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Bernazzoli: «Cambierò il volto della Provincia»

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di Marco Federici

Venti giorni fa la vittoria al ballottaggio, lunedì scorso il varo della Giunta, martedì la prima seduta del Consiglio provinciale. Mentre sgrana gli impegni istituzionali, il presidente  della Provincia Vincenzo Bernazzoli  guarda al prossimo quinquennio e  segna  la linea della sua azione amministrativa.

Presidente Bernazzoli, prima di parlare di programmi facciamo un passo indietro: cosa le ha detto il risultato elettorale?
Ha confermato    che se  si lavora molto, producendo  risultati,  si crea un substrato favorevole nell'elettorato: il lavoro paga.

E sotto il profilo politico?
Che c'è un centrosinistra che vince perchè sa stare in mezzo alla gente e si fa carico dei problemi.

Si riferisce alla differenza tra europee e  provinciali?
Esattamente: alle europee    in 43   dei  47 Comuni della Provincia il centrodestra è stato maggioritario. Mentre alle provinciali, 44 Comuni  sono diventati  di centrosinistra: al ballottaggio sicuramente, ma anche al primo turno la geografia non era così omogenea. Adesso abbiamo un'occasione straordinaria,  che è il congresso,   per riflettere su questi   risultati. Dobbiamo capire che dagli scenari politici di partenza si esce con la cultura di governo che abbiamo praticato, stando sui problemi  che attanagliano  i cittadini.

Sta dicendo che  il congresso provinciale del Pd sarà  l'occasione  per un rinnovamento dei quadri dirigenziali?
Dal congresso provinciale mi aspetto che  emerga una linea netta: un cambio di impostazione. Il partito deve tornare ad essere il terreno di una cultura di governo radicata.  Non mi interessa invece   il dibattito generazionale, tra giovani e meno giovani intendo.  Prima di tutto le persone devono essere utili e capaci di essere dentro la realtà e vicino alle persone. Ci sono giovani che hanno scarsa propensione all'innovazione e meno giovani che possono ancora dare molto in questo senso. E viceversa. Quindi l'anagrafe non c'entra.

Si aspetta che il congresso provinciale  possa rappresentare l'occasioni per superare  quelle divisioni dentro al partito che, ad esempio, hanno portato alla sconfitta di Fidenza?
Le divisioni interne sono elementi inconciliabili   con un  partito   che voglia conquistarsi  la fiducia sul campo. Dal risultato elettorale ho capito che occorre  continuare la strada intrapresa, sempre più dentro ai problemi e ai bisogni della gente.  Se possibile, bisogna dare ancora più opportunità. Se possibile,  sarò un interlocutore ancora più attento.

 Chi vorrebbe come  coordinatore provinciale?
Presto per parlare di nomi, non è il momento: serve una discussione politica e di merito. E in generale, tutto il centrosinistra deve riflettere per ritrovare le condizioni per dare un colpo d'ala.

E  in vista del congresso nazionale  con chi si schiera, con  Bersani o con Franceschini?
Voglio aspettare di vedere ufficialmente i temi affrontati da  Franceschini. Gran parte di quelli di Bersani corrispondono alla mia visione della politica e del partito. Ma prima di schierarmi aspetto. Mi auguro che il congresso diventi un grande dibattito che ci faccia crescere tutti e non un'inutile  conta sui nomi.

Sei giorni fa lei ha presentato la Giunta:  ci sono quattro nomi nuovi rispetto a quella precedente, d'accordo,  ma la sensazione  è che non sia cambiato granché. Le deleghe importanti sono rimaste agli stessi assessori,  i nuovi entrati non rappresentano certo volti nuovi della politica....
La sensazione è corretta e  sono convinto  che ho fatto la scelta giusta, come dimostrano i primi commenti che ho ricevuto. Viviamo un momento difficile: c'è bisogno di riferimenti forti e affidabili. La Giunta  uscente aveva maturato sul campo la conoscenza del territorio. E' importante per i cittadini, le associazioni e le imprese sapere che non c'è vuoto amministrativo, che  continua ad esserci un punto solido. Abbiamo rafforzato questo concetto introducendo persone di grande esperienza amministrativa come Romanini,  Saccani e Fellini.  In questo modo rappresentiamo  un riferimento importante per uscire dalla crisi: quando ne saremo fuori apriremo una riflessione.

