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Unione montana appennino Parma est: No alla chiusura dei presidi Avis della montagna

Il Presidente Bovis: “A rischio la montagna e i suoi donatori”. In tutta la provincia chiusi 19 presidi sui 48 presenti

Unione montana appennino Parma est: No alla chiusura dei presidi Avis della montagna
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Un no fermo alla soppressione dei punti Avis comunali di raccolta sangue nel territorio della montagna. A ribadirlo è il Presidente dell'Unione Montana Appennino Parma Est Stefano Bovis: «La chiusura dei presidi Avis non rappresenta soltanto la fine di un servizio importante per tutti i cittadini quale quello svolto finora dai tanti volontari in essi impegnati, ma anche la perdita di una significativa realtà di aggregazione e ritrovo per la popolazione anziana del nostro territorio, che si vede così sottratto un ulteriore riferimento culturale e sociale. Resta lo sconcerto per l'ennesima ferita inferta ai comuni della nostra montagna».
La chiusura dei punti prelievo comunali fa seguito alla riforma dell'organizzazione delle sedi Avis inserita nel Piano Sangue 2013-2015, deliberato dalla Regione, e all’approvazione delle linee guida emanate dal Centro Nazionale Sangue: in base al nuovo regolamento, infatti, molte delle sedi locali non sono più rispondenti ai criteri stabiliti per l'accreditamento dei servizi sanitari, nei quali è appunto compresa la raccolta del sangue. Nella sola provincia di Parma sono 19 i punti interessati dalla chiusura sui 48 presenti, la gran parte dei quali nel territorio della montagna.
«La sede di Calestano - spiega Giuseppe Dellapina, presidente del locale presidio - è chiusa dal 31 dicembre 2013 a causa del mancato accreditamento, dovuto all'inadeguatezza dei locali a disposizione: da allora ci siamo subito attivati per capire se sussiste l'opportunità di riuscire ad avere spazi più ampi per poter quindi riaprire la sede al più presto. Se da una parte comprendiamo il principio che guida l’Avis provinciale, che è quello di avere pochi punti raccolta ma più grandi e in grado di fornire un bacino più ampio di sangue, dall'altra non possiamo che criticare tempi e modi di questa scelta». Di parere concorde è anche Giacomino Rozzi, presidente della sezione di Monchio delle Corti: «al momento il nostro presidio è chiuso perché la Commissione dell'accreditamento l'ha ritenuto non sicura rispetto ai criteri richiesti, essendo la sala donatori troppo piccola e distante rispetto al punto ristoro. Siamo molto amareggiati da questa decisione, anche perché fin dall'apertura del presidio nel 1999 non abbiamo mai avuto alcun problema o inconveniente. La decisione di chiudere il punto prelievo è stata presa dall'alto e non possiamo che subirla: siamo però preoccupati dalla ripercussioni che avrà, visto che in molti donatori ci hanno già comunicato che faranno fatica e non potranno recarsi a donare per questioni logistiche e lavorative».
«Purtroppo sia la Regione che il Comitato Provinciale non ci ha concesso le condizioni di poter proseguire ad effettuare la donazione del sangue qui a Palanzano perché la nostra sede, essendo su due piani, non risponde ai requisiti richiesti - afferma Celestino Rossi, presidente della locale sezione Avis -. A oggi i nostri donatori sono costretti ad andare a Lagrimone, ma non tutti possono farlo: abbiamo calcolato che la diminuzione nella sola nostra sezione sarà di circa il 50 %. Così si perdono la montagna e i suoi donatori».
«Come Unione non possiamo che dirci contrari a questa decisione - conclude Bovis - e chiedere che si salvaguardi una realtà preziosa come quella dei presidi Avis comunali, mantenendo un centro specifico che consenta di mantenere le perdite naturali di donatori che ci saranno e soprattutto di mantenere un'importante presenza e presidio sul territorio».

 

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