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L'autopsia aiuterà a fare luce sulla morte di Shapoval

L'autopsia aiuterà a fare luce sulla morte di Shapoval
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Il pubblico ministero Francesco Gigliotti ha aperto un'inchiesta, per chiarire le cause della caduta e i dettagli sulla dinamica dell'incidente costato la vita al 19enne atleta ucraino Olexandre Shapolav. Polizia stradale e Squadra mobile sono tornati sul posto per alcuni accertamenti. E oggi dovrebbe svolgersi l'autopsia.

LA CRONACA. Purtroppo non ce l'ha fatta Olexandre Shapolav, il giovane ciclista ucraino 19enne caduto durante lo svolgimento del Gran premio Città di Felino di ciclismo, l'attesa manifestazione internazionale programmata ieri sulle strade della provincia. Si tratta di una delle gare principali per il movimento dilettantistico Elite e Under 23.

Il giovane ciclista della società Promociclo Neri Sottoli, in circostanze ancora da chiarire, è caduto all'altezza di San Michele Gatti procurandosi un trauma toracico. Sul posto è stato inviato l'elisoccorso, che però è subito rientrato. L'atleta è stato infatti caricato in ambulanza e trasportato all'ospedale Maggiore. Ma in seguito le sue condizioni sono risultate più gravi: il ragazzo è stato ricoverato in Rianimazione, ma purtroppo le cure dei sanitari non sono valse ad evitare la morte. In serata gli organizzatori della corsa hanno fatto sapere che il ragazzo ha perso la vita.

LE TESTIMONIANZE - MALORI: "MI SEMBRA TUTTO COSI' ASSURDO". Commozione, incredulità, sgomento, sguardi sospesi nel vuoto e pochissima voglia di parlare. I minuti successivi alla notizia della morte dell’ucraino Oleksandr Shapoval che mai nessuno avrebbe pensato di ricevere trascorrono interminabili come fossero eterni e, non appena la voce si sparge a macchia d’olio, il paese di Felino piomba in un silenzio irreale, interrogandosi sul perché di una vita spezzata troppo presto in sella ad una bicicletta, l’unico vero amore per molti ragazzi di quell'età. Un dolore inimmaginabile per chi questa corsa l’ha organizzata anche stavolta, come del resto negli anni precedenti, in maniera ineccepibile e scrupolosa: «Rimango senza parole di fronte a tragedie del genere», afferma il presidente del Velo Club Felino, Giorgio Dattaro, tra i primi sul palco a comprendere realmente la gravità della situazione e scappato subito in ospedale. (...)

Il ricordo della vittoria di Shapoval in una tappa al Giro delle Pesche Nettarine è ancora fresco anche perché quel giorno la maglia di leader l’aveva indossata il nostro Adriano Malori, ovviamente segnato per la perdita di un amico. «Non si può morire in quel modo a soli diciannove anni - è il pensiero del campione del mondo Under 23 a cronometro -. Scorrono nella mia mente le immagini dell’impresa al Nettarine e mi sembra tutto così assurdo».

"DOPO LA CADUTA AVEVA DETTO 'TUTTO OK'"- «Amo stai tranquillo, è tutto  ok». Sono le parole che il ciclista ucraino diciannovenne  Oleksandr Shapoval – morto ieri alcune ore dopo una caduta al  Trofeo Città di Felino – aveva detto subito l’incidente al suo  direttore sportivo Luca Amoriello. «L'ho visto – ha detto Amoriello – ed era sveglio. In quel  momento non pensavo di certo che sarebbe finita in tragedia».  «Era una ragazzo tranquillo – ha ricordato il Ds – il più  giovane del gruppo e per questo noi lo chiamavamo 'il  bambinò». L’atleta ucraino, che correva per la società toscana Neri  Promociclo, era caduto dopo pochi km di gara della 49/a edizione  del Trofeo città di Felino una delle gare  principali Elite e Under 23. Dopo la caduta si era alzato ma era  stato ugualmente portato per accertamenti all’ospedale Maggiore  di Parma, dove era deceduto dopo un peggioramento e un ricovero  in rianimazione. Intanto la Procura di Parma, come prassi, ha aperto un’ inchiesta sull'incidente, per chiarirne cause e dinamica.

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  • Luciano

    13 Agosto @ 16.51

    Giusto, bisogna ricordarlo sempre e sono sicuro che gi organizzatori di Felino (che, sia chiaro, sono fra i migliori in Italia) faranno qualcosa per ricordarlo sempre in futuro. Per chi parla di ciclismo solo nei velodromi rispondo che innanzitutto si muore anche in pista (Galvez nel 2006 ad esempio), e che con questo modo di ragionare allora nessuno andrebbe più in macchina, perchè lì si muore più che in ogni altro luogo al mondo, in trno, in aereo, neppure in piscina, perchè pure lì si può morire. Ma x favore, abbiate rispetto per un ragazzo che è morto facendo lo sport che più amava...

    Rispondi

  • Sauro

    13 Agosto @ 11.20

    vi prego, non dimenticatelo in fretta. diamo onore ad un ragazzo che ha fatto del più bel sport del mondo la sua vita. E' venuto da lontano, teniamo il suo ricordo sempre con noi.

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  • alle

    13 Agosto @ 00.24

    In primis, condoglianze alla famiglia. A qualcuno di voi ha fatto male il caldo! come si fà a dire aboliamo il ciclismo su strada e portiamolo nei velodromi? si tratta di sport completamente diversi. Su strada la fatalità esiste e ieri si è trattato di una fatalità, la buca ci stà, mica gareggiano su tavoli da biliardo. Al giro o al tour di certo non asfaltano 2500km di strada, ma solo alcuni tratti. Le disgrazie ci sono state, Fabio Casartelli al tour, e da allora l obbligo del casco.

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  • andrea

    12 Agosto @ 13.22

    Concordo pienamente con il tuo commento Mike. Tutto vero.

    Rispondi

  • robeerto

    12 Agosto @ 13.17

    Sono stato insieme al mio collega della scorta il primo ad arrivare sul luogo dell'incidente , segnalatomi dal propietario della casa , il ragazzo era coscente ma dolorante , lo abbiamo soccorso come avremmo fatto con chiunque altro corridore , il mio rammarico e dolore personale restera' per sempre con me' , vedere queste tragedie , nello sport fa' male , sia a chi segue e chi si prodiga per organizzare la corsa e vi posso garantire che ieri lacorsa era veramnte organizzata benissimo sotto ogni punto di vista , purtroppo la sfortuna ed il destino come dico sempre io , hanno fatto il loro corso purtroppo . Un plauso alla organizzazione e tutte le persone che nel loro piccolo hanno messo il loro impegno , e vorrei porgere le mie piu' sentite condoglianze alla famiglia e alla squadra del corridore , nella speranza che ritrovino la forza di ricominciare a correre nel ricordo dei due corridori scomparsi .

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