D'accordo, ma in questo modo  non teme  di dare la sensazione che il centrosinistra non è in grado di impostare un ricambio generazionale? 
 Per mettere a disposizione del territorio  tutte le risorse possibili  non esiste  solo lo strumento della Giunta: a questo proposito voglio rimarcare che c'è un Consiglio provinciale che ha visto un profondo rinnovamento. Non ho l'ossessione di dover inserire giovani, anche se quando ero sindaco ho messo in Giunta dei ventenni. Il ricambio non deve essere forzato. In questo momento  la priorità è quella di  avere un nucleo di amministratori forti che già conoscono le problematiche.  In ogni caso tutti  coloro che hanno idee innovative avranno  le opportunità  per  esprimerle.

Quali saranno le linee guida della sua azione amministrativa?
Nei prossimi cinque anni  voglio partire  dall'esperienza fatta per aprire nuove strade. Voglio cambiare il volto di questa provincia: completando i progetti avviati e introducendone altri. Voglio  mettere in relazione comunità, persone e  imprese per libere quelle potenzialità presenti sul territorio che insieme possono produrre benessere. Voglio aprire la strada ai giovani,  che oggi pagano un prezzo molto alto per la crisi.   Ma anche agli anziani, parte attiva della società, e alle donne.  Insomma a tutti i soggetti che   faticano  a trovare sbocchi.

Tra le deleghe assegnate, una è completamente nuova: la Sicurezza.  Su questo tema insegue il centrodestra?
No, ma dobbiamo stare vicini ai cittadini e dal momento che  c'è preoccupazione   per temi come la sicurezza e l'immigrazione non posso chiamarmi fuori. Intendo dare una risposta alla popolazione, ma senza inventarmi compiti nuovi che non ho. Voglio al contrario sostenere chi  ha  funzioni precise: quindi voglio aiutare le forze dell'ordine, che hanno problemi ad ottenere risorse, i Comuni con progetti di riqualificazione, e chi fa azioni di sensibilizzazione e promozione.

Favorirà la  nascita di  di associazioni  di volontari per la sicurezza,   le arcinote  ronde?
No, nessuna intenzione di agevolarle. Non è compito nostro
Parliamo di programmi:  da mesi, nei suoi interventi, è  centrale il tema della crisi economica...
Oltre alle misure già adottate, c'è un problema  di fondo: un territorio in cui l'economia non produce  reddito è destinato alla marginalità. Anche per questa ragione mi sono tenuto la delega allo sviluppo economico.  Bisogna mettere in campo azioni di sostegno  in termini di risorse  ma anche  favorendo la ricerca per agire sull'innovazione. Bisogna tornare a fare un patto tra gli   imprenditori,  che producendo reddito svolgono un'azione sociale importante,  e  i lavoratori: voglio dare il mio contributo per portare il  tema del lavoro al centro del dibattito.

A proposito di deleghe: lei si è tenuto anche la Comunicazione. Perchè?
Perchè in campagna elettorale ho constatato con  sorpresa  che il rapporto tra  cittadini e  Provincia  in questi ultimi anni si è affievolito: non sempre  è stato percepito  l'impegno reale messo in campo per ottenere  risultati. Anche agli amministratori locali sono più impegnati ad affrontare i loro problemi quotidiani che non a dare anche un'interpretazione corretta di quei  rapporti interistituzionali che hanno portato a quei risultati. E quindi in futuro non potremo più affidarci ad    una comunicazione generica,  altrimenti le persone non comprendono l'utilità delle opere e dei servizi realizzati. Cambieremo il sistema di comunicazione e il rapporto con il territorio.

Parliamo di infrastrutture...
Innanzitutto vogliamo realizzare  quelle infrastrutture che aprono Parma ad altri territori nazionali e internazionali: Cispadana, Pedemontana e Tirreno-Brennero. E poi  intendiamo migliorare la  rete interna che permette di sentirci sempre più parte di un sistema unico.

Il primo cantiere  che aprirà?
Sono due:  il tratto di  pedemontana che va   da Pilastro alla variante di Felino,  e  il completamento della  tangenziale Sud di Fidenza. Entro i primi cento giorni voglio mettere a bando i lavori: saranno pronte tra un paio d'anni.
 

 

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