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Casa della Pace: è «guerra» tra la Lega e la maggioranza

Botta e risposta sull'uso del capannone di via Zandonai e sulle finalità dell'associazione. «Siano fatte rispettare le leggi». «Condividiamo il carattere del sodalizio»

Casa della Pace: è «guerra» tra la Lega e la maggioranza
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E’ scontro politico, a Busseto, sull’associazione culturale sportiva «Casa di pace» che ha aperto i battenti di recente in un capannone artigianale. Una querelle dai toni accesi, che vede schierata da una parte la Lega Nord e dall'altra l'amministrazione comunale. Stando al Carroccio, non è previsto che il capannone sia luogo di culto né sede di associazioni sportive. Tutto regolare, invece, per la maggioranza che condivide le finalità dell'associazione.
In un lungo intervento, che per motivi di spazio riportiamo solo in parte, Fabio Rainieri, segretario nazionale Lega Nord Emilia; Maurizio Campari, commissario provinciale del Carroccio e Stefano Capelli, consigliere comunale dello stesso movimento evidenziano che all’importanza dell’integrazione deve corrispondere anche il rispetto delle regole. Che, a loro dire, non sarebbero state rispettate. «Tra gli usi ammessi nel capannone – dicono - non abbiamo trovato né il luogo di culto, né l’associazione sportiva. Anche il proprietario dell’immobile aveva avuto, con ogni probabilità, gli stessi dubbi e aveva chiesto al Comune un parere preventivo. A domanda protocollata il 16 aprile il Comune rispondeva però, il 13 maggio 2014, che non si trattava di una semplice associazione sportiva, ma di una associazione di promozione sociale. Le Aps infatti possono insediare la loro sede in qualunque struttura esistente, indipendentemente dalla destinazione d’uso dei locali. Questa è un’agevolazione che viene concessa in virtù della loro utilità e delle loro caratteristiche difficilissime da ottenere e mantenere» .
I tre esponenti leghisti fanno sapere di aver verificato se l’associazione fosse iscritta nei registri delle Aps a livello provinciale o regionale. «Non abbiamo trovato nulla – sostengono -. Nessuno la conosce come Aps e ci scrivono, sia Provincia che Regione, che oltre a non essere iscritta non ha nemmeno inoltrato domanda». A questo punto chiedono quindi a sindaco e giunta di esporre compiutamente quanto sta accadendo, se «l’associazione ha i requisiti necessari per occupare i locali in cui ha sede», se è una Aps, se «sono state commesse “leggerezze” da parte degli uffici competenti in tutta questa vicenda? Si ritiene che debbano essere presi provvedimenti atti a far rispettare le leggi vigenti quali lo sgombero immediato dei locali? Il Sindaco ritiene che, qualora emergessero omissioni ed errori in tutta questa vicenda, dovrebbe dimettersi?»
Immediata la risposta del sindaco Giovanna Gambazza che spiega che «abbiamo condiviso i presupposti per la costituzione dell’Associazione sportiva-culturale “Casa della Pace”, condividendo il carattere culturale e di promozione sociale del sodalizio. Siamo convinti che iniziative come questa siano un’importante occasione per favorire i processi di integrazione e scambio tra diverse culture e ciò è stato avvalorato durante l’inaugurazione dalla presenza di tante istituzioni civili, religiose, militari, e da rappresentanti di diverse associazioni culturali e religiose che operano nel nostro territorio. Riteniamo che non si debbano reprimere o temere attività come quelle proposte dall’associazione “Casa di Pace”, nella consapevolezza che un corretto rapporto tra gli individui che vivono nella stessa comunità nasca dal rispetto per le reciproche appartenenze e religioni sinonimo di interscambio tra le diverse culture».
«I membri dell’associazione – aggiunge il sindaco - lavorano nel nostro territorio da molti anni, rispettano le nostre regole, i loro figli frequentano le scuole, i centri sportivi e sono coinvolti in attività ricreative e musicali». La Gambazza ricorda quindi che il sodalizio non ha scopo di lucro, è «costituito a fini culturali, umanitari, sportivi e di volontariato e persegue l’obiettivo di diffondere la cultura islamica, favorendo l’integrazione con altre culture, la promozione della attività volte alla salvaguardia dei diritti umani e alla diffusione della cultura della pace. Le attività previste nella sede riguardano l’organizzazione di corsi di lingua islamica per i bambini, corsi di italiano, servizi di informazione, consulenza e mediazione linguisticoculturale, disbrigo pratiche richieste dalla pubblica amministrazione, organizzazione di manifestazioni, dibattiti, scambi culturali. Sono previsti anche momenti occasionali di preghiera, ma ciò non rappresenterà la prevalenza dell’attività svolta all’interno della sede dell’associazione che, pertanto, non e’ intesa come “luogo di culto”».
Infine precisa che l’insediamento nei locali di via Zandonai «è stato attuato liberamente secondo il disposto dell’articolo 16 della legge regionale 34/2002, recentemente modificato dall’articolo 52 della legge regionale 15/2013; con riguardo ai requisiti in materia di sicurezza ed igiene. A quanto ci risulta – conclude - l’associazione ha effettuato le verifiche di rispondenza; tuttavia, qualora se ne ravvisasse la necessità, saranno richiesti accertamenti da parte degli enti di controllo».

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  • Biffo

    27 Luglio @ 17.12

    Io, senza essere leghista, fascista, xenofobo o che altro di simile, ma nemmeno un becero buonista e calabrachista di sinistra, dall'accoglienza facile, indifferente ed agnostica, dico che sarebbe ora di finirla di aprire centri, capannoni, luoghi di riunione, associazioni, sodalizi e che altro, in cui la fanno da padroni, anche se latentemente e di striscio, almeno all'inizio, i musulmani. Costoro equiparano la fede con la politica, il civismo e le azioni sociali, da 14 secoli, non hanno assolutamente alcuna intenzione di integrarsi con noi -e li capisco, farei anch'io come loro, in un paese islamico-, perché per loro è un controsenso inaccettabile, vivono secondo leggi e conformi ad una cultura diversa, ostile alla nostra. Che bisogno ci sarebbe poi di tenere corsi di lingua non islamica, come scrive, compiendo uno sfondone norme la soave Gambazza, ma araba? Esiste forse una lingua cristiana, o induista, buddista o animista? Si informi meglio, sor Sindaco! I bimbi islamici, poi parlano arabo già fin troppo, in famiglia; quindi, a chi sarebbero rivolti questi corsi, ai bussetani?

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