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Tizzano

Viaggio a Capriglio dove da nove mesi si vive nell'incubo

"Ho paura che la mia sala crolli nel vuoto. Se il fronte arretra, il paese sarà risucchiato".

La frana di Capriglio

La frana di Capriglio

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«A volte mi sembra di vedere la sala che si inclina sempre più, fino quasi a scivolare nel vuoto». E’ un incubo ad occhi aperti quello che racconta Carmela Certo. La sua casa, e la sua vita, sono sull’orlo del baratro da quel maledetto 6 aprile, quando la frana di Capriglio si è portata via le certezze – ma anche il sonno – degli abitanti della Val Bardea. E in effetti basta fare un giro nelle frazioni di Pianestolla e Capriglio, entrambe a ridosso della frana, e bussare alle porte dei suoi abitanti per capire, dalle poche parole e dagli stati d’animo che decidono di affidare al taccuino di un giornalista, che la loro vita è cambiata per sempre nello stesso momento in cui i 15 milioni di metri cubi di terra hanno iniziato il loro viaggio verso valle, trascinandosi via case, capannoni e terreni.
Un incubo ancora più reale oggi che gli abitanti scorgono sulla loro terra nuovi e preoccupanti movimenti. Uno su tutti turba i loro sogni: qualcuno la chiama la frana «del bosco». Si tratta di una lunga frattura nel terreno che lacera la zona a valle della nuova strada della Val Bardea - a circa metà del suo percorso - realizzata dall’amministrazione comunale con i fondi della Regione per far fronte al quasi totale isolamento in cui versava Capriglio dopo che la frana si era portata via la strada che collegava la frazione a Lagrimone. «Circa un mese fa è partita una nuova frana che si stacca a ridosso della nuova strada e, passando sotto alcune case, arriva fino alla frana principale» spiega Egidio Bocchi, che nella frana ha perso tutti i suoi terreni, ma non la casa di Pianestolla, che si trova a una settantina di metri dal precipizio. «Ci fa paura - sottolinea Bocchi -: continuiamo a monitorarla e così facciamo con gli edifici».
«La nicchia di distacco ora ci sembra abbastanza stabile, molto meno invece tutto il versante a destra del corpo di frana. Come andrà a finire, però, nessuno lo sa» è la considerazione di Mario Pellegri, a cui la frana ha portato via la quasi totalità dei campi dai quali ricavava il fieno per le sue mucche.
Il problema vero, quello che minaccia la stabilità dell’intera valle è, secondo molti, l’enorme quantità di acqua di cui è imbevuto il terreno, e che con le piogge dei giorni scorsi è aumentata a dismisura. E in effetti, rivolgendo l’orecchio alla frana in una giornata di pioggia incessante, è impressionante il rumore che si avverte.
«Ora non è nulla, doveva sentire prima», precisa Bocchi, mentre Carmela confessa di aver pensato: «Con tutta quest’acqua, se non franiamo stasera non franiamo più».
Di acqua ne arriva tanta anche a valle, sotto il «famoso» ponte di Antria, per la cui stabilità tanto si è temuto questa primavera. Nulla però in confronto all’acqua che si registra a monte, e quindi qualcuno si chiede se non ci siano ancora infiltrazioni nel terreno che potrebbero indebolire ulteriormente il corpo di frana.
La paura che la colata di fango possa destabilizzare le arcate del ponte non è del tutto archiviata - «d’altronde il carico da 11 che lo minaccia non manca» spiega qualcuno – ma la situazione, qui, sembra essere relativamente sotto controllo. «Tutti i giorni qualcuno di noi va a controllare la situazione, non solo quella del ponte – spiega Guiscardo Galvani, marito di Carmela Certo ed abitante di Capriglio – ma non siamo tranquilli e rivolgendoci alla Regione ricordiamo che c’è ancora tanto lavoro da fare e allo stesso tempo chiediamo maggiore presenza sul territorio».
E’ un appello, quello rivolto a Bologna, condiviso da tutti: gli abitanti chiedono di essere informati sulle reali condizioni della frana e ammettono di sentirsi abbandonati dalle istituzioni, «eccezion fatta per il sindaco di Tizzano, Amilcare Bodria, che si è davvero dato da fare e ci è stato vicino in questa emergenza, così come i volontari della Croce Rossa» precisano.
«Stiamo aspettando ulteriori interventi – conclude Massimiliano Manici, la cui casa di Capriglio si affaccia sulla grande frana – ma a distanza di 9 mesi non c’è ancora un progetto per la salvaguardia del paese. La mia preoccupazione è che la frana possa arretrare e il paese, trovandosi senza un “piede” che lo sostenga, venga risucchiato».

 

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