tornolo

Bracconiere sorpreso a mettere trappole per gli animali selvatici

E' stato colto in flagrante dalla Polizia provinciale. I lacci avrebbero causato la morte con atroci sofferenze

Polizia provinciale

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Un bracconiere è stato sorpreso, in flagranza di reato, mentre posizionava delle trappole a strozzo (lacci) per la cattura di animali selvatici. E’ accaduto qualche giorno fa nel comune di Tornolo e protagonisti dell’intervento sono stati agenti della Polizia provinciale di Parma che dopo avere colto sul fatto l'uomo, ne hanno segnalato le generalità alla Procura della Repubblica per uso di mezzi vietati per cui è prevista un’ammenda fino a 1549 euro.

Gli agenti della Polizia Provinciale, durante il servizio svolto alcuni giorni prima i fatti, avevano individuato nei pressi di Santa Maria del Taro, cinque lacci posizionati nei sentieri dove transitano cinghiali, caprioli, daini e altri animali.
Le trappole erano armate, ben occultate nella vegetazione e pronte alla cattura degli animali. e i cavi erano assicurati ad alberi, posti in sentieri usati abitualmente per gli spostamenti dagli ungulati e terminavano con un cappio che azionato dal divincolarsi dell’animale eventualmente catturato avrebbe provocato atroci sofferenze fino alla morte per soffocamento.
Dopo la scoperta delle trappole il Comando della Polizia provinciale procedeva predisponendo alcuni servizi di appostamento che hanno consentito di individuare l’autore dell’atto illecito.
“E’ stata una azione rilevante che rientra nell’ambito della attività quotidiana che la Polizia provinciale svolge nella nostra provincia per prevenire e reprimere i reati contro il patrimonio faunistico – sottolinea l’assessore alla Sicurezza Francesco Castria - su questa attività in particolare vorrei raccomandare a chiunque rinvenga trappole o abbia segnalazioni in materia faunistico-ambientale di atti illeciti, di segnalarli al Comando della Polizia Provinciale di Parma contribuendo così in maniera fattiva a sostenere la nostra azione nel presidio del territorio”.
La sede della Polizia provinciale è in via del Taglio tel 0521957358 e-mail polizia provinciale@provincia.parma.it

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  • Motor-Head

    21 Marzo @ 09.46

    Perche' non pubblicate nome e cognome di questa brava persona? Credo che si dovrebbe sapere chi e' e che cosa fa....

    Rispondi

  • Nelda

    20 Marzo @ 14.30

    fategli fare la stessa fine parmigiana indignata

    Rispondi

  • Giorgio

    20 Marzo @ 13.13

    io non ho invocato la pena di morte,alla quale sono contrario per principio, mi sono limitato ad auspicare sane legnate, ma forse perché ho fatto riferimento a "GROSSE AMICIZIE" il mio commento non è stato pubblicato. Grazie lo stesso! Giorgio Ossimprandi REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Mi spiace, ma così non gliela lascio passare. Non è il generico riferimento alle "amicizie" che mi disturba, ma la possibilità che il magistrato ci quereli, perchè con quel riferimento lei insinua (ovviamente senza alcuna prova) che quel magistrato non abbia fatto il proprio dovere e quindi abbia commesso un reato. Vede, fra il giornalismo (anche web) e le chiacchiere da bar c'è ancora una certa differenza: se non la conosce si informi. Ovviamente, se invece lei ha prove di ciò che afferma, più che un commento a noi (con relativa replica altrettanto insinuante) lei deve sporgere una denuncia. Altrimenti quell'insinuazione vale zero, e vale appunto una possibile querela a lei e a noi...

    Rispondi

  • annamaria

    20 Marzo @ 12.59

    E' vero, ci siamo incattiviti tutti ma la pena di morte mai, per nessuno nè per gli uomini nè per gli animali che dobbiamo imparare a rispettare (cacciatori in primis), perchè facciamo parte tutti di uno stesso ambiente, di cui dobbiamo preservare l'equilibrio, perché, se lo distruggiamo, inevitabilmente, distruggiamo anche noi stessi (anche con il cemento lo facciamo). Tuttavia, e qui rispondo a Valerio, non si può fare un paragone con i tempi dei nostri genitori, i quali usavano la caccia come mezzo per nutrirsi.Ora non è più il caso,no? e l'uso di mezzi come i lacci denotano un cultura violenta e barbara che va duramente punita. Brave quindi le guardie, maggior sostegno a loro, speranza in leggi più severe e che vengano fatte rispettare e maggior cultura ambientale tra i cacciatori e tra la gente comune (almeno speriamo).

    Rispondi

  • Brunella

    20 Marzo @ 11.43

    E meno male che l'hanno beccato in flagrante! I lacci glieli stringerai attorno ai "gioielli di famiglia"!!!

    Rispondi

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