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Fornovo, Pd diviso E' «guerra totale» fra le due anime

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Non è stata una bella pagina, quella scritta martedì sera dal Pd fornovese, nel corso dell'assemblea convocata al Foro. Si potrebbero sprecare i titoli, da «La resa dei conti», «La notte più lunga» per dare conto di una spaccatura nota e annunciata, andata in scena per una volta pubblicamente (un pubblico di elettori così numeroso si sarà visto forse solo nel dopoguerra, ndr)   e non al chiuso di direttivi e segreterie.  
Spaccatura che, a poche settimane dal voto e a pochi giorni dalla presentazione delle liste, appare insanabile. Che la situazione fornovese fosse intricata lo si sapeva e lo si è capito già dalla convocazione dell'assemblea, rivolta in un primo tempo al popolo Pd e in seguito allargata agli elettori del centro sinistra, a tutta la coalizione de Il Ponte.
Anche sulle motivazioni dell’incontro non c’è accordo: gli elettori sono stati convocati per essere “informati sui fatti” o per decidere attraverso il voto? E, nel caso della seconda ipotesi, saranno chiamati a votare solo gli iscritti Pd o tutti gli elettori di centrosinistra?
La serata ha preso  il via in modo pacato anche se il clima della platea non era  certo rilassato, per andare in crescendo sui toni, intervento dopo intervento, fino alla presa di posizione finale.
Tentiamo di descriverla.
La prima parola spetta al segretario del Pd Enrico Vaghezzani, affiancato al tavolo dal numero due del Pd provinciale, Giuseppe Romanini, in qualità di osservatore-moderatore. Vaghezzani illustra cronologicamente tutti i passaggi che sono stati effettuati in questi mesi per raggiungere un accordo sul nome di un candidato sindaco e sulle linee programmatiche: «Un percorso sofferto -  spiega Vaghezzani -   che è costato il sacrificio dell'attuale sindaco in nome del rinnovamento, al termine del quale la segreteria ha ricevuto mandato dal direttivo di allargare le consultazioni ai rappresentati della coalizione». Il percorso è lungo ma alla fine - ha detto Vaghezzani, si è  arrivati alla definizione del candidato Alessio Magnani, targato «Il Ponte», il gruppo di centrosinistra che da quindici anni governa in paese. Ma i conti, secondo una parte del Pd  sono stati fatti “senza l'oste”: in questo caso i due candidati Ivan Paletti e Maddalena Amoretti che, accettando la figura di Magnani come uno dei tre candidati pidiessini in corsa, a gran voce chiedono, forti del regolamento del partito e dell’invito a questo percorso della segreteria regionale, di arrivare all’assemblea degli iscritti, per scegliere.
Da parte loro i tre partiti della sinistra locale (ma non tutti gli iscritti di Rifondazione comunista si riconoscono nelle scelte della segreteria) chiedono che non si torni indietro sugli accordi, vale a dire sul nome di Magnani.
Al microfono si alternano diverse persone. E diversi pareri: Fiorenzo Bergamaschi, Johann Marzani, lo stesso Alessio Magnani e altri a sostenere il percorso fatto e l’investitura che il direttivo Pd, composto da 50 persone, ha avuto dagli iscritti di delineare la linea politica e la candidatura. Dall’altra Ivan Paletti, Maddalena Amoretti, Guido Gonzi e altri che in nome dello spirito democratico chiedono di dare la possibilità al popolo del Pd di scegliere il loro candidato attraverso il voto. Il nutrito gruppo di sostenitori di questa fazione,  fa sentire la sua voce al grido di: «Vogliamo votare».
Battibecchi, ricostruzioni di incontri, rispolvero di  documenti, maggioranze e numeri legati: si scivola nel caos.
Romanini tenta a fatica di tirare le fila sostenendo il mandato delle segreteria provinciale che prevede, in caso si arrivi al voto, che venga allargato alla coalizione. Richiama all’unità, unica strada per far vincere il centrosinistra. Si prova a sondare la platea sulle modalità di voto, per alzata di mano. Nulla da fare. Spuntano così dal “nulla” un’urna di cartone e le schede. E  i sostenitori di Paletti iniziano a  votare, senza il sostegno di e Romanini e Vaghezzani che ritengono illegittima l’operazione. Quest’ultimo invita la platea ad applaudire il candidato della coalizione, Alessio Magnani. Nell'urna, solo voti per Paletti. Lui, il 6 e 7 giugno, ci sarà. E Paletti? Su quanto è accaduto l’altra sera, qulacuno da Parma, dovrà dire la sua: a Paletti che rivendica il valore della votazione e a Vaghezzani che ritiene ciò che è successo un atto gravissimo.
 

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