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L'inchiesta

Traversetolo: «Salviamo il mercato in crisi»

L'allarme degli abitanti: «Miglioriamo la qualità delle bancarelle. E' fondamentale per il paese»

Mercato di Traversetolo
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La crisi, oramai, fa parte integrante della nostra vita da molto tempo: insomma ci conviviamo e ci condiziona scelte primarie e abitudini, divertimento e tempo libero. Cerchiamo di adattarci e siamo alla caccia di soluzione o scorciatoie.
Non fa eccezione Traversetolo, dove i suoi oltre 9mila abitanti lo sanno bene e danno del «tu» alla crisi, parlandone come un aspetto quotidiano e non come una giustificazione al calo (più o meno marcato) che si registra in ogni settore. La parola d'ordine che vige qui è «galleggiare».
E Traversetolo non è un paese piccolo.
Tra critiche, aspettative, idee, progetti, turismo e glamour tutti parlano del mercato domenicale come la marcia in più che il paese dovrebbe avere-inserire per restare a galla e fare la differenza di questi tempi. Per il resto, vari temi (dalla sicurezza all'andamento degli affari, dal lavoro del Comune o alla qualità di vita) trovano contrari e favorevoli, critici e contenti, ottimisti e pessimisti.
Un sabato dove il viavai in giro non è certo quello dei tempi migliori: in alcuni negozi o bar le presenze sono discrete, in altri meno. In piazza e nelle strade si vede gente, non molta, la mattina. Pranzo porta tutti a casa, per una piccola ripresa (l'aperitivo è tutto sommato gettonato pure qui) di movimento verso sera.
«Traversetolo è morta - esordisce Luca Ziveri che, comunque, puntualizza -: in altri paesi qui vicino non è che si stia meglio». E ripete: «Che ci siano pochi soldi non lo scopriamo ora. I servizi e i luoghi di svago ci sono, bisognerebbe tutelare di più ogni categoria. Nel mio caso (possiede una discoteca nel cuore del paese, ndr) ricevo molte critiche, ma quando poi tengo chiuso mi chiedono di aprire per non avere i giovani in giro per la provincia».
Traversetolo, si diceva, i numeri li ha, e i suoi bar (ce ne sono tanti) svolgono più da luogo di ritrovo che posti dove far serata, ma Ziveri puntualizza: «Tutto sommato, il mio locale ha risposte soddisfacenti dai giovani del paese». E come addetto ai lavori del mondo della notte, commenta: «La sicurezza? Sono tranquillo, i carabinieri stanno lavorando bene». E, sul tema che sta a cuore a tutti in paese, esordisce: «Il mercato non va, le bancarelle sono gestite male: anni fa arrivavano 10mila persone qui, teneva in moto tutto il paese. Un simbolo che andrebbe qualificato di più». Silvana Beatrizzotti è contenta della qualità della vita a Traversetolo, ma non solo: «Anche il lavoro qui al bar è cambiato come orari e come gente - alcune aziende hanno chiuso e altre hanno aperto -, ma è tutto sommato soddisfacente». Simone Corradini analizza: «Qui c'è tutto, ma soprattutto è il posto ideale, per chi ha le idee, di svilupparle e realizzarle. E se sono buone funzionano. I clienti se trovano le cose giuste e il servizio giusto spendono soldi». «Il mercato è una kasbah - commenta Anselmo Ronchini che, più in generale, spiega: tutto il mondo è paese, qui ci sono i problemi di tutti gli altri posti». Per lui la gente «dovrebbe uscire di più: dovrebbe riappropriarsi dei tanti spazi che ci sono in paese». Mirella Sandrini: «Non posso dire che qui si sta male: sta però scadendo, come il mercato. Fortunatamente c'è e ancora porta gente, ma la sua qualità è molto peggiorata». «Una volta si stava bene - è l'amarcord di Franco Del Canale -: tutto è cambiato, c'è poco lavoro, girano pochi soldi e c'è poca gente in giro».
Sergio Meli è un personaggio molto conosciuto, 22 anni dietro al bancone dell'osteria e tanto ottimismo: «C'è più benessere ora e i prezzi sono migliorati». Non lontano, Maurizio Piccioni è in controtendenza: «Andava meglio prima. Il mercato attirava più gente e faceva lavorare di più tutti». Anche qui ci sono tanti stranieri, che dal punto di vista dell'integrazione non ricevono critiche: «Con loro i rapporti sono buoni, lavorano e frequentano i locali della zona instaurando buoni rapporti con tutti». E alla fine: «Ci vorrebbero 7 giorni di mercato».
