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Fornovo, paese in cerca di identità: 4 ricette per trovarla

Fornovo, paese in cerca di identità: 4 ricette per trovarla
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La Gazzetta ha invitato   in redazione: Emanuela Grenti, Alessio Magnani, Giuseppe Restiani e Ivan Paletti, candidati a sindaco di Fornovo:  non sono mancati i botta e risposta.

Quali sono gli elementi fondanti del vostro programma?
Grenti «Abbiamo   approfondito le esigenze della popolazione con un questionario. La conferma è che il grosso problema è la viabilità, e  la soluzione è improcrastinabile. Sappiamo che i finanziamenti per  progettare la tangenziale sono  stanziati, ma  i tempi di realizzazione devono essere brevi. Altro problema  è la sicurezza: si sono verificati alcuni accoltellamenti e risse, fortunatamente episodi abbastanza contenuti, ma la gente la sera ha  paura ad uscire. Ci sono zone abbandonate, è diventato un dormitorio. Bisogna  pensare iniziative per far rivivere Fornovo attraverso la riqualificazione urbanistica, partendo dalla stazione».
Magnani «Dobbiamo partire dai bisogni della gente e tutto ciò che faremo, lo faremo pensando alla fruibilità di tutti, specie delle fasce più deboli: bambini, anziani, e chi ha perso il lavoro e ha bisogno di ritrovarlo. Ci sono   grandi opere: la tangenziale e l'area ex Eni. Da qui che dobbiamo trovare le opportunità per riformulare il paese. L'area ex Eni intendiamo utilizzarla come area produttiva. Porterebbe lavoro, tante persone  e creerebbe un indotto per il commercio. In contemporanea c'è la tangenziale: il primo stralcio può risolvere i problemi  gravi. Andrà poi completata. Altre cose fondamentali, centri di aggregazione all'aperto per anziani e bambini: oggi mancano».
Grenti «Non si può parlare di ex Eni. L'area è tuttora dell'Eni. Sicuramente la società sarà disposta a sedersi intorno a un tavolo, però l'area è ancora privata. Oltretutto Eni dove abbandona un territorio cerca di lasciare un'ottima immagine».
Magnani «Ex Eni perchè se si parla di cosa farci la si deve considerare  acquisita».
Grenti «Tu dici che sarà un'area produttiva, per noi invece deve essere mista, perchè è l'unica opportunità di sviluppo del paese».
Magnani «Il Comune  sottoporrà un progetto a Eni. Bisognerà vedere appetibilità e costi: ho visto progetti insostenibili,  colate di cemento che non porteranno  niente. Comunque l'area ha bisogno di una bonifica e vi sono gradi differenti: per certe cose basta un anno. Se invece si pensa a utilizzi diversi servono   tempi ben  più lunghi. Noi crediamo nella priorità del lavoro».
Restiani «Il punto cruciale per noi è la sicurezza. Parlare di “accoltellamenti però...” è riduttivo: ci poteva scappare il morto,  è un fatto gravissimo. Bisogna creare tranquillità nei cittadini per far vivere il paese di giorno e di sera, ed è  indispensabile migliorare le forze di controllo. Ci sono molti extracomunitari, tanti forse irregolari: serve  una verifica  su chi  viene a  dormire qui. Vogliamo un cambiamento, anche grazie  all'attuale governo. E vogliamo modificare il regolamento delle case popolari per dare ai fornovesi la possibilità di vivere qui, in particolare  agli anziani. In quanto all'ex Eni è    ancora in mano ai privati e i tempi saranno lunghi: noi   vogliamo pensare alle piccole cose di ogni giorno:  i marciapiedi, l'illuminazione».  
Paletti «Il fulcro per noi è la persona, e  pensiamo a misure concrete per aiutare subito chi in questa fase di recessione perderà il lavoro o si troverà in cassa integrazione. La crisi non è solo psicologica, come vuol far credere la parte politica di Restiani. Proporremo  buoni spesa, sconti sulle tariffe dei servizi  e la rateizzazione delle bollette. La Fornovo di oggi è brutta, in degrado. Vivibilità e sicurezza vanno di pari passo: una piazza frequentata, con iniziative, è sicura. Altri interventi immediati: i controlli di staticità agli edifici pubblici, partendo dalle scuole. Serve poi un rinnovamento dell'edilizia scolastica, allargando la collaborazione ai privati. L'area Eni va bonificata e deve essere il polmone delle  attività produttive: gli imprenditori devono potersi espandere. In un luogo normale l'arrivo di grandi opere  farebbe ristudiare la geografia del paese con un nuovo strumento urbanistico:  qui c'è  il Prg dell''84.». 

