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La Route 66 "conquistata" con l'handbike

La Route 66 "conquistata" con l'handbike
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Cristian Calestani
Norberto De Angelis ce l'ha fatta. Il suo sogno di percorrere il tragitto della Historic Route 66 in handbike è diventato realtà. Lo scorso 16 luglio De Angelis, 45enne varanese che fu anche campione d'Europa di football americano nel 1987, ha finalmente raggiunto il traguardo, il molo di Santa Monica a Los Angeles, dopo aver percorso quasi interamente i 3.798 chilometri registrati dal suo Gps e che dividono il punto di partenza, Chicago, e quello di arrivo, il molo di Santa Monica. In mezzo ci sono 295 ore di pedalate, il passaggio in otto diversi stati americani (dall'Illinois alla California) e il dispendio di tante energie, come testimoniano le 142 mila chilocalorie bruciate da Norberto nei 55 giorni di marcia. Una marcia che aveva avuto inizio il 28 aprile scorso con la partenza nel pieno del traffico cittadino di Chicago e che, pedalata dopo pedalata, ha condotto Norberto al tanto agognato traguardo.
L'arrivo a Los Angeles
«Il primo pensiero all'arrivo? Finalmente ho finito di faticare. Ero talmente stanco e provato dall'ennesimo passaggio nel traffico cittadino che il mio primo pensiero è stato quello. In quei mesi ho pensato soltanto a pedalare, il mio unico obiettivo era quello di portare a compimento la mia impresa. Solo ora, riguardando le foto, mi emoziono e mi rendo conto di quanto sono riuscito a fare». E' stata questa la prima emozione di Norberto all'arrivo al molo di Santa Monica. Lo ha raccontato nei giorni scorsi nella sua casa di via Alpini d'Italia a Varano. Accanto a lui l'inseparabile dobermann Brando, dal quale è rimasto lontano per alcuni mesi. «Eh sì mi è mancato» ammette con un sorriso, prima di aprire il fitto album di ricordi di questa esperienza unica nel suo genere.
I momenti di difficoltà
«Più o meno a metà percorso - ha spiegato Norberto - ho accusato alcuni seri problemi di salute. A causa della troppa sudorazione, della fatica e anche dello stress psicologico ho avuto la febbre ed altri problemi fisici. Sono stati giorni difficili e per un attimo ho pensato anche di dover rinunciare al completamento del percorso. Ma poi grazie al supporto di Massimo Marenzoni e Marina Schianchi - i miei accompagnatori in quella fase - sono riuscito a ristabilirmi e a riprendere il mio percorso».
Del resto la determinazione di Norberto non si può certo scalfire facilmente. «Sono sempre stato molto motivato - ha aggiunto - la mia volontà era quella di arrivare alla fine dell'impresa. Se non ci fossi riuscito di quest'esperienza sarebbero rimaste soltanto tante parole spese al vento. Ho pensato anche a tutte quelle persone che hanno creduto in me, garantendomi sponsorizzazioni o fornendomi materiali. Non arrivare a Los Angeles sarebbe stata una grandissima delusione».
Il deserto del Mojave
Dal punto di vista del dispendio delle energie fisiche il tratto più difficile che Norberto ha dovuto affrontare è stato quello che lo ha condotto nel temibile deserto del Mojave, in California. «Ho scelto di pedalare nei momenti più freschi, di notte o nella prima mattinata, quando comunque ci sono ben più di 40 gradi. E' stata una fase del percorso molto complicata, durante la quale è risultato molto complesso il recupero delle energie». Una sfida nella sfida che Norberto ha saputo vincere alla grande.
 

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