«La situazione generale è sconfortante, la gente spende meno ed è arrabbiata - sintetizza Gianluca Gandolfi che aggiunge -: dal mio punto di vista si vendono meno i cellulari più costosi. Si parla di ripresa? No, non è così. La gente è disperata e i politici dovrebbero guardare di più queste cose». I - numerosi - stranieri? «Lavorano nei caseifici, nei prosciuttifici e nelle stalle: fanno lavori che la nostra gente non fa più. Ma si sono integrati molto bene», conclude. Simone Morini: «Qui si sta bene, anche se alcune tasse come quella sui rifiuti è molto alta». Il mercato? «E' ancora gettonato dai paesi vicini: io ho notato qualità scadente solo in alcune bancarelle». E sulla sicurezza (nei primi dei mesi si sono registrati già alcuni furti) commenta: «Qui come in altri paesi della provincia». «L'amministrazione è attenta ai problemi del paese, sono contento - ripete Eugenio Iori -: in un momento brutto come questo, noi come circolo cerchiamo di stimolarli a lavorare sempre meglio». Una critica? «Io non vedo tutti questi effetti positivi dell'Unione pedemontana». Giuseppino Ferrari: «Io non abito qui, ma si sta bene. La gente è gradevole e il paese è bello». «Traversetolo è molto bella - è in sintonia Giuliana Papi -: si respira un clima tranquillo e la gente è tranquilla». Chiara Roncaglia: «Si sta abbastanza bene. Iniziative, ad esempio, ce ne sono ma sono limitate per diversi motivi». Come vicepresidente della Croce Azzurra, puntualizza: «Vorremmo avere più partecipazione dei cittadini, non avere la sensazione che il nostro sia un servizio dovuto». Sicurezza? «Non siamo nel Bronx, io non mi sento in pericolo». Un dato significativo, registrato durante l'attività di volontariato: «Sono aumentati i casi di disagio sociale». Luca Musi: «Si sta bene qui: anche per noi giovani c'è tutto». Uno dei negozi storici, Casappa, è lì in piazza da oltre 50 anni: «Non bastano negozi o bancarelle al mercato, servirebbe dell'altro per attirare le persone», puntualizza Emilio Casappa. «Perchè non aprire anche la domenica il museo Brozzi o la corte Agresti? Perchè non creare uno spazio con un mercatino-scambio dell'usato dei privati? - è il suo suggerimento con un commento - Il Comune dovrebbe coinvolgere di più i commercianti: noi comunque potremmo fornire più idee, anche se diventa difficile attuarle senza l'amministrazione».
I parcheggi (disco orario in primis) sono un tema caldo degli ultimi tempi, Casappa commenta: «Le restrizioni dividono sempre. Può non piacere, ma come sarebbe la piazza (Fanfulla) piena di macchine parcheggiate tutto il giorno con gente che le molla lì e se ne va a Parma? Io la pedonalizzerei metà». Nel mirino delle critiche negli ultimi tempi soprattutto il disco orario in piazza Marinai d'Italia: «Non ha senso - commenta Fulvio Lostaglio, il suo bar si affaccia sulla piazza - in uno spazio per 60 auto! Già che lavoro poco, questo provvedimento mi danneggia, da quando l'hanno messo sono vuoto: i clienti qui attorno vengono meno». La sua è un'amara analisi: «Sto pensando di andarmene via dall'Italia anche se qui a Traversetolo, in generale, non si sta male». Comar, profumeria visitata ben tre volte dai ladri nel corso degli anni, Daniela Dall'Argine è una delle titolari: «Il paese non si è evoluto, i giovani per comprare qualcosa di interessante per loro devono andare a Parma o Montecchio». il quadro generale? «Lasciamo perdere». Nello specifico della sua attività: «Vendiamo meno profumeria classica e meno merce di marca». Promuove, comunque, i parcheggi: «Tutti vorrebbero lasciare l'auto davanti al negozio o al bar». Sicurezza? «Si può girare, non c'è malavita. Ma il paese non è sicuro: ci sono troppi furti».
Vignali, altra insegna storica: «Rispetto ad una volta si vende meno, certo - spiega Paola Vignali - ma da qui a criticare la vita in paese ce ne passa. In tanti come me se la cavano. Qui attorno ci sono paesi messi peggio come negozi». Il mercato? «Scadente come gente e qualità: c'è poca varietà». Diretta è Iris Tagliavini: «Qui ho tutto». Infine Paolo Catti: «Non è un momento felice, ma tutto sommato anche con il commercio on line ci salviamo». Nel settore sport: «Sono calate le vendite per il cosiddetto ceto medio: sciare costa caro».

 

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