolto dal volontariato e dalle parrocchie. «Le situazioni difficili sono sempre più numerose, cerchiamo per quanto possibile di tamponare con aiuti economici e alimentari, possibili grazie a raccolte fondi e all’aiuto di tante persone» spiega il parroco di San Giuseppe, don Felice Castellani. «Noi cerchiamo di fare il possibile, anche con l’aiuto di tanti volontari. La situazione è difficile, per Natale cercheremo di fare qualcosa in più» conferma il parroco di San Michele, don Gianemilio Pedroni. Padre Alfredo Rava della parrocchia di San Francesco sottolinea invece il problema della casa: «Penso che il problema più grave sia quello della casa. Ci sono tante persone che dormono all’aperto. Noi cerchiamo di dare almeno delle coperte e di aiutare chi possiamo. Facciamo raccolte alimentari e di fondi».

 

 

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