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Barocelli: «Creato un nuovo paese avviando grandi poli urbani»

Barocelli: «Creato un nuovo paese avviando grandi poli urbani»
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di Federica Beretta

Chi era ragazzo negli anni '80 ricorderà bene Francesco Barocelli, l’ex sindaco di Noceto che è stato primo cittadino dal 1987 al 1992, dopo essere stato assessore e consigliere.
Com'era Noceto allora e quali interventi hanno fatto crescere il paese? 
«A quel tempo il paese era povero di strutture e servizi per la cittadinanza, l’amministrazione si era impegnata per creare un paese nuovo. Si sono costruite nuove strutture scolastiche, si è dato avvio a grandi poli urbani come quello sportivo del “Pioppo”, quello produttivo (quartiere industriale ed artigianale) e quello sanitario (è di questo periodo il progetto del poliambulatorio che sarebbe divenuto poi l’attuale Cup)». 
L’ex sindaco ha riferito anche di aver dato grande attenzione alle frazioni (Costamezzana, Cella, Borghetto, Pontetaro, le Ghiaie) affinché avessero una loro identità. 
«Ci siamo anche impegnati per fornire alle scuole nuovi strumenti: è così che sono nati i corsi di lingua straniera, quelli musicali e artistici. Una cosa di cui vado molto fiero è di aver dato inizio alle stagioni teatrali che, assieme ai cicli di film a tema, hanno costruito nei nocetani l’abitudine allo spettacolo. Per la viabilità abbiamo creduto nel progetto del ponte sul Taro che collega Noceto a Collecchio, che dopo 15 anni finalmente è stato realizzato». 
Oggi tantissimi ragazzi fin da piccoli praticano sport a Noceto, com'era il rapporto tra giovani e attività fisica? 
«In quegli anni abbiamo cercato di legare lo sport alla scuola. I giovani giocavano già a calcio e pallavolo. Fu il rugby però l’attività più sensibile al rapporto con le nuove generazioni. Negli anni '80 centinaia di ragazzi iniziarono questo sport ponendo forti premesse per il futuro».
Come ritiene che sia stato amministrato Noceto negli ultimi anni? 
«Di certo i problemi che dovevo risolvere durante il mio mandato erano ben diversi da quelli che attualmente esigono risposta. Io posso solo esprimere dei miei auspici affinchè nel paese, in continua crescita, si mantenga un equilibrio tra aree verdi e poli urbanizzati e che Noceto possa avere sempre una propria identità culturale. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria una grande conoscenza della propria storia e delle proprie origini. Le nuove opere portate avanti dall’ultima amministrazione sono tante: il polo sportivo, quello scolastico e altre numerose infrastrutture che hanno cambiato il volto del paese. L’importante è che questa espansione rimanga sempre misurata e controllata. Vorrei anche sensibilizzare l’attenzione della popolazione sul lavoro: spero che, in futuro, la coscienza e il valore di questo siano sempre ricordati dai giovani nocetani». 
Rispetto agli ultimi anni, i Comuni avevano meno risorse? 
«Dal 1975 fino al 1995 ricordo che ad ogni Comune lo Stato consegnava un assegno annuale con cui il paese avrebbe dovuto far fronte alle proprie spese. Considerando che allora lo Stato drenava il 90% delle imposte dirette e indirette, le risorse non erano molte. I Comuni erano inseriti in una “gabbia”: da una parte la necessità di rinnovamento, dall’altra le decurtazione che lo Stato imponeva. Oggi sono aumentati i poteri dei Comuni per cui l’amministrazione decide e risponde del proprio indirizzo di spesa».
Quanti erano allora gli abitanti di Noceto? 
«Il paese era un centro popoloso agli inizi del ventesimo secolo (circa 13 mila abitanti), in seguito aveva subito un forte spopolamento: tra gli anni '70 e gli anni '90 erano solo 9.800 i residenti nel paese».
Quali motivi l’hanno spinta a candidarsi alla poltrona di sindaco? Si è mai pentito di questa scelta? 
«Il motivo era ideale, legato al mio impegno sociale che proveniva da anni spesi nei gruppi dell’Azione cattolica. Volevo essere al servizio di quella società che mi ha ospitato e che mi ha fatto crescere. Non mi sono mai pentito di aver intrapreso questa strada, mi dispiace solo di aver trascurato offerte di lavoro lontano dal paese, vista la necessità di presenza che mi vincolava al Comune. Purtroppo anche la mia giovinezza ne ha risentito perchè, tra un impegno e l’altro, è trascorsa in modo affrettato. D’altra parte in nessun altro modo avrei potuto vivere un’esperienza così a contatto con le persone e i loro problemi». 
Ha dei consigli per i giovani che oggi vogliano intraprendere la carriera politica? 
«Secondo me i giovani dovrebbero stimolare maggiormente centri come le istituzioni parrocchiali, la scuola e gli scout perchè sono fondamentali nella crescita e nell’educazione a quei valori etici e civici che hanno ispirato i momenti migliori della nostra società».
 

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