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Consumo di suolo: la Provincia stabilisce nuovi limiti

Per le nuove urbanizzazioni sarà considerato anche il consumo di acqua e energia, emissioni in atmosfera e traffico

Consumo di suolo: la Provincia stabilisce nuovi limiti
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Comunicato stampa della Provincia 

Un modello di sviluppo che ferma le espansioni in modo proporzionale a seconda delle realtà e favorisce il riuso e la riqualificazione. E’ una delle scelte compiute con la variante al Ptcp, strumento ordinatore della Provincia di Parma sulla pianificazione locale, nuove norme con cui si fissano per la prima volta limiti e soglie assegnati a ciascun Comune di un territorio che nel 2008 aveva circa 16mila ettari di edificato su 350mila ettari di estensione complessiva. Adottata di recente dal Consiglio Provinciale, la variante stabilisce un indicatore di consumo di suolo, dato dal rapporto tra la somma delle aree destinate a usi residenziali, produttivi, commerciali, infrastrutturali, e l’area totale del Comune. Questi, sono stati riuniti in tre classi omogenee e a ognuna è stato attribuito il “limite” al consumo di suolo, sotto forma di un indice di incremento massimo consentito, fino ad arrivare per i Comuni con più alto indice di urbanizzazione, come Parma e Fontevivo, all’incremento zero.
Il percorso per arrivare a questa decisione, lungo e per niente scontato, è stato ricostruito dal presidente Vincenzo Bernazzoli intervenuto all’incontro di presentazione sui contenuti della variante al Ptcp.
“Nella pianificazione abbiamo sempre cercato di perseguire l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile e cioè di una crescita non fine a se stessa” un obiettivo ambizioso sottolinea il presidente che però negli anni si è scontrato con due fattori: da un lato la bolla edilizia nelle costruzioni e dall’altro il fatto che i Comuni compensavano la mancanza di risorse dovuta ai ripetuti tagli dei fondi nazionali, un po’ con le imposizioni e soprattutto con l’utilizzo degli oneri d’urbanizzazione. “Non avevamo possibilità di usare norme, è dal 2009 che la Regione consegna alle Province la possibilità di dettare regole in questo ambito. Abbiamo colto quella opportunità e oggi presentiamo questo risultato - ha continuato Bernazzoli concludendo con una riflessione -. Alle nuove Province, così come le figura il decreto Delrio, resterà fra le poche funzioni anche quella della pianificazione. Come potranno farla i nuovi componenti del Consiglio cioè i Comuni che saranno i controllori e i controllati?”.
"E’ un atto rilevante e significativo, un punto di riferimento non solo di indirizzo - ha aggiunto l’assessore alla Pianificazione territoriale Ugo Danni, intervenuto con il dirigente d’area Sergio Peri -. Abbiamo assunto criteri di carattere quantitativo secondo i quali i comuni, considerando anche quanto previsto nei loro Psc e non attuato, non potranno superare i limiti dettati dalla variante. Favoriamo il recupero e il riutilizzo di aree, uno stimolo questo alla creatività. Poi ci sono norme di carattere qualitativo per gli insediamenti nelle nuove aree nelle quali si dovrà tener conto anche del consumo di acqua e energia e dei trasporti”.
Insieme alla definizione dei limiti al consumo di suolo infatti La Provincia ha definito anche i requisiti delle urbanizzazioni in particolare sul consumo di acqua e energia e sulle pressioni ambientali generate con le emissioni in atmosfera e con l’impatto sul traffico veicolare.
A partire dalle soglie fissate dalle normative di settore, sono stati elaborati dei requisiti prestazionali, sotto forma di quote di riduzioni sia dei consumi che delle pressioni.
Le misure introdotte dalla variante al Ptcp, è stato sottolineato, hanno un carattere innovativo nel panorama regionale. Con esse la Provincia propone ai Comuni un modello insediativo che punta a rivedere profondamente i criteri per il dimensionamento dei piani urbanistici, limitando il consumo di suolo, stimolando il recupero edilizio e funzionale di aree oggi sotto utilizzate, inserendo indicatori di sostenibilità per gli interventi di carattere sovra comunale.