Parliamo di pianificazione.
Paletti «Nei prossimi 5 anni si  dovranno porre le basi per  disegnare la Fornovo del futuro. Rimprovero all'Amministrazione uscente  di mancare di progettazione. Un esempio su tutti: si parla di aree verdi  ma  nell'ex Aeronautica il Comune ha deciso di fare   7 palazzi: 94 appartamenti. L'area era vocata a verde, vicina agli impianti sportivi: vi poteva sorgere il polo scolastico. E' una delle cento cose che si potevano fare. Il Psc è un percorso lunghissimo, coinvolge la popolazione, e deve prevedere spazi adeguati per le associazioni e   i giovani, per cui non s'è fatto nulla se non un tentativo maldestro di rilanciare l'Itsos con un liceo  mai partito».  
Restiani «A Fornovo non è mai stata fatta una politica urbanistica seria: tutto per piccoli spot, senza linea guida, e lo vediamo dalla situazione caotica di oggi. Si cambiano i progetti alla velocità della luce, come nell'ex Aeronautica. Sono d'accordo con Paletti:  andava recuperata per altri scopi, polo scolastico e  verde. Ma a Fornovo siamo abituati: avevamo già un'ex scuola che è stata demolita per costruire un edificio a ridosso della statale senza rendersi conto della necessità di parcheggi. C'è bisogno di iniziare a lavorare su uno strumento urbanistico tale da  modificare Fornovo dove possibile».
Magnani «Una programmazione complessiva proprio alla luce della grandi opere che interesseranno il paese è fondamentale. Parlava di parcheggi, Restiani: con la trattativa per la Pontremolese potremo ottenere opere compensative come parcheggi e aree verdi.  E' fondamentale soprattutto in un momento in cui le risorse sono scarsissime e il Comune dovrà occuparsi delle persone che sono in difficoltà. Nel momento in cui si creano prospettive di lavoro e vivibilità per le persone, il paese ha grandi possibilità di sviluppo. E le opportunità che si presentano in questo momento, non le avremo mai più. Non si può sbagliare». 
Restiani «Non possiamo sempre sostenere che tutto deve avvenire con le grandi opere:  le aspettiamo da 30 anni  e nel frattempo non si è raggiunto niente.  Se la programmazione venisse fatta non sulle grandi opere ma sul paese, sarebbe migliore».
Magnani «Non si può fare una cosa che poi un'opera successiva va a modificare o distruggere. Il bilancio del Comune non dà grosse possibilità». 
Paletti «Quindi bisogna spendere bene...».
Magnani «Molto bene».
Paletti «Come per piazza Tarasconi...».
Magnani «Se lì i soldi sono stati  spesi male...».
Paletti «Sono stati spesi male?».
Magnani «Non lo so, io non ero in Amministrazione, e bisogna valutare tante cose. Ma ora che la piazza c'è...».
Paletti «Non bisogna essere cavalli per parlare di equitazione. Si è acceso un mutuo di 200 mila euro per rifare una piazza».
Magnani «L'intervento ci permette di chiudere il tratto di strada via Nazionale-via Veneto,  di  riqualificare la piazza, che è l'immagine del paese».
Paletti «E mettere il senso unico  in via Veneto».
Magnani «No. Fino alla costruzione di altre opere come quella che intendiamo fare, cioè la rotatoria di via Nazionale, tornerà a doppio senso. Poi si vedrà. Comunque le piazze vanno vissute e ho già parlato con i gestori dei locali per la possibilità di fare iniziative che la facciano rivivere dai fornovesi. Se vogliamo dire che  dovevano essere riqualificate prima  altre zone possiamo farlo, però ora la piazza c'è e non si può sempre guardare al passato». 
Grenti «E' indispensabile che i tre grandi eventi che interesseranno Fornovo nel futuro - Pontremolese, tangenziale e area  Eni - vengano valutati in modo complessivo. Perchè poi, come diceva Magnani, è possibile che  si accavallino danneggiandosi uno con l'altro. Poi ci siamo dimenticati dell'area Lamio: non si è mai fatto nulla. Se la tangenziale dovesse passare sul letto del fiume, con  protezioni spondali, potrebbe essere recuperata e diventare zona produttiva. Nessuno parla delle frazioni, ma le persone devono  poterci restare. Non esiste un'edilizia residenziale convenzionata a favore delle famiglie. Bisogna dare lavoro, ma le persone devono venire per fermarsi. Perchè poi non fare bandi europei per giovani architetti? Sono opportunità uniche e irripetibili».

