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Una discarica lungo il Po e il Taro

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Simona Valesi

Mucchi e mucchi di rifiuti, migliaia di metri cubi di materiale edilizio di scarto, terra, metalli pesanti, batterie, calcinacci, oli esausti, catrame. Nelle località Piatti di Stagno (Roccabianca) e a Le Ghiaie (Gramignazzo) l’inciviltà macchia pesantemente quello che è uno dei paesaggi più pittoreschi lungo il Taro e il Po. Sia per interesse, sia per ignoranza o semplice pigrizia, il fatto è che alcuni luoghi naturali ancora intatti nella Bassa sono visti come comode discariche.
Legambiente del circolo Aironi del Po e il gruppo Arcirokka di Roccabianca non sono però rimasti a guardare ed hanno segnalato la pesante situazione ai Comuni interessati e al Corpo Forestale dello Stato. Ma hanno anche chiesto, vista la gravità dell’accaduto, il sequestro di entrambe le aree in attesa di individuare i responsabili dello scempio. «Da anni segnaliamo la cosa, abbiamo anche sollecitato un sopralluogo da parte dell’assessorato all’ambiente di Roccabianca - ha spiegato Federico Romano, presidente di Arcirokka - occorre vigilare maggiormente qui in zona, dove il luogo isolato è particolarmente a rischio di inquinamento».
A Piatti, sul sentiero per l’isola del Ballottino, inoltrandosi nella boscaglia si arriva ad una radura che non ha niente da invidiare ad un parco naturale: gruccioni, garzette, cavalieri d’Italia, trampolieri planano sull'acqua tra due sponde coperte di folta vegetazione. Ma tra la sabbia si cammina tra onduline di Eternit, mattonelle, rottami, scarti, resti da ristrutturazioni di case. Tanti rottami che, a strati, hanno allargato e alzato di qualche metro il vecchio sentiero. «Lo Stato negli anni Settanta aveva venduto zone del demanio a privati, qui il terreno appartiene ad un privato - ha aggiunto Romano - ma si tratta di fare più attenzione nel mantenere pulito e salvaguardare l’ambiente, a chiunque appartenga».
Più avanti, superando il ponte di Gramignazzo e svoltando sull'argine del Taro, lo spettacolo del fiume e del verde è ancora più sconfortante: sporcato da vere e proprie montagne di resti d’asfaltature e ancora materiale edilizio da demolizioni. «Qui la situazione è ancora più grave, perché si tratta di una vera e propria organizzazione a livello industriale - ha spiegato Massimo Gibertoni di Legambiente - un viavai quotidiano di grossi camion che trasportano sin qui migliaia di metri cubi di scarti, per di più passando su una pista ciclabile. Non dimentichiamo che i costi di bonifica sono a carico dei cittadini». Gibertoni chiede immediati interventi da parte del comune di Sissa: «Ci dispiace di essere noi a far notare questa situazione, ma non crediamo che il Comune non ne fosse al corrente: il sindaco intende fare il suo dovere come la legge obbliga, o mandare altri volontari a pulire?».

 

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