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Caso Cavanà: «I farmaci? Per punizione non per terapia»

Caso Cavanà: «I farmaci? Per punizione non per terapia»
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Georgia Azzali
Ripetuti maltrattamenti, iniezioni di farmaci ai ragazzi «contro la loro stessa volontà e senza un'acclarata motivazione clinica». Ingiurie, come «bagascia, ciccione, mongoloide».  E «un sistema di controllo  meramente contenitivo-punitivo degli ospiti».   Parole messe nero su bianco nel capo di imputazione:  concorso in maltrattamenti che avrebbero creato gravi lesioni.
  Ron Shmueli, 54 anni, direttore sanitario di «Cavanà»  continua a respingere ogni accusa  dalla sua casa di Zoagli, in cui dall'altro ieri è agli arresti domiciliari,  ma il quadro che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare è di assoluta gravità, ammesso che i reati siano provati. 
Gli altri sette indagati
Accuse pesantissime nei confronti del responsabile della comunità per giovani con problemi psichici, ma anche per i sette suoi collaboratori indagati a piede libero sempre per maltrattamenti: Luca Vetricelli, coordinatore generale della struttura; Andrea Giuseppe Bisagni, Salvatore Lo Feudo, Francesco Martucci e Fabiana D'Elia, tutti educatori;    Matteo Ferradini, coordinatore-educatore-psicologo;  l'infermiera Bogumila Monika Brzeczkowska. «Coloro che operavano all'interno della comunità non solo osservavano le direttive del direttore sanitario - scrive il gip Paola Artusi nell'ordinanza di  applicazione della misura cautelare - ma sembrano condividerle,  laddove la somministrazione delle terapie farmacologiche  era divenuta anche un mezzo di controllo e di punizione... e tali terapie venivano sollecitate e richieste a mezzo telefono al direttore sanitario  direttamente  dagli operatori presenti».
Le accuse dei testimoni
Il giudice ripercorre le tappe dell'inchiesta, condotta dal Nas di Parma e coordinata dal pm Francesco Gigliotti, a partire dalle dichiarazioni di Lorenzo Vecchi, l'ex educatore che il 15 maggio 2008 presentò un esposto in procura  per denunciare il sistema delle «fialature» - le iniezioni a cui sarebbero stati sottoposti i ragazzi anche contro la loro volontà - e altre presunte violenze fisiche e psichiche. Fatti che, secondo il giudice, trovano riscontro anche nelle parole di altri ex collaboratori  della struttura, ma anche da un'insegnante della scuola media di Pellegrino frequentata da alcuni ragazzi. «Mi hanno  confidato che in alcune circostanze  sono stati sottoposti alla somministrazione che li faceva dormire, rendendoli  deboli per alcuni giorni»,    ha dichiarato l'insegnante a verbale.
La consulenza tecnica
C'è la parola di chi ha  visto, ma è la consulenza tecnica disposta  dal pm  a  convincere il gip  che i farmaci venivano somministrati al di là delle motivazioni cliniche. «Una funzione terapeutica - scrive il giudice -  è esclusa non solo dalle motivazioni che hanno accompagnato  tali somministrazioni..., ma anche dal giudizio tecnico reso dal professor Piccinini. Circa l'utilizzo delle medicazioni intramuscolo con  violenza e contro la volontà dei pazienti, il consulente del pm  conclude assumendo  che un tale comportamento “costituisce un fatto gravissimo per i potenziali effetti negativi sul piano terapeutico e sull'evoluzione del quadro clinico”».
Le schede mediche introvabili
    A completare il quadro indiziario, c'è anche la scomparsa  di alcune  cartelle riguardanti la terapia farmacologica. «Appare inoltre sospetta - scrive il giudice nell'ordinanza -  l'avvenuta distruzione, ad opera del direttore sanitario, delle schede relative  alle somministrazioni  di terapia relative all'anno 2007 e al primo semestre 2008».  Non solo. Secondo il giudice «in alcune delle condotte  descritte sembrano ricorrere  anche gli estremi  del reato di violenza privata e, da quanto riferito dal consulente del pm, anche quello di lesioni personali».
E le altre strutture Cavanà? 
 C'è la comunità di Pellegrino, ma - almeno per quanto riguarda l'Emilia Romagna - esistono altre due sedi: una a Bedonia, l'altra a Fabbrico, nel Reggiano.  «Shmueli - scrive il gip - risulta ricoprire  ruoli direttivi  anche in altre comunità residenziali, così che non può essere escluso che anche in tali strutture abbia posto in essere o stia  ancora ponendo in essere analoghe condotte delittuose».
Pericolo di nuovi reati
Gli arresti domiciliari per Shmueli? Giustificati, secondo il giudice, dal rischio di reiterazione del reato, ma anche dal «pericolo per  la genuinità della prova». 
Un quadro accusatorio che Gianluca Paglia, difensore dello psichiatra insieme a Giulio Cesare Bonazzi, non vuole commentare, ma precisa: «Non intendo entrare nel merito della questione, tuttavia mi preme sottolineare che il dottor Shmueli è persona di indiscussa rispettabilità e professionalità  e avrà modo di dimostrarlo».
Martedì l'interrogatorio di garanzia: sarà il gip di Genova, però, su delega, a sentire lo psichiatra. Ammesso che scelga di parlare.
 

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