Come si  aiuta il commercio?
Magnani «Il commercio non può restare nel campo dell'indifferenziato,  se no viene schiacciato dalla grande distribuzione. E' fondamentale per i negozianti di Fornovo cercare di consorziarsi e creare un marchio che garantisca la riconoscibilità della qualità dei prodotti e dei negozi. Noi puntiamo anche sulle aree produttive perchè portano indotto. Ma pensiamo anche al borgo: è bellissimo ma i negozi sono andati a scomparire perchè difficilmente si può sopravvivere con  passaggio di persone limitato. Bisogna trovare incentivi per ricreare un movimento nel centro che possa riportare anche  i negozi». 
Grenti «Quella del marchio è una buona idea ma dovrà essere valutata coi commercianti. I negozi di vicinato sono fondamentali per mantenere vivo il paese. Ne  sono stati chiusi 16».
Paletti «Ventitrè in 5  anni».
Magnani «E riaperti?».
Grenti «Vuol dire che fino ad oggi non sono stati sostenuti in nessun modo. In Consiglio avevamo proposto di detassarli per incentivare la permanenza. E' già riconosciuto il centro commerciale naturale, ma non si è mai cercato di intercettare i finanziamenti ad hoc per la riqualificazione urbana e il rinnovamento delle vetrine. Ci sono comuni della riviera Adriatica che si sono trasformati grazie a questi finanziamenti, ma da noi non è mai stato presentato nessun progetto. La cosa principale è comunque fornire parcheggi, se no la gente bypassa il centro».
Paletti «Il commercio si aiuta anche con le infrastrutture. I commercianti non chiedono la luna, ma solo l'abc: i parcheggi e i marciapiedi per dare la possibilità di fare una passeggiata e lo shopping in modo tranquillo. Alcune soluzioni devono essere trovate in modo rapido, perchè le grandi opere arriveranno, ma c'è bisogno di agire nell'immediato. Un esempio: in centro c'è l'area dell'ex Inzani che può essere recuperata in accordo con il privato, e lì ci potrebbero essere posti aiuto, come nella Lungotaro-via Diaz. Il commercio ha bisogno soprattutto di una paese che viva con tante iniziative. 23 negozi chiudono nella completa indifferenza dell'Amministrazione, e il centro commerciale naturale è stato raggiunto solo nel quarto anno di mandato. Mi fa piacere che  chi rappresenta la continuità riconosca che c'è bisogno di attenzione».
Magnani «Sappiamo tutti che ci sono aree da recuperare, ma non è detto che i privati siano d'accordo. Questa non è una soluzione immediata per i parcheggi. E poi questa storia polemica della continuità deve finire: io sono molto meno “continuo” di altri che hanno già partecipato ad esperienze amministrative. Sono entrato in politica un anno e mezzo fa e non  ho mai partecipato alle opere di nessuno. Io cerco di guardare al futuro e a cosa si può fare per Fornovo».