Le nuove regole per il consumo del suolo
Partendo da una serie di dati storici, è stato analizzato il trend evolutivo del territorio urbanizzato individuando tre classi di comuni con diversi indici di impermeabilizzazione (SSI) del suolo - <4% - dal 4% al 10% - >10% - che negli anni hanno avuto dinamiche evolutive omogenee al loro interno.
A queste classi di comuni sono stati assegnati dei valori limite da applicare al territorio attualmente urbanizzato per il dimensionamento di nuovo territorio urbanizzabile.
Queste soglie incrementali (5% ai comuni con SSI minore del 4%, 3% per i comuni con SSI compreso tra 4% e 10% e “consumo zero” per i comuni con SSI maggiore del 10%) dovranno essere applicate, in fase di stesura di un nuovo PSC (o sua variante) in relazione alla pianificazione di nuovi ambiti residenziali e/o produttivi a esclusione di poli funzionali, APEA sovra comunali pianificate dal PTCP. Anche le previsioni urbanistiche vigenti non attuate e confermate dai nuovi PSC o loro varianti contribuiranno al raggiungimento dei limiti di nuovo consumo di suolo assegnati ai Comuni. La soglia del 10% non è un limite massimo a cui tutti i comuni possono arrivare ma è un limite assoluto che prevale anche sulle soglie dimensionali delle diverse classi: per fare un esempio, se un Comune appartenente alla classe 2 (SSI compreso tra il 4% e il 10%) applicando la soglia dimensionale della sua classe (in questo caso il 3%) supera il 10% della superficie territoriale comunale, la parte eccedente il 10% non la può pianificare.
Inoltre, i comuni che hanno già superato la soglia massima del 10% dovranno verificare le previsioni non attuate al fine di un loro possibile ridimensionamento.
È importante ricordare che le percentuali indicate fanno riferimento al territorio effettivamente impermeabilizzato rapportato all’intera superficie del territorio comunale.
In ogni caso, la logica da seguire è sempre e comunque quella del principio di contenimento dell’uso del suolo, per cui tali percentuali sono subordinate alla preventiva valutazione di alternative derivanti dal riuso e dalla riqualificazione di insediamenti esistenti seguendo il principio del “fabbisogno non altrimenti soddisfacibile” già indicato nel Ptcp vigente. 

 

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  • annamaria

    21 Febbraio @ 15.04

    Il mio commento di ieri sera non è stato pubblicato, ma diceva, con più veemenza, le stesse cose di Alarico. Non mi resta quindi che quotarlo in toto, confermando che saranno i cittadini a pagare questo nuovo cemento e a prezzi altissimi ( infatti l'Autocisa ha già aumentato il pedaggio, come benevolmente concesso dal contratto con la Provincia).

    Rispondi

  • alarico

    21 Febbraio @ 10.22

    Nulla da dire nella sostanza. Sono per la prima volta d'accordo... MA: nello stesso incontro Danni ha sostenuto che, invece, la TiBre autostradale sarebbe esclusa dal blocco in quanto di fatto opera pubblica. Sarebbe interessante sapere chi l'ha classificata come tale. Faccio fatica, molta fatica, troppa, a immaginare chi possa trarre un beneficio dal poter arrivare in autostrada fino a Trecasali (a parte ovviamente chi la costruirà e chi la commissiona). Faccio molta meno fatica a immaginare chi ne pagherà le spese e le conseguenze in termini di spreco si suolo e risorse. Bernazzoli e Danni: un binomio inscindibile, di nome e di fatto.

    Rispondi

  • sergio3

    20 Febbraio @ 20.58

    si dovrebbe pensare anche per l'accoclimento degli ecstracomunitari.

    Rispondi

  • gigiprimo

    20 Febbraio @ 18.31

    vi confesso che proprio questa mattina sono arrivato a S. Michelino gatti e mi sono stupito dello scempio di suolo da parte del comune di Felino e anche Sala Baganza non scherza! detto fra noi, quale paese o città si salva? e a ben pensare hanno ragione, oltre le spese di urbanizzazione, sapete quanto guadagna (per non dire ruba) la politica (stato) a noi cittadini? provate a fare un calcolo: ammesso che abbiate 250.000,00 euro in banca quanto renderebbero allo stato, a parte la svalutazione? e quanto rendono allo stato se voi li investite in un appartamento?

    Rispondi

  • federicot

    20 Febbraio @ 16.23

    federicot

    bene! quando aboliranno le provincie a chi spetterà questa funzione di controllo del territorio che mi sembra piuttosto importante? Già l'Italia oggi è un colabrodo con un rischio idrogeologico elevatissimo se poi togliamo gli enti che dovrebbero salvaguardare il territorio siamo a posto. L'abolizione delle provincie non la condivido e non mi piace, piuttosto eleminerei le regioni. Ma non si può abolire solo il Presidente della provinica ?

    Rispondi

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