Paletti «Io ho fatto il consigliere dal '94 al '99. Capisco l'imbarazzo del mio avversario ma lui si chiama “Il ponte”. Non è una roba di cui ti devi vergognare».
 Magnani «Io non mi vergogno. Esiste una colazione che racchiude il centrosinistra più,  l'Idv...».
Paletti «Mica tutto il centrosinistra».
Magnani «E' la continuità di una coalizione, non certo di una Amministrazione alla quale non ho mai partecipato».
Paletti «Ma se il simbolo è quello e i personaggi gli stessi...».
Magnani «Il problema è che ci sono tante cose da fare, che sono state iniziate anche nel periodo '94-'99: io non c'ero,  ma chi c'era poteva farsi sentire. Rispondo solo di quel che ho fatto e per quel che farò in futuro».
Paletti «Coerenza imporrebbe, ribadisco, di distaccarsi dal vecchio, se si vuol fare qualcosa di totalmente nuovo ».
Restiani «Io per il commercio ritengo  indispensabile  portare gente: se ci sono le persone si può incrementare l'attività. Bisogna valorizzare quello che abbiamo:  noi siamo un paese storico, e forse sarebbe stato meglio mettere a posto la piazza del centro piuttosto che piazza Tarasconi».
Magnani «Sull'opportunità non dico niente, ma ora che c'è bisogna farla vivere».
Restiani «Senza togliere nulla a te che sei arrivato dopo, sono d'accordo con Paletti: se ti chiami “Il ponte” la continuità c'è».
Magnani «Della coalizione».
Restiani «Comunque, nel nostro programma c'è la volontà di fare qualcosa per il commercio legato alla storia. Qui ci sono state due sacche, e si potrebbe realizzare un museo a tema, che possa essere di richiamo al turismo. Anche perchè c'è la Francigena, e si possono sviluppare insieme. E' indispensabile fare di Fornovo un centro turistico importante».
Grenti «C'è un passaggio medio giornaliero di 30 pellegrini e non abbiamo un posto dove poterli ospitare. Questo è gravissimo. I paesi si fanno conoscere anche attraverso i gemellaggi e noi non abbiamo un ostello per fare scambi culturali con i giovani».
Restiani «Ve lo dico sempre:  servono le piccole cose».
Grenti «Abbiamo un dormitorio delle ferrovie che è abbandonato e potrebbe essere recuperato».
Restiani «C'era già. L'Amministrazione per il giubileo nel Foro 2000 aveva previsto posti letto che poi sono stati tolti. E' stata smantellata la struttura e utilizzata per altri scopi, e non si capisce perchè visto che la Via Francigena resta».                                           Grenti «Questo è gravissimo».
Restiani «Comunque c'è bisogno di portare gente a Fornovo».

Come si rilancia il turismo?
Paletti «Beh, a Fornovo c'è uno Iat, e quindi a livello provinciale è già stato riconosciuto il ruolo di Fornovo e della Via Francigena. Giustamente bisogna avere un luogo per accogliere il pellegrino, che  predilige ostelli, B&b e agriturismi. Bisogna investire, e poi intercettare i fondi europei per queste tematiche: è una nuova sfida per l'Amministrazione».
Magnani «Nel programma abbiamo inserito  di cercare altre vie che rientrino nell'ambito della Francigena, come  quella che da Ricco' va a Spagnano, per ampliare le opportunità. Reperire le risorse è fondamentale, e va fatto con un progetto. I pellegrini sono tanti, ma è difficile farli fermare. Serve un paese attrattivo».
Grenti «Il turismo può essere una risorsa anche per i privati. B&b e affittacamere all'estero funzionano, e bisogna promuovere questa cultura dell'accoglienza anche qui. C'è tanta richiesta, ma l'offerta è scarsa».
Restiani «Bisogna iniziare dall'abc: valorizzare e spingere le realtà che turisticamente    possono portare a risultati. Poi  si può creare la cultura dell'ospitalità».

 

L'immigrazione è un problema?
Paletti «Il problema c'è, e va  risolto in modo culturale. Fornovo per fortuna non è Milano centrale, il problema della criminalità ancora non c'è  ma  l'indifferenza degli ultimi 5 anni su questo tema ha portato a un distacco tra percezione e realtà. Bisogna coordinarsi con le forze dell'ordine per il controllo del territorio con un censimento, ma anche cercare un colloquio con queste persone. L'immigrazione è in alcuni frangenti un fenomeno di degrado e di sfruttamento: dobbiamo impedire che vengano affittati appartamenti decadenti agli immigrati. Poi, certo,  bisogna stabilire diritti e doveri». 
Magnani «L'immigrazione non è un problema: lo diventa nel momento in cui l'immigrato non ha lavoro, abita in case fatiscenti, in condizioni non  degne di una persona. Allora diventa  un  problema di sicurezza. La sicurezza va comunque vista in un contesto globale di comuni limitrofi. Proporremo agli altri comuni un commissariato di pubblica sicurezza per  il comprensorio».
Restiani «Chi ha un lavoro è già integrato, e ha il diritto di restare. Chi non ha il diritto di rimanere deve andarsene: non vogliamo problemi legati alla microcriminalità, perchè chi non ha reddito cerca di arrangiarsi anche fuori della legalità E noi vogliamo un paese vivibile».
Grenti «Gli immigrati se opportunamente integrati sono una risorsa. Ma per il momento non c'è stato nulla per l'integrazione: poche alfabetizzazioni, quando la lingua è il primo strumento di dialogo. L'immigrazione diventa un problema quando non c'è reddito: la povertà, che porta a usufruire quasi sempre di servizi gratuiti, diventa un costo sociale. Bisogna stare attenti a come si accolgono le persone, senza fare assistenzialismo».

Cosa vorreste far comparire o scomparire da Fornovo?
Grenti «Scomparire  i vecchi amministratori e comparire un sindaco donna con una squadra preparata».
Magnani «Vorrei fare comparire la nostra Amministrazione, e scomparire le aree non qualificate negli ultimi 40 anni».
Restiani «Farei sparire l'attuale gestione del Comune e  vorrei far tornare Fornovo ai fornovesi».
Paletti «Farei ricomparire il ruolo centrale di Fornovo e comparire una Fornovo  vivibile, tranquilla, sicura, con i bambini vicino agli anziani».

Cosa «rischiano» i fornovesi se votano i vostri avversari?
Grenti «Usciamo da vent'anni di amministrazione partitocratica che hanno messo Fornovo agli ultimi posti della provincia. La nostra lista civica è l'unico vero rinnovamento».
Magnani «Non era di questo parere quando è venuta a trattare con tutti noi».
Grenti «Certo, ma noi eravamo il rinnovamento: voi dovevate venire con noi. Non ho mai proposto il contrario».
Magnani «Sottile filosofia..».
Grenti «Ma fondamentale».
Magnani «Perchè votarci? Perchè ho 16 candidati eccezionali e qualificati in ogni campo».
Restiani «Perchè abbiamo fatto una scelta politica, e Fornovo ha bisogno di politica vera».
Paletti «La mia lista di centrosinistra nasce in contrapposizione a   “Il ponte”. Il rischio più grande è continuare ad essere ciò che siamo stati in questi anni». 
 

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